Send them back: lo spettacolo osceno al Parlamento ue e il ritorno della Germania degli anni trenta

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Send them back: lo spettacolo osceno al Parlamento ue e il ritorno della Germania degli anni trenta

L’eco di uno slogan discriminatorio pronunciato in un contesto politico europeo richiama dinamiche già viste nella storia del Novecento. Il confronto stabilito tra retoriche odierne e primi passi dell’ideologia nazista mette al centro un meccanismo ricorrente: la disumanizzazione di un gruppo di persone, la costruzione di una minaccia e la successiva normalizzazione di misure di allontanamento. Nel racconto emergono riferimenti a parole, narrazioni e progetti che, prima ancora dei crimini di massa, prepararono il terreno alla persecuzione.

Nel quadro descritto, l’aggressione verbale rivolta a una donna musulmana per il suo abbigliamento viene posta in relazione con interpretazioni e ossessioni presenti nella propaganda nazista. Il punto non riguarda l’abbigliamento in sé, ma il modo in cui la componente visibile della cultura viene usata come pretesto per attribuire estraneità e per presentare minoranze come nemiche interne.

l’eco del nazismo: disumanizzazione e costruzione del nemico

La ricostruzione evidenzia come, negli anni Trenta, la popolazione ebraica in Germania fosse numericamente molto ridotta rispetto al totale degli abitanti. Nonostante questa sproporzione, il nazismo riuscì a convincere una parte della società che una minoranza così piccola rappresentasse un pericolo reale per la sopravvivenza della civiltà tedesca e del Volk.

La dinamica viene collegata a un’operazione di semplificazione e di delegittimazione: gli ebrei venivano presentati come non tedeschi, una minaccia per cultura e tradizioni, e da rendere “digestibili” per l’opinione pubblica attraverso la disumanizzazione e l’idea dell’allontanamento dalla nazione considerata “ospitante”. Il passaggio decisivo, secondo la descrizione, riguarda la trasformazione di persone in categorie inferiori o parassitarie, così da rendere accettabile l’ostilità.

rimozione e deportazione: dalla persecuzione alle misure di allontanamento

Nel testo viene sottolineato che il primo passo non fu lo sterminio, bensì la “rimozione” della popolazione bersaglio dalla Germania. Il riferimento insiste su un modello già delineato nei discorsi del nazismo: spostare le persone e deportarle verso paesi terzi.

La narrazione richiama inoltre un’idea precedente alla fase dei campi: il progetto di trasferimento in colonie europee. Si menzionano pratiche e accordi in cui l’antisemitismo, in altri paesi dell’epoca, cercava modalità organizzative simili, facendo comparire anche l’ipotesi del Madagascar. La ricostruzione afferma che, nel 1940, l’impostazione venne fatta propria dalle gerarchie naziste nel contesto legato alla sconfitta militare francese.

retoriche contemporanee e analogie storiche: dal linguaggio alla “fortezza”

Lo slogan riportato nel racconto, collegato a una presunta “remigrazione”, viene presentato come parte di un movimento più ampio, alimentato da componenti politiche descritte come di governo, espressioni di area vannacciana o formazioni esplicitamente neofasciste e neonaziste. La tesi centrale è che la fase attuale riproduca una progressione già osservata in passato: partire dall’offesa e dalla svalutazione per arrivare a misure che incidono sui diritti e sulla dignità.

La comparazione storica evidenzia diversi elementi:

  • disumanizzazione delle minoranze da attaccare, con analogie rispetto alla descrizione degli ebrei come “pidocchi” o parassiti, contrapposta alla narrazione razzista che dipinge i migranti come rubatempo o sottrattori di risorse.
  • attacco ai valori dell’Occidente, fondato sull’idea che una quota minoritaria della popolazione possa mettere a rischio il resto della società, senza considerare la presenza di città cosmopolite dove leadership municipali sono legate a persone di fede islamica.
  • manipolazione del linguaggio, con l’evitamento del termine “deportazione” per ridurre l’impatto e attenuare analogie scomode con gli anni Trenta.
  • deportazione verso “paesi terzi”, presentata come soluzione capace di costruire l’immagine di un’Europa “fortezza”, pur essendo indicata come irrealizzabile.
  • associazione tra musulmani e sinistra, collegata a una presunta costruzione propagandistica simile a quella richiamata nei discorsi sul “giudeobolscevismo”.

rischio genocida e conseguenze: una china potenzialmente letale

La parte conclusiva insiste sulla pericolosità della traiettoria descritta. La combinazione tra disumanizzazione, linguaggio adattato e progetti di allontanamento viene definita una “china potenzialmente genocida”. La conseguenza indicata è che, senza un arresto, si possano produrre esiti letali e segnare la fine dei “valori occidentali”.

Nel quadro culturale evocato, tali valori vengono collegati alla Rivoluzione francese e all’illuminismo, oltre che al cattolicesimo e al Concilio Vaticano II. Viene citata anche la continuità di riferimenti intellettuali e religiosi come le Lettere persiane di Montesquieu e la Gaudium et spes, considerate come testi ancora capaci di orientare.

spazio di pubblicazione e contributi: regole del blog e selezione dei post

La sezione finale descrive l’organizzazione di uno spazio dedicato ai contributi dei lettori. È indicato che il blog ospita post inviati da chi ha deciso di contribuire alla crescita del progetto tramite un’offerta denominata Sostenitore, diventando parte attiva della community. Tra i materiali inviati, si specifica che Peter Gomez e la redazione selezioneranno quelli ritenuti più interessanti e li pubblicheranno.

Viene inoltre chiarito il modello di partecipazione: la creazione dello spazio nasce da un’idea dei lettori e l’adesione a “Sostenitore” viene presentata come un modo per rendersi visibili e partecipare a iniziative legate a campagne. Si menziona la possibilità di seguire in diretta streaming la riunione di redazione del giovedì, con invio di suggerimenti, notizie e idee, oltre all’accesso a un forum riservato per discutere e interagire con la redazione.

personaggi citati nel contenuto

  • Silvia Sardone
  • Hitler
  • Luigi Candreva
  • Peter Gomez
  • Montesquieu
  • il concilio Vaticano II
‘Send them back’: lo spettacolo osceno al Parlamento Ue rimanda direttamente alla Germania degli anni Trenta

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