Price cap sul petrolio russo fino al 2027: cosa cambia con la decisione della ue
La crisi in Medio Oriente sta producendo effetti rilevanti sull’andamento economico del Cremlino, contribuendo a sostenere le entrate legate agli idrocarburi nonostante il regime di sanzioni occidentali avviato dopo l’invasione dell’Ucraina. In risposta, la Commissione europea presenta un nuovo intervento regolatorio che modifica il funzionamento del price cap sul petrolio russo, con l’obiettivo di gestire le dinamiche dei mercati energetici e nel contempo preservare la pressione economica su Mosca.
ue e sospensione del meccanismo price cap petrolio russo fino a gennaio 2027
Bruxelles propone di sospendere fino a gennaio 2027 l’aggiornamento automatico del tetto al prezzo del petrolio russo. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, illustrando il 21esimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, ha spiegato che il conflitto mediorientale e le interruzioni delle catene di approvvigionamento energetico globali hanno allentato parzialmente la pressione su Mosca.
La sospensione riguarda il meccanismo che, fino a oggi, aggiorna il price cap in modo automatico: il livello di riferimento è fissato a 44,1 dollari al barile. Superata tale soglia, alle compagnie occidentali risulta vietato fornire servizi di trasporto, assicurazione o finanziamento legati al petrolio russo.
perché l’adeguamento automatico viene fermato
La logica originaria del sistema era mantenere il tetto al 15% sotto il prezzo medio di mercato, attraverso un aggiornamento periodico ogni sei mesi. Secondo quanto dichiarato, però, shock di mercato di diversa natura avrebbero potuto generare un risultato opposto alle intenzioni: con il blocco di Hormuz e il conseguente aumento delle quotazioni petrolifere, il meccanismo avrebbe potuto portare il limite a oltre 75 dollari.
Von der Leyen ha sottolineato che l’adeguamento non era stato progettato per eventi del tipo rappresentato dalla chiusura dello Stretto e, per questo, la proposta prevede di sospendere l’adeguamento fino a gennaio dell’anno successivo. L’impostazione indicata mira a dare tempo ai mercati petroliferi di stabilizzarsi, mantenendo al contempo la pressione sulle entrate della Russia.
effetto della crisi mediorientale sulle entrate da combustibili fossili
In parallelo, secondo il centro studi CREA, la crisi mediorientale avrebbe già assicurato al Cremlino ricavi fino a oltre 730 milioni di euro al giorno derivanti dalla vendita di combustibili fossili, includendo scambi con l’Unione Europea. Il livello indicato risulta il più alto degli ultimi due anni e mezzo.
rafforzamento contro la flotta ombra e nuove misure su navi, porti e raffinerie
La strategia sanzionatoria include anche un rafforzamento del contrasto alla cosiddetta flotta ombra, cioè la rete di petroliere impiegata per aggirare le restrizioni occidentali. La Commissione europea propone di aggiungere altre 30 navi alla lista delle imbarcazioni sanzionate, che superano già quota 600.
Per la prima volta, l’intervento mirerebbe a colpire anche navi destinate a servizi di supporto, come bunkeraggio e assistenza logistica. In aggiunta, nel mirino rientrano porti, aeroporti e raffinerie coinvolti nel commercio o nella lavorazione del petrolio russo.
sanzioni finanziarie, criptovalute e restrizioni su commercio ed esportazioni
Oltre alle misure nel settore dell’energia, von der Leyen rende noto che l’Unione Europea intende estendere i divieti di transazione ad altre 31 banche russe e a 20 banche, società o piattaforme di criptovalute e operatori petroliferi in paesi terzi. Le nuove categorie sarebbero collegate alla fornitura di servizi ad entità e individui russi sanzionati o all’elusione delle misure.
La proposta introduce per la prima volta la possibilità di un divieto totale di servizi relativi alle criptovalute in paesi terzi. Sul fronte del commercio, la Commissione intende introdurre ulteriori restrizioni all’esportazione di beni e tecnologie utilizzati dall’industria militare russa.
nuove restrizioni: metalli, droni, importazioni e valore complessivo
Tra i settori indicati, viene segnalato un aumento del numero di metalli e leghe impiegati in ambito aerospaziale e della difesa. Per i droni, sarebbero previsti nuovi divieti di esportazione riguardanti attrezzature di supporto a terra e sistemi di disturbo e lancio, tra gli altri articoli.
La proposta include inoltre nuovi divieti di importazione per beni per un valore di 60 milioni di euro. Il provvedimento si riferirebbe, ad esempio, a determinati metalli, minerali metalliferi o componenti per auto, con l’obiettivo di consolidare la diversificazione europea e ridurre la dipendenza dalle importazioni russe.
misure aggiuntive: divieto di ingresso per ex combattenti russi
Nel quadro del pacchetto annunciato, von der Leyen comunica che l’Unione Europea propone per la prima volta di vietare l’ingresso nell’Unione Europea agli ex combattenti russi.
Ursula von der Leyen: ruolo e punti chiave del 21esimo pacchetto
Nel presentare le misure del 21esimo pacchetto, Ursula von der Leyen ha collegato l’intervento sul price cap all’impatto della crisi mediorientale sui mercati energetici e ha delineato l’estensione delle sanzioni su flotta ombra, servizi finanziari, criptovalute e restrizioni commerciali legate all’industria militare.
- Ursula von der Leyen
