Strage di Amendolara: caporalato come pista e altre ipotesi sull’origine della strage
Un episodio di inaudita gravità ha sconvolto la Sibaritide: lunedì ad Amendolara, nel contesto di un’indagine coordinata dalla Procura di Castrovillari, due cittadini pakistani sono stati raggiunti da un decreto di fermo emesso per l’omicidio di quattro migranti arsi vivi. La ricostruzione, illustrata durante una conferenza stampa, ha evidenziato una risposta investigativa rapida e basata su elementi raccolti nell’arco di poche ore, culminata nell’identificazione e nel rintraccio degli indagati.
omicidio dei migranti arsi vivi ad amendolara: fermati due pakistani
Il questore di Cosenza Antonio Borrelli ha definito quanto accaduto il risultato di una barbarie inspiegabile, sottolineando l’estrema crudeltà del fatto, con vittime bruciate vive. Nel corso dell’intervento, il questore ha ricordato la rapidità dell’azione svolta sul territorio, evidenziando come, in poco più di tre ore, sia stato possibile identificare gli indagati anche grazie ai filmati e rintracciarli nelle rispettive abitazioni, assicurandoli alla giustizia.
Borrelli ha inoltre rimarcato che i due fermati si trovano in Italia con un regolare permesso di soggiorno: uno risulta nel Paese dal 2018 e l’altro dal 2022. Per le vittime, tutte incensurate, è indicato che una sola sarebbe pakistana. Gli altri ragazzi deceduti risultano invece di origine afgana, come il superstite che si sarebbe salvato uscendo dal bagagliaio di un minivan mentre il mezzo andava in fiamme.
indagini e ricostruzione: “episodio di gravità inaudita” in poche ore
Il procuratore di Castrovillari Alessandro D’Alessio ha descritto il delitto come un episodio di gravità inaudita e ha indicato che la ricostruzione è avvenuta in tempi molto rapidi, “quasi un arresto in flagranza”. Nel suo intervento ha precisato di non aver gradito la diffusione sui media del video dell’omicidio e ha ribadito che l’attività investigativa ha consentito di raccogliere, con le necessarie cautele, indizi di reato.
Il magistrato ha espresso apprezzamento per la pronta risposta dello Stato, citando l’importanza del supporto territoriale e indicando come parte rilevante del lavoro sia stata condotta con serietà, spirito di squadra e rigore per sostenere quanto possibile in sede processuale.
dinamica dell’omicidio: video, maniglie e tentativi di fuga
La dinamica della tragedia è stata illustrata dal capo della squadra mobile di Cosenza Gianni Albano, che ha spiegato come l’analisi sia partita dalle immagini del sistema di video sorveglianza, con la collaborazione del gestore e titolare della pompa di benzina coinvolta.
video e movimento dei veicoli: dal parcheggio alla salita
Secondo la ricostruzione fornita, sarebbe stata osservata una macchina fermata, poi raggiunta da un’altra utilitaria dalla quale sarebbe scesa una persona che si sarebbe presentata agli altri. È stato indicato che si trattava di un carabiniere forestale che avrebbe notato due persone davanti e cinque dietro, avvicinandosi perché dalla vettura venivano gettati sacchetti per strada, fino a verificare quanto appare nelle immagini.
blocco dell’auto dall’interno e impossibilità di uscire
Per impedire alle vittime di uscire dal mezzo, uno degli indagati avrebbe rotto una maniglia dell’auto dall’interno, causando il mancato apertura. Il conducente sarebbe quindi sceso e avrebbe aperto il cofano, mentre non è stato chiarito se la benzina fosse già presente nell’auto o se fosse stata aggiunta dal distributore. L’altro soggetto, prima di scendere, avrebbe rotto la maniglia per evitare l’apertura delle porte.
Le vittime avrebbero tentato di uscire, anche nella parte anteriore, senza riuscirci. L’unico a salvarsi avrebbe compiuto l’uscita dal cofano e sarebbe riuscito a scappare, rappresentando l’elemento centrale della sopravvivenza emersa dalla ricostruzione.
movente e complici: caporalato come pista, nessuna certezza su ulteriori coinvolgimenti
Il movente non risulta ancora chiarito. D’Alessio ha indicato che il caporalato costituisce una delle piste, ma non l’unica. La Procura starebbe lavorando sul contesto, precisando che in questa fase il quadro indiziario è stato focalizzato sull’identificazione degli autori e sottoposto al giudice competente. Il magistrato ha spiegato che la determinazione di motivazioni e contesto richiede tempo e un lavoro continuo: l’indagine prosegue da circa 48 ore e ogni elemento deve essere verificato con attenzione.
Quanto alla possibilità di complici, il procuratore ha affermato che non emergono elementi in tal senso e che l’omicidio sarebbe premeditato. La valutazione resta comunque ancorata alle evidenze processuali disponibili e alla tenuta degli elementi raccolti.
Taj Mohammad Alamyar e la probabilità logica nel processo
Con riferimento al superstite, l’afghano Taj Mohammad Alamyar, è stata posta la domanda se potesse configurarsi come complice “fortuitamente” sopravvissuto. D’Alessio ha indicato che, allo stato, non ci sono elementi per sostenere tale ipotesi, pur ricordando che ogni valutazione processuale si fonda su probabilità logica. Il magistrato ha precisato che, anche in presenza di scenari processualmente possibili, occorrono elementi a supporto.
inquadramento giudiziario e limiti nelle risposte: rispetto della legge
Nel concludere, D’Alessio ha ribadito l’impossibilità di soddisfare tutte le domande dei giornalisti, richiamando rispetto della legge ed efficacia dell’indagine. L’attività investigativa prosegue con serietà, spirito di squadra e rigore, concentrandosi su quanto possa essere dimostrato.
Figure citate nella ricostruzione:
- Antonio Borrelli, questore di Cosenza
- Alessandro D’Alessio, procuratore di Castrovillari
- Gianni Albano, capo della squadra mobile di Cosenza
- Taj Mohammad Alamyar, superstite afghano
