Ragazze è l’ora del seo licenziamento confermato per il super manager di balenciaga tra pacche, offese e scherzi umilianti
Un ambiente di lavoro descritto dai giudici come degradante e umiliante, con una serie di episodi ritenuti idonei a integrare molestie sessuali, offese legate al peso corporeo e commenti discriminatori. Su queste basi il Tribunale civile di Firenze, sezione Lavoro ha respinto il ricorso di un manager di Balenciaga, confermando la piena legittimità del licenziamento in tronco.
licenziamento in tronco balenciaga: la decisione del tribunale di firenze
Le motivazioni del rigetto hanno trovato conferma nella ricostruzione delle condotte contestate al professionista quarantenne. Il dirigente, impiegato presso lo stabilimento aziendale di Scandicci e con una retribuzione annua di circa 250mila euro, è stato allontanato definitivamente il 27 novembre 2023. La decisione è maturata a seguito di un procedimento disciplinare avviato dalla direzione della società.
Il Tribunale ha ritenuto fondate le denunce presentate da sette colleghe. Nella valutazione dei giudici, le contestazioni hanno riguardato 18 condotte illecite ricondotte a un arco temporale compreso tra il 2021 e il 2023, con un impianto probatorio basato su quanto emerso in sede processuale.
indagine interna e colloqui protetti: origine delle contestazioni
La vicenda ha avuto avvio da un controllo interno disposto dai vertici del gruppo di moda. Lo strumento utilizzato è stato un listening survey, cioè un sondaggio anonimo pensato per valutare il clima aziendale e la qualità dell’ambiente di lavoro.
Per il reparto direttamente guidato dal manager è emerso un punteggio estremamente basso alla voce “assenza di discriminazione”. Oltre al dato quantitativo, sono state rilevate anche segnalazioni confidenziali.
colloqui individuali riservati con l’esclusione dei superiori
Secondo le ricostruzioni riportate nelle carte del processo, durante una riunione aziendale sul tema le lavoratrici del team apparivano visibilmente a disagio e riluttanti nel fornire spiegazioni. Per ricostruire i fatti senza condizionamenti, il settore risorse umane ha avviato accertamenti mirati, organizzando colloqui individuali e protetti.
In tali incontri era prevista l’esclusione della presenza dei diretti superiori. È in quel contesto che alcune dipendenti hanno denunciato i comportamenti attribuiti al dirigente.
molestie, insulti e discriminazioni: le condotte descritte in tribunale
Nel dibattimento sono emersi episodi giudicati gravi, collegati a mancanze di rispetto e a condotte moleste. Le testimonianze raccolte dalle dipendenti hanno riferito che il dirigente rivolgeva battute allusive ed espressioni considerate sessiste.
episodi a sfondo sessuale e commenti su lavoro e corpo
Tra le ricostruzioni contestate, è stato riportato che il manager, simulando con la mano il gesto di suonare una campanella, si sarebbe rivolto al gruppo dichiarando: “Ragazze è l’ora del sesso”.
In due occasioni specifiche, il dirigente avrebbe inoltre colpito con pacche sui glutei delle lavoratrici. Sono stati riferiti anche contatti fisici non richiesti verso altre dipendenti, inclusi baci e massaggi al collo e alle spalle.
Altri elementi dell’insieme di contestazioni riguardano inviti a non indossare indumenti intimi sul posto di lavoro e l’esibizione di oggetti a sfondo sessuale, indicati come vibratori, all’interno dell’ufficio. In una circostanza, a una dipendente in coda sarebbe stato intimato: “Spostati, quella è la fila di chi ha le poppe e tu non le hai”. In un’altra occasione, il dirigente avrebbe scherzato pubblicamente su un problema come l’herpes labiale di una sottoposta.
insulti sul peso e umiliazioni in ufficio
Secondo quanto riportato in aula, i comportamenti offensivi avrebbero toccato anche la sfera personale e l’aspetto fisico. A una lavoratrice sarebbe stato detto: “Tu mangi in continuazione, sei ingrassata”, con successivo utilizzo di una bilancia in ufficio e invito a pesarsi quotidianamente.
Tra gli episodi considerati più gravi dal Tribunale, nel corso del 2022 sarebbe avvenuta un’umiliazione pubblica durante una riunione: la dipendente sarebbe stata legata fisicamente a una sedia tramite un elastico, alla presenza dei colleghi.
discriminazioni etniche e religiose: commenti stereotipati
La decisione del Tribunale richiama anche condotte ritenute discriminatori sotto il profilo etnico e religioso. In una riunione, il manager avrebbe chiesto a una lavoratrice: “Perché sei così scura? Sei marocchina?”. Alla replica della donna, che ha chiarito di essere di religione ebraica, sarebbe seguito un commento volgare e stereotipato: “È vero che tra ebrei avete rapporti sessuali con un lenzuolo con un buco?”.
uso improprio del computer e invio di una mail con contenuti ambigui
Tra le prove documentali acquisite risulterebbe anche un episodio legato all’uso del computer di una collega. A sua insaputa, il dirigente avrebbe inviato una mail al responsabile della donna con oggetto “Sono molto timorosa”, inserendo nel testo frasi ambigue finalizzate a metterla in cattiva luce, come: “nonostante il mio fare così riservato sono una persona che ama la vita ed ho voglia di divertirmi, vedetemi come un lupo vestito da pecora”.
difesa e ricorso: perché le argomentazioni sono state respinte
Le deposizioni delle sette lavoratrici hanno confermato, secondo quanto ricostruito, il quadro accusatorio. La sezione Lavoro del Tribunale di Firenze, guidata dal giudice Barbara Fatale, ha ritenuto insufficiente l’insieme delle testimonianze offerte dalla difesa.
La linea difensiva, sostenuta dall’avvocato Federico Veneri, ha contestato in particolare la presunta intempestività delle contestazioni. La tesi ha individuato le accuse come tardive e pretestuosamente ricostruite a posteriori, con l’obiettivo di liberarsi di un dirigente considerato scomodo. L’impostazione difensiva è stata respinta.
Nel ragionamento del Tribunale, il licenziamento per giusta causa è stato giudicato proporzionato e legittimo. Nelle motivazioni è riportata la valutazione secondo cui i comportamenti avrebbero denotato indifferenza e spregio della professionalità e della dignità delle colleghe, con effetti degradanti e mortificanti.
bilanciamento tra primo grado e appello: no comment della società
L’avvocato Federico Veneri ha contestato le conclusioni del Tribunale e ha indicato l’intenzione di presentare ricorso in Appello. Allo stesso tempo, contattata per una dichiarazione ufficiale sulla conclusione del primo grado, Balenciaga ha scelto la linea del “no comment”.
personaggi citati
- Barbara Fatale
- Federico Veneri
- Balenciaga


