Sorelle ritrovate a formia due settimane nascoste in una stanza la ricostruzione
Un blitz dei carabinieri ha portato al ritrovamento di Alisya e Sarah Di Giacinto, due sorelle minorenni scomparse da una casa-famiglia nel territorio di Civitella Alfedena (provincia dell’Aquila). Dopo due settimane di ricerche coordinate dalla Procura di Sulmona, le ragazze sono state individuate e tratte in salvo a Formia, nel Lazio.
ritrovamento ad alfedena: sequestro e reclusione in una stanza
Le operazioni si sono concentrate all’interno di un’abitazione popolare in cui le due minorenni erano ospitate da una parente della madre, un’anziana di circa 80 anni, chiamata dalle ragazze con il termine “zia”. Il procuratore capo di Sulmona, Luciano D’Angelo, ha ricostruito le condizioni in cui le ragazze sono state ritrovate, sottolineando il livello di chiusura imposto per lunghi giorni.
Secondo quanto emerso, per circa due settimane Alisya e Sarah avrebbero vissuto chiuse in una stanza, con la possibilità di non uscire e di non aprire le persiane. L’unico elemento di intrattenimento consentito sarebbe stato la visione della televisione.
reazione delle ragazze al ritrovamento e quadro emotivo
D’Angelo ha parlato anche dell’atteggiamento delle due minorenni al momento dell’individuazione. Le ragazze, ha spiegato, non hanno mostrato gioia immediata: al ritrovamento si sarebbero chiuse per un lungo periodo all’interno della stanza dove avevano trascorso quei giorni. Il procuratore ha definito il colloquio con le ragazze un passaggio particolarmente doloroso, descrivendo il contrasto tra il sollievo per averle trovate e la sofferenza legata al confronto successivo.
indagini e svolta: videochiamata e profilo psicologico
La svolta investigativa è arrivata dopo due settimane di ricerche coordinate dalla Procura di Sulmona. Il lavoro degli investigatori ha visto il supporto dei carabinieri dei Comandi provinciali dell’Aquila e di Latina, oltre al ROS. Determinante, secondo gli inquirenti, sarebbe stata una videochiamata effettuata dalla madre verso un numero già monitorato.
Nel racconto del procuratore capo, D’Angelo ha evidenziato anche la costruzione di un quadro interpretativo: gli investigatori avrebbero elaborato un profilo psicologico legato all’esigenza della madre di mantenere il controllo. Da tale impostazione, è stato ritenuto poco compatibile l’ipotesi di una condotta in cui la donna potesse rimanere per giorni senza contatti e senza notizie.
fermi e arresti: sequestro di persona aggravato in concorso
Nelle prime ore di lunedì mattina, la Procura di Sulmona ha disposto il fermo di tre persone con l’accusa di sequestro di persona aggravato in concorso. Tra i destinatari del provvedimento risultano la madre delle due ragazze, Valentina Dacunto, il compagno, Vincenzo Esposito, e il padre della donna, Marco Dacunto, indicato come nonno delle minorenni.
Gli interrogatori davanti a Luciano D’Angelo sono stati seguiti dai trasferimenti: i due uomini sono stati condotti nella casa circondariale di Sulmona, mentre la donna è stata trasferita nel carcere di Teramo.
attenzione pubblica e interpretazione della vicenda
Nel corso della conferenza stampa, il procuratore ha chiesto di spostare l’attenzione dalla dimensione degli arresti, richiamando il senso del procedimento: al centro deve rimanere la liberazione delle due ragazze, per un periodo considerato rischioso anche sotto il profilo della possibilità di rivederle.
Secondo D’Angelo, la vicenda non sarebbe riconducibile a dinamiche criminali tradizionali, ma a una lettura centrata sul “rapporto genitoriale” descritto come malato. L’impostazione proposta dal procuratore insiste sul fatto che le minorenni avrebbero avuto due genitori che, per il caso specifico, avrebbero rinunciato al dovere fondamentale di mettere al primo posto l’interesse dei minori.
messaggio del padre e gestione successiva del caso
La conclusione delle operazioni ha suscitato forte emozione nel padre delle ragazze, Stefano Di Giacinto. Dopo il ritrovamento, ha pubblicato sui social un messaggio in cui ha indicato che Alisya e Sarah sono sane e salve dopo due settimane definite terribili di ansia e preoccupazione. Il padre ha parlato anche della necessità di avviare una nuova vita e di ripartire da zero, citando una lunga fase di difficoltà e battaglie con un esito positivo.
Nel post ha chiesto che venga concesso alle ragazze il tempo necessario per riprendersi gli anni “negati” da quanto accaduto. Il messaggio si conclude con una dedica: “Grazie amori miei. Papà c’è. Vi amo”. Il padre, secondo quanto riferito dal legale Francesco Riccardi, avrebbe accusato un malore legato alla forte emozione ed è stato accompagnato al pronto soccorso subito dopo aver appreso la notizia della liberazione.
ringraziamenti e ricostruzione dei passaggi legali
Nel messaggio, Di Giacinto ha ringraziato forze dell’ordine, reparti speciali, il legale Francesco Riccardi, la compagna e una rete di familiari, amici, colleghi ed ex colleghi, indicati come sostegno durante le ricerche.
La ricostruzione dei momenti successivi al ritrovamento è stata ripresa dall’avvocato Riccardi, che ha parlato di aver “salvato due volte” le ragazze, definendo la situazione insieme arrabbiata e felice. L’avvocato ha evidenziato che la vicenda si inserirebbe in una lunga battaglia giudiziaria che avrebbe coinvolto il Tribunale per i minorenni di Roma e successivamente il Tribunale di Cassino.
Secondo quanto riportato dal legale, con un provvedimento del 28 maggio la madre sarebbe stata privata della responsabilità genitoriale e condannata al risarcimento dei danni morali e psicologici nei confronti del padre e delle figlie, descrivendo la decisione come storica.
criticità sulla struttura di accoglienza e tutela attuale
Riccardi ha espresso perplessità sulla gestione della struttura da cui le ragazze si sono allontanate: secondo la ricostruzione, non sarebbe possibile che due minori si allontanino di notte senza l’emergere di responsabilità, poiché in una casa-famiglia dovrebbero essere garantite sicurezza e una vita serena e protetta.
Le indagini proseguono per chiarire ogni aspetto della vicenda e accertare le responsabilità delle persone coinvolte. Nel frattempo, le due sorelle risultano in una struttura protetta e restano sotto la tutela del sindaco di Minturno, Gerardo Stefanelli.
figure citate nella ricostruzione del caso
Nel racconto delle attività investigative e degli sviluppi successivi al ritrovamento compaiono le seguenti persone:
- Alisya Di Giacinto
- Sarah Di Giacinto
- Luciano D’Angelo
- Valentina Dacunto
- Vincenzo Esposito
- Marco Dacunto
- Stefano Di Giacinto
- Francesco Riccardi
- Gerardo Stefanelli