Tasse al 90% per i super-ricchi e settimana lavorativa di 4 giorni: il piano shock di Piketty

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Tasse al 90% per i super-ricchi e settimana lavorativa di 4 giorni: il piano shock di Piketty

Un’idea di trasformazione economica su scala mondiale prende forma con un impianto ambizioso: ridurre le disuguaglianze per proteggere la stabilità climatica, costruire strumenti di finanziamento condivisi e riorientare produzione e consumi. La proposta nasce da un gruppo di economisti del World Inequality Lab della Paris School of Economics, coordinati tra gli altri da Thomas Piketty, con l’obiettivo di evitare il collasso climatico e sostenere un benessere realmente condiviso lungo il percorso fino al 2100.

global justice report: una proposta economica fino al 2100

Il Global Justice Report, pubblicato il 4 giugno in occasione dell’inizio della World Inequality Conference 2026, presenta una visione ampia che va oltre l’analisi accademica. Le 136 pagine delineano un progetto organico per modificare l’ordine economico globale, con misure pensate per operare nel lungo periodo e per mettere in relazione diretta politiche sociali, transizione ecologica e riduzione delle fratture economiche.

Al centro dell’impianto emerge una tesi strutturale: l’allargamento dei divari e l’impostazione neoliberista delle politiche considerate dagli autori sono indicate come fattori incompatibili con la stabilità climatica. Secondo l’impostazione del rapporto, una redistribuzione drastica risulta necessaria per evitare la catastrofe ambientale.

ridurre le disuguaglianze come condizione per evitare il collasso

Il documento sostiene che comprimere le disuguaglianze globali non è in contraddizione con la decarbonizzazione profonda, ma costituisce un requisito per una prosperità costruita su un pianeta finito. La traiettoria delineata punta a fermare la perdita di abitabilità legata all’aumento della temperatura, mantenendosi sotto i 2 gradi rispetto all’era pre-industriale.

politiche di redistribuzione e riorientamento di crescita, consumi e lavoro

Il rapporto indica che non basterebbero rinnovabili e veicoli elettrici. Per rendere possibile la traiettoria climatica proposta, viene richiesta una combinazione di interventi: riduzione del peso economico e politico dell’ultra-ricchezza, produzione e consumi inferiori, redistribuzione del lavoro e riequilibrio dei redditi tra aree del Nord e del Sud globale.

Per la dinamica macroeconomica, il modello prevede che le regioni più povere possano crescere al 3-4% annuo mentre quelle più ricche rallentino drasticamente, tra 0 e 0,5% annuo. Nel quadro descritto, l’obiettivo non sarebbe peggiorare la vita, ma ottenere effetti coerenti con salute, tempo libero e minori danni climatici, insieme a un’espansione dei servizi pubblici.

fondo globale per la giustizia: tassazione e sviluppo sostenibile

Per finanziare la trasformazione, il piano colloca al centro la creazione di un Fondo globale per la giustizia, indicato come nuova istituzione internazionale destinata alla convergenza socioeconomica e al finanziamento dello sviluppo sostenibile e della transizione energetica su scala globale.

risorse fino al 2060 e ruolo del fondo sovrano mondiale

La dotazione annua proposta, fino al 2060, corrisponde all’equivalente del 10,3% del PIL globale. Viene presentato come un ordine di grandezza molto superiore rispetto agli attuali aiuti internazionali e ai budget attribuiti a istituzioni come Nazioni Unite, Fondo monetario internazionale e Banca mondiale. Le risorse arriverebbero tramite un fondo sovrano mondiale, con il Global justice fund chiamato a gestirne i flussi.

tassazione dei grandi patrimoni e imposta sui redditi ai vertici

Secondo la struttura descritta, l’alimentazione iniziale dipenderebbe soprattutto dalla tassazione globale dei grandi patrimoni: aliquote dall’1% per chi possiede oltre 2,2 milioni di euro fino al 20% per chi supera 553 milioni di euro. In parallelo viene prevista una tassa mondiale sui redditi con aliquote che arriverebbero fino al 90% ai vertici della distribuzione.

