Sicurezza e sistema italiano alle sfide del disordine globale
Nel contesto internazionale attraversato da instabilità geopolitica, competizione strategica tra potenze, minacce ibride e trasformazioni tecnologiche, la capacità di leggere la complessità e trasformarla in scelte efficaci diventa centrale per la tutela degli interessi nazionali. Un seminario dedicato al sistema di sicurezza italiano ha messo al centro il modo in cui il Paese affronta il nuovo disordine globale, collegando in modo organico leadership, intelligenza, gestione delle crisi e innovazione.
seminario sul sistema di sicurezza italiano e sfide del nuovo disordine globale
L’iniziativa si è svolta presso Europa experience 'David Sassoli', sede di rappresentanza del Parlamento europeo in Italia, nell’ambito del corso di alta formazione Leadership, intelligence e difesa. L’evento è stato promosso da Spes Academy 'Carlo Azeglio Ciampi', Fondazione Aises, ConnectEd Mind e Società italiana di intelligence (Socint).
interventi istituzionali e obiettivi del confronto
Dopo i saluti istituzionali di Fabrizio Spada, responsabile dell’ufficio del Parlamento europeo in Italia, il seminario ha dato spazio a relatori con ruoli differenti nell’ecosistema della sicurezza. Il confronto ha puntato a collegare sicurezza nazionale e qualità delle decisioni, con un’attenzione specifica al ruolo dei processi decisionali e alla loro evoluzione.
sicurezza nazionale, leadership e qualità delle decisioni
Nel contributo introduttivo, Valerio De Luca, presidente della Fondazione Aises e direttore della Spes Academy, ha evidenziato il legame tra sicurezza nazionale, leadership e qualità del processo decisionale. Il ragionamento ha posto l’accento sul fatto che la sicurezza dipenda sempre meno dalla mera disponibilità di risorse e sempre più dalla capacità di prendere decisioni adeguate. In tale prospettiva nasce ConnectEd Mind, descritta come la prima startup italiana dedicata alla sicurezza cognitiva.
La proposta presentata mira a rafforzare i processi decisionali integrando pensiero critico, leadership, intelligenza artificiale e metodo dell’intelligence. La frontiera della sicurezza viene quindi indicata come cognitiva, con l’idea che la capacità di affrontare le sfide future passi attraverso la qualità delle decisioni di chi guida il Paese.
sistema di informazione per la sicurezza e gestione delle crisi
Durante il seminario è stato illustrato il ruolo del Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica nel supporto ai processi decisionali dello Stato. Un passaggio rilevante ha riguardato il nuovo modello di gestione delle crisi e l’innovazione introdotta dal Dpcm del 22 aprile 2026.
Il nuovo impianto, secondo quanto emerso nel corso dei lavori, è orientato a rafforzare il coordinamento interistituzionale e la capacità di risposta del sistema nazionale davanti a minacce sempre più complesse e multidimensionali.
architettura della sicurezza internazionale e cooperazione tra alleati
Francesco Maria Talò ha portato l’attenzione sulla fase di disordine globale e sulla necessità di ripensare l’architettura della sicurezza internazionale. Il quadro descritto evidenzia che la sicurezza non si basa più soltanto su equilibri di tipo militare, ma anche sulla capacità delle democrazie di garantire sicurezza energetica, tecnologica, economica e infrastrutturale.
Nel contesto delineato, caratterizzato da competizione strategica e crescente frammentazione, il rafforzamento della cooperazione tra partner e alleati viene indicato come condizione essenziale per stabilità, prosperità e sviluppo. Al centro del messaggio anche la richiesta di agilità nei processi decisionali e l’esigenza di ridurre la rigidità di strutture organizzate per compartimenti stagni, non coerenti con sfide orizzontali e trasversali.
resilienza strategica, infrastrutture critiche e capitale umano
Daniele Ruvinetti ha richiamato la necessità di rafforzare la resilienza strategica del sistema Paese in uno scenario in cui i rischi risultano sempre più interconnessi. La sicurezza contemporanea viene descritta come richiedente una visione integrata capace di coniugare intelligence, innovazione, resilienza economica e sviluppo del capitale umano.
Tra gli elementi considerati decisivi per competitività e sicurezza, il seminario ha posto la protezione di infrastrutture critiche, filiere industriali strategiche ed ecosistemi dell’innovazione. Inoltre, l’investimento nella cultura della sicurezza viene collegato alla capacità di istituzioni e organizzazioni di affrontare scenari sempre più complessi e interconnessi.
cultura della sicurezza e formazione delle nuove classi dirigenti
Nel dibattito è emersa l’esigenza di consolidare una cultura della sicurezza capace di integrare intelligence, innovazione tecnologica, sicurezza economica, resilienza democratica e sviluppo del capitale umano. In un quadro internazionale sempre più competitivo, caratterizzato da trasformazioni geopolitiche e tecnologiche, la formazione delle nuove classi dirigenti viene indicata come investimento strategico per la resilienza e la competitività del sistema Paese.
Partecipanti e relatori citati nel corso dell’iniziativa:
- Fabrizio Spada
- Valerio De Luca
- Luca Scognamillo
- Francesco Maria Talò
- Daniele Ruvinetti