Tessuti quando fa caldo guida pratica tra lino e cotone

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Tessuti  quando fa caldo guida pratica tra lino e cotone

Con l’arrivo delle prime ondate di caldo, cambia la routine anche nell’armadio: capi più leggeri, più traspiranti e più freschi sulla pelle diventano una priorità per lavoro, tempo libero e sport. Tra le etichette, però, non sempre è immediato distinguere una fibra dall’altra: parole come rayon, modal e lyocell possono sembrare simili, mentre in realtà indicano processi e caratteristiche differenti. Accanto alle fibre naturali, inoltre, emerge l’interesse per materiali come il lino, apprezzato per il comfort estivo e per alcuni tratti della filiera.

fibre naturali per l’estate: cotone, lino e soluzioni riciclate

Il cotone resta la fibra più nota e diffusa per affrontare il caldo grazie a proprietà come traspirabilità, freschezza, resistenza e biodegradabilità. Per chi valuta anche l’impatto ambientale, viene indicata l’attenzione alla certificazione: un cotone biologico certificato GOTS permette di ridurre il rischio legato a pesticidi, insetticidi e fertilizzanti sintetici. In parallelo, Textile Exchange segnala il cotone rigenerativo come una delle direzioni più promettenti: non si tratta di una varietà specifica, ma di un insieme di pratiche agricole pensate per preservare la fertilità del suolo e ridurre l’impatto complessivo, tramite rotazione delle colture, limiti a fertilizzanti e pesticidi di sintesi e, in alcuni casi, l’uso di colture di copertura.

Sul tema della circolarità, un elemento citato è Infinna™: una fibra riciclata ottenuta da scarti tessili che mira a replicare molte caratteristiche estetiche e tattili del cotone, risultando adatta ai capi estivi.

lino: freschezza, coltivazione e caratteristiche del tessuto

Il lino è presentato come una fibra naturale particolarmente adatta all’estate per la sensazione di freschezza sulla pelle. Oltre all’abbigliamento, viene sottolineata la sua idoneità per l’uso in casa, come tessuto per tende, cuscini e rivestimenti di divani e poltrone. Una caratteristica tipica riguarda la resa: le tende possono stropicciarsi, con possibilità di controllo tramite stiratura accurata oppure accettando l’aspetto naturalmente mosso.

Per la coltivazione, si indicano dati relativi all’Unione europea: tra 2014 e 2024 l’area passa da 80mila a 182mila ettari. La pianta richiede pochi fertilizzanti, non necessita di irrigazione e prevede la rotazione ogni 6-7 anni. Le radici contribuiscono a mantenere il suolo più fertile e, nel complesso, l’impatto sulla biodiversità risulta inferiore rispetto a quello di altre colture comuni. La fibra di lino viene inoltre ottenuta con stigliatura, un processo meccanico che separa le fibre dalla parte legnosa del fusto senza ricorrere a sostanze chimiche. Resta comunque un materiale di nicchia: nel 2024 rappresentava appena lo 0,3% della produzione globale di fibre tessili. Anche la tracciabilità è richiamata tramite la Alliance for European Flax-Linen & Hemp.

rayon, modal e lyocell: differenze tra fibre artificiali e basi in cellulosa

Passando alle fibre artificiali, viscosa, modal e lyocell rientrano in una categoria definita da processi industriali: la materia prima non è il poliestere, che nasce da idrocarburi, ma la cellulosa, di origine vegetale. Il punto critico ambientale viene collegato alla provenienza della cellulosa: per ricavarla è necessario abbattere alberi, con un ordine di grandezza indicato in 300 milioni di alberi ogni anno nel mondo.

provenienza del legno: rischi, tracciabilità e criteri di valutazione

Non tutti i produttori di fibre cellulosiche adottano lo stesso approccio. La differenza riguarda soprattutto la provenienza del legno: può provenire da foreste gestite e tracciabili, come nel caso di LENZING™ ECOVERO™, oppure da ecosistemi a rischio. A tal proposito viene citato il lavoro di Canopy, che elabora un rating dei principali produttori usando criteri come tracciabilità della materia prima, rischio di deforestazione, utilizzo di fonti alternative al legno e politiche ambientali lungo la filiera.

chimica e processi: viscosa e lyocell a confronto

Anche la componente chimica segnala differenze. Per trasformare la cellulosa in una fibra tessile servono trattamenti specifici: nel caso del lyocell si indica un processo che recupera e riutilizza una gran parte delle sostanze, riducendo la dispersione di composti chimici rispetto alla viscosa tradizionale.

comfort e usi: come cambiano le fibre sulla pelle

Dal punto di vista del comfort, viscosa, modal e lyocell sono descritte come fibre leggere e morbide, con impieghi leggermente diversi. La viscosa, indicata come più fluida e scivolosa, viene spesso associata ad abiti, camicie e capi estivi leggeri. Il modal è riportato come più resistente e stabile, diffuso in intimo, pigiami e t-shirt a contatto diretto con la pelle. Il lyocell, in grado di assorbire meglio l’umidità e di rimanere più asciutto, viene usato soprattutto per t-shirt, camicie e capi estivi o sportivi leggeri.

volumi di produzione e riciclo cellulosico: dati e prospettive

Viene evidenziata anche una differenza di diffusione produttiva. La viscosa risulta la più presente, essendo quella esistente da più tempo: se ne producono 6,7 milioni di tonnellate l’anno, circa il 5% del totale delle fibre tessili. Con modal e lyocell i volumi sono più contenuti: messi insieme arrivano a 0,6 milioni di tonnellate l’anno.

In parallelo vengono segnalati sviluppi legati al riciclo: Circulose® / Renewcell è una materia prima cellulosica ottenuta dal recupero di vecchi capi e viene considerata adatta soprattutto per vestiti estivi e tessuti misti con lino e cotone.

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