Politica che salva disastro molto lontana ultimi decenni ottant anni di
Il 2 giugno 1946 rappresenta un passaggio decisivo per l’Italia: torna il voto nazionale, dopo la dittatura fascista e dopo l’ultima consultazione del 1929 segnata da un plebiscito né libero né segreto. In una giornata ancora attraversata da ferite profonde, la popolazione viene chiamata a scegliere il futuro delle istituzioni e, per la prima volta, l’espressione democratica si estende in modo pieno anche alle donne.
2 giugno 1946: assemblea costituente e scelta istituzionale
Il 2 giugno 1946 si vota per nominare l’Assemblea costituente. Nello stesso momento, cittadini e cittadine esprimono una preferenza sulla forma dello Stato: monarchia oppure repubblica.
Dopo alcune consultazioni amministrative locali, il diritto di voto viene esercitato per la prima volta dalle donne. Nello stesso anno, anche Francia e Olanda vedono la partecipazione femminile alle consultazioni elettorali per la prima volta.
un Paese in ricostruzione e il contesto sociale del voto
La consultazione avviene a soli 13 mesi dalla fine del conflitto. Il Paese è ancora colpito da lutti, odi e macerie, con una condizione segnata anche da insufficienza di alloggi, infanzia abbandonata, miseria e disoccupazione.
In questo scenario, il cinema neorealista offre una lettura impietosa della vita quotidiana: film come Sciuscià e Ladri di biciclette di Vittorio De Sica raccontano un’umanità sofferente e sola, mettendo in luce il confine incerto tra legalità e illegalità, collegato all’esperienza bellica che ha attraversato i Paesi coinvolti.
partiti di massa, ideali e coesione sociale
Nell’avvio della prima tornata elettorale si afferma una classe politica che, pur misurandosi con i drammi del momento, appare guidata da idealità ed entusiasmo. Questo slancio si riflette nei tre grandi partiti di massa: Democrazia cristiana, Partito socialista e Partito comunista.
La ricostruzione, intesa come ripartenza e costruzione di una società più giusta, implica l’obiettivo di evitare che le persone restino sole davanti ai propri problemi. In questo quadro, i partiti di massa svolgono un ruolo di collante ideologico e territoriale: favoriscono la nascita di comunità solidali e sostengono una cultura della coesione.
Un riferimento centrale viene individuato nel secondo comma dell’articolo 3 della Costituzione, che affida alla Repubblica il compito di rimuovere ostacoli economici e sociali che limitano libertà ed eguaglianza, impedendo lo sviluppo della persona e la partecipazione dei lavoratori alla vita politica, economica e sociale del Paese.
L’inclusione sociale e il benessere diventano così una prospettiva politica che prende forma negli anni successivi con la costruzione dello Stato sociale.
responsabilità politica e peso dell’esperienza bellica
Nella stesura della Carta costituzionale emerge una responsabilità costante. Il quadro internazionale si fa più teso e anche l’interno ne risente, mentre sul lavoro dei costituenti grava il riferimento al peso del popolo dei morti, richiamato da Piero Calamandrei.
La politica indicata come risposta al disastro umano appare distante rispetto alle fasi successive caratterizzate da antipolitica. Il testo richiama come, proprio grazie al peso della dittatura fascista e dell’esperienza bellica, si realizzi un rifiorire di ideali confluiti in una visione sociale del Paese, capace di superare la drammatica emergenza.
affluenza e risultato: preferenza per la repubblica
Alla consultazione partecipa quasi il 90% dei cittadini. Il dato viene presentato come un segnale di fiducia verso il nuovo sistema che sta per nascere, associato a una giornata senza incidenti.
La preferenza si concentra sulla Repubblica con uno scarto di 2 milioni di voti rispetto alla monarchia, attestandosi al 54,27% dei suffragi. Il divario non risulta enorme, poiché una parte del voto verso l’opzione repubblicana risulta inibita da paura e dall’idea che la repubblica potesse significare una “repubblica rossa”.
Secondo il testo, su questo aspetto ha inciso anche l’agnosticismo delle alte gerarchie cattoliche. Il quadro viene ulteriormente collegato a una predilezione verso la monarchia espressa da testate moderate e conservatrici, più forti di un’espressione partitica in cui il favore per il re è rappresentato dai soli liberali e dal Partito democratico italiano.
La Democrazia cristiana, pur risultando repubblicana nel suo nucleo dirigente, è descritta come consapevole di un sentimento monarchico non sopito, soprattutto nel sud Italia. Per questo vengono indicate libertà di voto agli elettori, motivate sia dall’esigenza di non perdere consensi sia dal timore di spaccature interne.
Il ragionamento sul futuro evidenzia che, sulla Repubblica, si apriva la possibilità di aumentare le adesioni nel tempo; la monarchia, legata al fascismo e alla guerra, viene collegata alle conseguenze della fuga dei suoi vertici l’8 settembre 1943 e risulta incapace di accrescere i consensi. Le sue responsabilità vengono definite irredimibili.
figure citate: contributi culturali e riferimenti storici
Nel quadro descritto compaiono riferimenti a personalità connesse sia alla narrazione culturale del periodo sia al pensiero civile richiamato per spiegare il peso morale dell’esperienza collettiva.
- Vittorio De Sica
- Piero Calamandrei
