Strage di amendolara: i fermati tacciono al giudice
Quattro braccianti agricoli sono morti arsi vivi all’interno di un minivan ad Amendolara, nel Cosentino, e l’indagine ora punta a ricostruire responsabilità, movente e contesto. La vicenda ha portato all’arresto di due cittadini pakistani, comparsi davanti al giudice per l’interrogatorio di convalida del fermo, mentre la Procura di Castrovillari continua ad approfondire le dinamiche legate allo sfruttamento del lavoro nei campi.
omicidio plurimo ad amendolara: due fermati davanti al gip
Safeer Ahmed e Ali Raza, cittadini pakistani di 31 anni, hanno scelto la facoltà di non rispondere nel corso dell’interrogatorio di convalida del fermo. I due sono stati presentati nel carcere di Castrovillari davanti al gip Orvieto Matonti, mentre il giudice si è riservato di decidere.
Gli indagati sono assistiti dagli avvocati Giovanni Brandi Cordasco Salmena e Giulia Montilli e, allo stato attuale, non hanno rilasciato dichiarazioni agli inquirenti.
quattro braccianti uccisi: identità delle vittime e contesto dell’episodio
La Procura di Castrovillari, coordinata dal procuratore capo Alessandro D’Alessio, prosegue gli accertamenti per ricostruire movente e contesto della morte dei quattro braccianti. Le vittime risultano essere tre cittadini afghani e uno pakistano, rimasti uccisi nell’incendio del minivan.
Risultano morti Ullah Ismat Qiemi, 19 anni, e Waseem Khan, 29 anni, insieme a Amin Fazal Khogjani, 28 anni, e Safi Iayjad, 27 anni.
omicidio premeditato secondo gli inquirenti: ruolo e ricostruzione dell’azione
Per gli investigatori si sarebbe trattato di un quadruplice omicidio definito come di brutalità inaudita, che sarebbe stato premeditato e organizzato secondo un piano predefinito. L’attività in corso mira a definire il ruolo dei due fermati e a chiarire se l’episodio si inserisca in un quadro più ampio collegato allo sfruttamento del lavoro agricolo.
caporalato e controllo dei lavoratori nei campi del sud italia
Una delle piste principali riguarda il caporalato e le dinamiche di controllo dei lavoratori nei campi del Sud Italia. Il procuratore D’Alessio ha evidenziato che la Calabria e una parte della Lucania presentano un contesto da prendere in considerazione, sottolineando che l’ipotesi del caporalato è ritenuta rilevante.
Il magistrato ha inoltre chiarito che il sistema di sfruttamento non sempre deriva da forme di illegalità “pure”, ma spesso si colloca in dinamiche più complesse: chi lavora nel caporalato non sarebbe necessariamente un lavoratore “in nero” in senso stretto, mentre in diversi casi si registrerebbe una doppia dimensione. Da un lato, un contesto minaccioso e di sfruttamento delle condizioni di vita, spesso da parte di connazionali; dall’altro, l’esistenza di una componente ipocrita attribuita a concittadini che utilizzerebbero queste persone pagando “quattro soldi”.
videosorveglianza e testimonianze: elementi ritenuti decisivi
Le indagini hanno già ricostruito alcune fasi dell’azione grazie alle immagini di videosorveglianza acquisite presso un distributore di carburante e alle testimonianze raccolte sul posto. Un elemento considerato fondamentale riguarda la testimonianza di un carabiniere della Forestale che avrebbe fermato poco prima il minivan per un controllo.
Secondo quanto emerge dal materiale visionato, nel video i due indagati avrebbero impedito la fuga dei passeggeri. La ricostruzione descrive una sequenza in cui uno scenderebbe dal veicolo e aprirebbe il cofano, mentre l’altro romperebbe la maniglia di uno sportello e bloccherebbe fisicamente i braccianti all’interno, con il mezzo poi avvolto dalle fiamme.
superstite e protezione: denuncia di una presunta “mafia pakistana”
Solo una delle cinque persone presenti a bordo sarebbe riuscita a salvarsi, riuscendo a rompere un finestrino e a fuggire con un braccio fratturato. Il superstite è stato identificato come Taji Mohammad Alamyar.
Il superstite ha denunciato l’esistenza di una presunta “mafia pakistana” e ha riferito che i colleghi sarebbero stati uccisi dopo essersi ribellati ai caporali. L’uomo è attualmente sotto protezione.
verifica del ruolo del superstite e ricerca di eventuali complici
Gli investigatori non ritengono al momento che il superstite abbia avuto un ruolo nella dinamica dell’omicidio. Nonostante ciò, le verifiche proseguono per individuare eventuali complici o figure di raccordo in grado di aver favorito o coordinato l’azione.
rapporti di lavoro e circuiti di intermediazione illecita: indagini estese
Parallelamente, la Procura sta verificando i rapporti di lavoro tra braccianti e indagati nelle aziende agricole, con riferimento all’area di Scanzano (Potenza) e ad altre zone del Sud Italia. L’obiettivo è chiarire se il gruppo fosse inserito in circuiti di intermediazione illecita o in forme di sfruttamento lavorativo.
L’ipotesi investigativa indica che i due fermati possano essere stati caporali o intermediari, oppure braccianti a loro volta inseriti in un sistema più ampio di gestione della manodopera migrante nei campi. Il quadro resta in fase di definizione, in attesa delle decisioni del gip sulla convalida del fermo.
persone coinvolte citate nell’ambito dell’inchiesta
Nel procedimento risultano richiamati i seguenti nominativi:
- Safeer Ahmed
- Ali Raza
- Orvieto Matonti
- Giovanni Brandi Cordasco Salmena
- Giulia Montilli
- Alessandro D’Alessio
- Ullah Ismat Qiemi
- Waseem Khan
- Amin Fazal Khogjani
- Safi Iayjad
- Taji Mohammad Alamyar
