Quattro braccianti bruciati vivi ad amendolara: il ricordo del corpo di cristo

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Quattro braccianti bruciati vivi ad amendolara: il ricordo del corpo di cristo

La festa del Corpus Domini richiama un’antica tradizione fatta di gesti simbolici e di partecipazione collettiva. Al centro dell’evento compare la processione con l’ostia contenuta in un apposito manufatto: un elemento liturgico descritto come ostensorio, il cui significato richiama l’atto di mostrare. In parallelo, il racconto collega quel momento di celebrazione a una serie di morti legate al lavoro, alla violenza e all’emarginazione, ponendo l’accento sul tema del corpo come realtà concreta, associata a nomi, sofferenze e croci.

processione del corpus domini e ostensorio: il significato dell’ostia mostrata

Nel contesto della festa del Corpus Domini, l’uso della processione prevede l’esposizione dell’ostia consacrata all’adorazione dei fedeli. L’ostia viene custodita in un oggetto chiamato ostensorio, termine che deriva dal latino ostendere, cioè mostrare. In questa descrizione, l’ostensorio è indicato anche come custodia e rappresenta il recipiente impiegato dalla liturgia cattolica per esporre l’ostia durante l’adorazione oppure per portarla in forma solenne durante la processione.

La realizzazione dell’ostensorio avviene con metalli preziosi e con una decorazione accurata. Il manufatto si compone di due parti: una struttura centrale con vetro e metallo che contiene l’ostia, e una cornice a raggi che richiama il sole. Il riferimento ai raggi è presentato come simbolo della luce di Cristo per il mondo.

amendolara e la strage dei braccianti: corpi, incendio e simboli capovolti

La descrizione introduce un collegamento con la Calabria, indicando Amendolara come luogo in cui “si è declinato” quanto fin qui descritto, nel primo giorno del mese. Il racconto richiama poi la strage di quattro braccianti bruciati vivi all’interno di un minivan, un furgone concepito per il trasporto di passeggeri, dotato di sedili movibili e portiere.

Nel testo, i corpi delle vittime vengono messi in relazione a un’immagine “nell’ostensorio”, evocando vetri scuri e raggi di sole trasformati in fumo che sale verso il cielo. A seguire viene menzionata una processione di giornalisti, autorità, compagni di lavoro e sindacalisti, descritta come un tentativo legato a un’ennesima celebrazione di un contesto politico-sociale indicato come pensato e voluto “come fondata sul lavoro”.

Per la celebrazione del Corpus Domini, il racconto indica in alternativa diverse località: Amendolara in provincia di Cosenza, oppure Castelvolturno nella Capitanata di Foggia, oppure la Fascia Trasformata di Pachino in Sicilia.

Le vittime vengono nominate e collocate nel quadro dell’agguato: sono stati bruciati vivi come Cristo sulla croce, secondo la formulazione del testo. La descrizione indica che i braccianti erano impiegati nella raccolta delle fragole dai capoccia o caporali. I nomi elencati sono: Ullah Ismat Qiemi (19 anni), Safi Iayjad (27 anni), Amin Fazal Khogjani (28 anni) di nazionalità afghana, e Waseem Khan (29 anni), pakistano.

Per la strage vengono riportati due fermati, cittadini pakistani, con l’accusa di omicidio volontario plurimo. L’elemento decisivo riguarda anche la sopravvivenza: Mohammad Taj Alamyar (35 anni), indicato come afghano e unico sopravvissuto del gruppo, riesce ad abbandonare il veicolo.

il corpo nella celebrazione: dalla mano dei fedeli ai corpi delle vittime

Il testo richiama il momento in cui il celebrante, al momento della deposizione dell’ostia sulla mano dei fedeli, parla del Corpo di Cristo e ne collega il senso a un evento concreto. La narrazione specifica che il celebrante “parla e depone il corpo” e non un nome o una realtà generica: il corpo descritto è quello che è stato generato, cresciuto, torturato e infine crocifisso.

Questa sequenza viene affiancata ai corpi dei braccianti bruciati vivi, presentati come vittime di un “olocausto quotidiano” del lavoro in Italia e nel mondo. Il racconto cita altre morti come esempi: Jerry Essan Masslo, rifugiato fuggito dall’apartheid e assassinato in una masseria abbandonata di Villa Literno dove dormiva; 49 migranti nigerini cercatori d’oro morti di sete nel deserto durante il ritorno dal Mali; i corpi dei migranti e dei rifugiati incontrati nel soggiorno a Niamey.

Vengono inoltre menzionati i corpi di detenuti incontrati nel carcere di Marassi a Genova, descritti come persone visitate e conosciute per anni di servizio; un “certo numero di ragazze” indicate come prezzolate nel Centro Storico della stessa città; e infine i corpi di bambini smarriti o dilaniati nelle guerre, definiti come vittime lontane dagli schermi televisivi.

Il racconto attribuisce al celebrante la gravità di una frase secondo cui quel Corpo corrisponde a “tutti quei corpi”, ciascuno con un nome e una croce. L’associazione non riguarda una figura astratta: la narrazione insiste sulla concretezza dei corpi e sul loro legame con nomi e simboli della sofferenza.

unico sopravvissuto ad amendolara: fuga dal minivan e minacce per il lavoro

L’unico sopravvissuto al rogo di Amendolara viene descritto come un bracciante afghano che viveva con le vittime. Nel testo si afferma che è riuscito a fuggire dopo aver rotto a testate un finestrino e aver poi scappato dal bagagliaio.

Il lavoratore riferisce che i “boss” lo minacciavano con coltelli e pistole per farlo lavorare senza retribuzione. Secondo la ricostruzione riportata, i braccianti avevano richiesto più volte di essere pagati per il lavoro nei campi di fragole.

tradizioni di amendolara: significato del nome e i fucarazzi nei quartieri del centro storico

Il testo affronta anche il significato del nome Amendolara, indicandolo come forse derivante dal greco e associato al senso di “Paese dei mandorli”. Le mandorle vengono presentate come primo frutto mediterraneo a fiorire e come simbolo di vita; viene inoltre riportata una descrizione della loro forma ovale, spesso associata all’immagine del Cristo vincitore della morte.

Per la festa del santo patrono, nei quartieri del centro storico della città vengono accesi i fucarazzi, descritti come falò. Il testo specifica che tra questi, quello con le fiamme più alte viene premiato.

nomi citati nella vicenda: vittime, fermati e sopravvissuto

  • Ullah Ismat Qiemi (19 anni)
  • Safi Iayjad (27 anni)
  • Amin Fazal Khogjani (28 anni)
  • Waseem Khan (29 anni)
  • Mohammad Taj Alamyar (35 anni)
  • Jerry Essan Masslo
I quattro braccianti bruciati vivi ad Amendolara mi ricordano il corpo di Cristo
Categorie: Cronaca

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