Riarmo europeo: rischio per welfare, pensioni e istruzione

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Riarmo europeo: rischio per welfare, pensioni e istruzione

L’Europa si trova davanti a una scelta decisiva: garantire la sicurezza senza trasformare il riarmo in una pressione permanente sulle politiche sociali. È questo il cuore dell’allarme sollevato dal prof. Fabrizio Battistelli, sociologo e presidente e cofondatore di Iriad, l’Istituto di ricerche internazionali di Archivio Disarmo, think tank romano sulla pace, nel contesto della presentazione alla Camera dei deputati del rapporto da lui coordinato “Europa: quale difesa?”. L’attenzione si concentra sulla direzione intrapresa dall’Unione Europea e sui costi politici, economici e sociali legati all’aumento delle spese militari.

sicurezza europea e riarmo: il rischio di sacrificare il modello sociale

Secondo Battistelli, perseguire una “sicurezza strategica basata sul riarmo” comporta una possibile rinuncia alla sicurezza sociale sia dentro l’Italia sia dentro la UE. Nel rapporto emerge una valutazione netta sul livello di impegno richiesto: l’ipotesi di destinare il 3,5% del Pil alla difesa strettamente militare viene definita esorbitante. Il quadro delineato collega tale scelta a scenari economici complessi e a effetti di lungo periodo sulla capacità degli Stati di finanziare servizi essenziali.

Viene inoltre richiamato un ragionamento legato all’orizzonte temporale: se la spesa fosse davvero pari al 3,5% del Pil, nel 2035 si arriverebbe a una cifra considerata astronomica, pari a 83 miliardi e 950 milioni di euro. In parallelo, viene prospettata la restrizione delle opzioni disponibili per il governo e per i futuri esecutivi: aumentare ulteriormente il debito pubblico, aumentare le tasse oppure spostare risorse da pensioni, istruzione e salute verso il riarmo.

difesa europea a due braccia: militare e civile

Il rapporto, frutto di uno studio di oltre 100 pagine, indica un obiettivo pacifista e di progettazione istituzionale: l’individuazione di un modello di “difesa europea a due braccia: militare e civile”. La prospettiva non si limita all’aspetto militare, ma prevede una componente civile fondata su strumenti nonviolenti e di cooperazione.

Marco Tarquinio, deputato europeo del gruppo dei Socialisti e Democratici eletto da indipendente nelle liste del PD e promotore del lavoro, sottolinea che il report nasce dall’esigenza di analizzare, con rigore e senza semplificazioni, il processo di riarmo nei Paesi dell’Unione. Nel quadro descritto, l’evoluzione non assume carattere comune e condiviso in modo uniforme, risultando contraddittoria e diseguale, con competizioni tra Stati e una retorica orientata alla riabilitazione della pratica bellica. L’impostazione, secondo quanto riportato, rischia di riavvicinare l’Europa al proprio peggior passato, mentre fondi ingenti sottraggono risorse a politiche sociali e alla transizione verde.

componente militare e componente civile: funzioni e finalità

La proposta del “modello a due braccia” prevede una componente militare orientata alla deterrenza e con una postura esclusivamente difensiva. Accanto a questa, è indicata una componente civile e nonviolenta, basata su cooperazione internazionale, controllo degli armamenti, prevenzione dei conflitti e rafforzamento della resilienza sociale.

spesa militare e frammentazione: costi e inefficienze nella difesa europea

Il rapporto descrive una situazione paradossale: l’Unione europea dispone già oggi di una spesa militare complessiva tra le più elevate al mondo, seconda soltanto a quella degli Stati Uniti, eppure resta esposta a inefficienze e costi elevati. Le ragioni individuate includono la frammentazione tra gli Stati membri, la duplicazione di capacità industriali e la scarsa integrazione delle industrie della difesa.

Da queste premesse deriva la richiesta di un modello alternativo fondato sulla sicurezza cooperativa e su una difesa comune di tipo federale. L’intento è superare l’approccio attuale, definito prevalentemente nazionale e intergovernativo.

rearm europe/readiness 2030 e dilemma burro o armamenti

Nel report viene specificato che l’approccio del piano ReArm Europe/Readiness 2030 resta tradizionale perché solo una parte limitata dei suoi interventi sostiene progetti industriali comuni. La maggioranza delle azioni attribuite agli Stati membri segue invece una logica intergovernativa: strategie e decisioni vengono prese Stato per Stato, mentre la politica industriale tende a concentrarsi sui “campioni” nazionali della produzione.

Il documento evidenzia inoltre un contesto economico segnato da una transizione verso un’economia definita “prebellica”, accompagnata però da uno spazio di manovra fiscale ridotto. In tale scenario il dilemma “burro o armamenti” assume un vincolo strutturale: dopo il 2022 l’aumento sincronizzato dei bilanci militari si accompagna a un effetto di spiazzamento sulle poste del welfare, in particolare sanità, protezione sociale e istruzione. La stessa dinamica si inserisce in un quadro di debito pubblico che limita la capacità degli Stati membri.

base industriale della difesa: da transnazionale a rinazionalizzazione

Il report descrive anche la Base Industriale della Difesa della UE come un sistema frammentato, in fase di rinazionalizzazione. Le esperienze dei gruppi industriali transeuropei — citati nel testo attraverso Airbus, KNDS e MBDA — risultano perdere centralità a favore dei campioni industriali nazionali, indicati come una o più aziende leader nel settore armamenti.

cohesione sociale e sicurezza: priorità oltre il solo apparato militare

Nel ragionamento del rapporto viene sottolineato che, in assenza di una revisione drastica del processo di riarmo, la spesa militare rischia di svuotare lo stato sociale. L’effetto investirebbe in modo diretto le risorse destinate al welfare, in particolare sanità e istruzione. Il risultato paventato sarebbe una compromissione della coesione sociale, considerata parte integrante della sicurezza complessiva, con il rischio di vanificare l’interdipendenza tra sicurezza esterna e sicurezza interna.

integrazione politica e consenso democratico per una difesa comune

Per realizzare una vera Difesa europea, il report indica la necessità di un avanzamento dell’integrazione politica dell’Unione. Viene indicato come passaggio chiave il superamento delle frammentazioni decisionali attraverso il superamento dell’unanimità e la costruzione di un consenso democratico attorno a un progetto comune. La sfida viene presentata come legata non solo alla capacità di difendersi, ma anche al futuro dell’Europa, in coerenza con i principi di “libertà, sicurezza e giustizia” citati nel patto costitutivo.

In chiusura, la sicurezza viene descritta come qualcosa di più della sola capacità militare: nel quadro delineato rappresenta l’esito dell’interazione tra fattori politici, economici, sociali e tecnologici.

Persone citate:

  • Fabrizio Battistelli
  • Marco Tarquinio
“Il riarmo mangerà welfare e pensioni o farà salire le tasse. Per inseguire la sicurezza strategica si sacrifica quella sociale”. Il dossier
Categorie: Politica

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