Il rapporto richiama la plausibilità storica di livelli molto alti, citando un’analogia con misure applicate negli Stati Uniti e nel Regno Unito nel secondo dopoguerra. Tra gli obiettivi indicati compare anche una riduzione sostanziale del peso dei miliardari: la quota del 6,4% del totale mondiale sarebbe portata allo 0,05% entro il 2100.

dividendi ai paesi in base alla popolazione e condizionalità

Con il tempo, il fondo accumulerebbe asset che si stabilizzerebbero a un livello pari al 60% del PIL globale. I rendimenti generati contribuirebbero a mantenere costante la capacità di erogazione dei dividendi.

distribuzione proporzionata e vincoli su clima e riduzione delle disuguaglianze

I dividendi verrebbero assegnati ai singoli Paesi in base alla popolazione, con condizionalità collegate al raggiungimento di obiettivi climatici, sviluppo umano e riduzione delle disuguaglianze. Nei dettagli riportati, i Paesi poveri otterrebbero una quota maggiore rispetto a quelli ricchi, in proporzione al PIL.

La dinamica complessiva implicherebbe uno spostamento di risorse dal Nord al Sud, poiché i soggetti colpiti dalle nuove imposte sui super-ricchi risulterebbero più numerosi nel Nord del mondo. Il rapporto quantifica questo trasferimento in 0,8% del PIL mondiale ogni anno. Gli autori lo definiscono comunque inferiore a quanto servirebbe per compensare i danni cumulativi connessi al colonialismo e ai cambiamenti climatici attribuiti a Europa e Nord America/Oceania tra il 1800 e il 2025.

5mila euro al mese per tutti: convergenza dei redditi

Il finanziamento e gli investimenti derivanti dalle nuove risorse aprirebbero la strada a una convergenza del reddito medio mensile degli Stati verso circa 5mila euro, pari a 60mila euro l’anno. Nel quadro descritto, l’attuale divario stimato come 16 volte tra Africa subsahariana e Nord America verrebbe ridimensionato attraverso la crescita del Sud globale e una forte redistribuzione sostenuta dall’espansione di sanità, istruzione e investimenti pubblici.

effetti sulla ricchezza, sul reddito e sul gender pay gap

La metà più povera della popolazione mondiale, oggi indicata come detentrice del 2% della ricchezza, arriverebbe al 30%. Entro il 2100 quasi il 90% dell’umanità vedrebbe un raddoppio del reddito. In parallelo, il rapporto afferma che il gender pay gap risulterebbe eliminato.

Il costo complessivo verrebbe sostenuto dai più ricchi. Viene riportato che beneficerebbe della transizione il 95-98% degli abitanti del Sud globale e l’85-95% di quelli del Nord. A livello globale, l’89% della popolazione vedrebbe il reddito aumentare oltre il raddoppio, mentre meno del 2% subirebbe un calo. Nelle aree più ricche, i guadagni sarebbero inferiori, ma la maggioranza registrerebbe comunque un miglioramento delle condizioni di vita.

settimana cortissima: 1000 ore di lavoro all’anno verso la sufficiency

Il progetto non punta ad aumentare l’orario di lavoro, bensì a ridurlo. La transizione ecologica viene collegata al ribaltamento della logica secondo cui la crescita debba avvenire “a ogni costo”. Il rapporto richiama, tra gli elementi argomentativi, la critica all’idea che il PIL misuri pienamente aspetti come salute e qualità della vita.

riduzione delle ore lavorate e cambiamenti nei modelli di consumo

Per mantenere il pianeta abitabile viene indicata una strategia denominata sufficiency, definita come riduzione drastica delle ore lavorative e dell’impronta materiale, insieme a cambiamenti rilevanti nei modelli di consumo, nelle abitudini alimentari, nell’uso del suolo e nella copertura forestale.

Le ore lavorate per occupato, considerando l’aumento della produttività e l’espansione dell’istruzione, potrebbero scendere da circa 2100 a 1000 ore all’anno. Il risultato descritto corrisponde a una settimana lavorativa dimezzata.

ispirazione dal sud globale e ripensamento del sistema economico internazionale

Il piano dichiara un’influenza legata alle richieste di riforma provenienti dal Sud globale e al dibattito su riparazioni climatiche e coloniali. Nel quadro delle proposte, vengono richiamate anche iniziative lanciate negli ultimi anni da Brasile e Sudafrica sulla tassazione dei super-ricchi.

Il rapporto include un ripensamento del sistema economico e monetario internazionale. L’attenzione si concentra sul peso politico dell’Europa e del Nord America all’interno delle istituzioni finanziarie globali.

personalità collegate al coordinamento del lavoro

La cornice scientifica del documento comprende il coordinamento di Thomas Piketty nell’ambito del gruppo di economisti del World Inequality Lab.

  • Thomas Piketty
La grande redistribuzione: il piano globale per smantellare la plutocrazia e fermare il collasso climatico. Lavorando (molto) meno e tassando i ricchi
Tasse al 90% per i super-ricchi e settimana lavorativa di 4 giorni: il piano shock di Piketty
Categorie: PoliticaEconomia

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