Studenti turchi riconquistano la loro università: cosa è successo e bilancio
La chiusura improvvisa di un’importante università privata turca ha acceso un’ondata di ansia tra migliaia di studenti e lavoratori, mentre nel giro di pochi giorni una protesta organizzata ha ribaltato l’esito atteso. In un contesto nazionale già teso, segnato da incertezza, tensioni politiche e disoccupazione di massa, l’intervento del potere centrale ha toccato direttamente la vita quotidiana del campus. La riapertura arrivata dopo tre giorni di mobilitazione ha trasformato la vicenda in una delle rare vittorie ricordate per il movimento di opposizione, conquistata nelle strade e non tramite strumenti parlamentari o giudiziari.
università bilgi chiusa con decreto e trasferimenti automatici
Per oltre 20.000 studenti dell’Università Bilgi, la situazione è cambiata in modo improvviso quando il presidente Recep Tayyip Erdoğan ha firmato un decreto presidenziale che ha disposto la chiusura della struttura. La decisione ha avuto ricadute immediate su dipendenti e studenti: i lavoratori non avrebbero ricevuto l’ultimo stipendio e gli iscritti sarebbero stati trasferiti automaticamente all’Università Mimar Sinan.
Il trasferimento ha sollevato dubbi specifici sui percorsi di studio, perché l’ateneo indicato non offriva molti dei corsi di laurea presenti nell’Università Bilgi. Tra le principali preoccupazioni c’era anche l’incertezza per chi si trovava all’ultimo anno: non era chiaro se gli studenti avrebbero effettivamente potuto completare e conseguire la laurea nei tempi previsti.
mobilitazione nel campus e protesta fuori dai cancelli
Dopo l’annuncio della chiusura, la mattina successiva circa 2.000 persone tra studenti e sostenitori si sono radunate dentro e fuori i cancelli dell’università. A chi si trovava all’esterno è stato consentito di entrare progressivamente, man mano che la partecipazione aumentava e la pressione cresceva.
marcia, comunicati, musica e occupazione
Durante le ore della prima fase, una marcia verso lo spazio verde centrale ha dato ritmo alla protesta. Gli organizzatori hanno tenuto discorsi e letto comunicati stampa. La partecipazione studentesca è stata caratterizzata anche da momenti di musica dal vivo e balli dell’halay. Gli studenti hanno inoltre avviato un’occupazione fino alla riapertura dell’università.
ansie sul futuro e tensione politica nei dialoghi
Una volta che la folla si è dispersa, i partecipanti si sono dichiarati molto preoccupati per il proprio avvenire. Le domande ricorrenti hanno riguardato disoccupazione, alloggi, stipendi e lezioni, con risposte limitate rispetto al decreto che aveva innescato la mobilitazione. Nei momenti di confronto si sono alternati umorismo nero, risate, silenzi e ulteriori interrogativi, spesso accompagnati da discussioni politiche e da critiche dure al partito di governo, legato alla figura di Erdoğan.
hatice anlağan e l’esperienza di chiusure simili
Tra gli interventi raccolti nella mobilitazione, un passaggio centrale riguarda la testimonianza di Hatice Anlağan, studentessa di master e dipendente universitaria. Ha raccontato di aver già affrontato una situazione analoga in passato: durante il 2020 l’Università di İstanbul Şehir era stata chiusa dallo Stato con modalità simili.
Il riferimento temporale include anche una strategia attribuita alle autorità: entrambe le chiusure sarebbero avvenute vicino alle vacanze, probabilmente per ridurre la probabilità di proteste al rientro degli studenti nelle città d’origine. Anlağan ha spiegato che stava cercando di mettere in guardia le persone sul rischio di una futura escalation: se non si rimane solidi e fermi contro una decisione percepita come ulteriore segnale di dispotismo, la conseguenza descritta sarebbe la resa davanti all’atto di chiusura.
terzo giorno di scontri, gas lacrimogeni e carro ad acqua
Alcuni studenti avevano mantenuto l’occupazione anche durante la notte. Il terzo giorno, però, la sicurezza è intervenuta per sgomberare l’area. Questa fase si è rivelata la più intensa, con episodi segnati dalla brutalità della polizia e dall’uso di gas lacrimogeni.
La determinazione dei manifestanti è emersa anche sul piano simbolico: gli studenti si sono presi per mano e si sono schierati contro le ondate di agenti in tenuta antisommossa. Sul posto era presente anche un “Toma”, descritto come un carro armato dotato di un cannone ad acqua, spesso impiegato per disperdere i manifestanti.
La scena ha rafforzato la percezione di un intervento di tipo militare: gli studenti miravano a mantenere l’università nelle proprie mani, mentre la polizia è stata descritta come un’forza di occupazione.
resistenza studentesca come difesa della dignità e del futuro
La mobilitazione non è stata presentata solo come una richiesta di accesso e continuità dell’istruzione. Slogan e messaggi hanno indicato che la lotta veniva vissuta come un referendum sulla dignità e sul diritto di decidere il proprio futuro.
alleanze tra gruppi e slogan contro il governo
Nei cartelli e negli slogan sono emerse adesioni ampie e una convergenza di interessi diversi. Le frasi contro il partito di governo, descritto come ancora legato alla segreteria di Erdoğan, includono l’affermazione: “Né il fiduciario del governo che ci hanno imposto né l’AKP, i campus sono nostri”. La componente dei socialisti rivoluzionari ha scandito: “Guerra fino alla liberazione”, con riferimento ai rivoluzionari comunisti caduti. I gruppi LGBTI+ hanno invece scelto una modalità ironica, con il canto: “Dove sei amore mio, sono qui amore mio”.
La protesta ha richiamato anche la memoria di mobilitazioni precedenti: come durante la rivolta popolare di Gezi Park nel 2013, è stata cantata la versione turca di “Bella Ciao”, con il refrain eseguito anche in italiano.
emir aydoğan e le criticità su salari, diritti e tasse
Una voce istituzionale interna al mondo lavorativo è quella di Emir Aydoğan, rappresentante del sindacato degli insegnanti del settore privato. Ha affermato che l’Università Bilgi, descritta come commissariata tre anni prima, presentava già prima della chiusura dello scorso mese problemi rilevanti legati a salari, diritti dei lavoratori e tasse universitarie elevate.
Aydoğan ha precisato che la posizione non coincide con la difesa dell’ateneo così com’era: tra i passaggi del suo intervento viene evidenziata l’esistenza di pratiche e percorsi educativi definiti egualitari e libertari tra studenti, docenti e lavoratori. La sintesi proposta è che ciò che viene difeso è l’università che la comunità costruisce.
Secondo la ricostruzione riportata, la resistenza avrebbe posto la comunità in una condizione migliore per affrontare questioni preesistenti, prima del decreto, durante la chiusura e anche dopo la riapertura. Il quadro complessivo viene descritto come una grande vittoria per l’intera comunità universitaria turca.
personaggi e figure citate nella mobilitazione
- Recep Tayyip Erdoğan
- Hatice Anlağan
- Emir Aydoğan
