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Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo, affronta pubblicamente il proprio addio al Pd intervenendo sul palco del Teatro Parenti di Milano. L’occasione è il convegno “C’è ancora domani. Quattro strade possibili contro populismo e estremismo”, organizzato dal Circolo Giacomo Matteotti e da Linkiesta, in cui l’europarlamentare chiude una lunga separazione dai dem e annuncia la nascita di Spazio Pubblico, descritto come un nuovo cantiere politico pensato per riunire i riformisti rimasti senza casa.
Durante il suo intervento Picierno richiama l’idea di cambiamento guidato da chi sceglie di muoversi in controtendenza. La figura storica citata come esempio di rottura con l’immobilismo viene affiancata alla tesi secondo cui le vere avanguardie, oggi, sarebbero i riformisti: quelli rimasti nel Pd, quelli che lo hanno lasciato e quelli confluiti in Azione. Il passaggio centrale ribadisce una prospettiva di costruzione di qualcosa di nuovo, legando il coraggio politico al confronto aperto con dinamiche considerate ormai incapaci di rappresentare l’identità riformista.
pina picierno e l’addio al pd: dalle avanguardie storiche ai riformisti di oggi
Nel suo racconto, Picierno usa un contrasto simbolico tra figure del passato e scelte politiche contemporanee. La cornice dell’intervento viene impostata come un confronto tra chi ha cambiato la storia e chi, invece, avrebbe deciso di non alzarsi dalla “sedia”. Su questa base Picierno afferma che il cambiamento nasce da avanguardie coraggiose, e trasferisce la logica al presente: oggi le avanguardie sarebbero i riformisti.
Il convegno diventa quindi il luogo in cui l’europarlamentare mette insieme più traiettorie personali e politiche: riformisti rimasti, riformisti fuori dal Pd e riformisti approdati in Azione vengono presentati come un unico blocco identitario, un’“avanguardia” che percepisce la necessità di cambiare strategia e metodo.
atmosfera politica tra ex compagni e intervento sul campo largo
L’impostazione dell’incontro richiama una “rimpatriata” tra ex compagni di percorso. Sul palco siedono alcune figure indicate come amiche e sorelle da Picierno: tra loro compaiono Marianna Madia, passata dai dem a Italia Viva; Elisabetta Gualmini, che ha fatto il passaggio verso Azione; Simona Malpezzi, rimasta nel Pd; Lia Quartapelle, deputata dem.
In platea seguono l’incontro Emanuele Fiano e Giorgio Gori, mentre Picierno prende la parola con un avvio diretto, rivolgendosi in particolare al tema del campo largo.
pina picierno contesta il congresso e denuncia la perdita di identità del pd
Picierno afferma di aver chiesto un congresso inteso come assemblea programmatica per capire cosa stesse accadendo nel Pd. La critica principale riguarda la convinzione che il partito abbia rinunciato alla propria identità, finendo per subire egemonie culturali attribuite, nel suo racconto, a componenti diverse: secondo Picierno, queste avrebbero riguardato l’impostazione su politica estera, politica europea e temi collegati alla politica fiscale e alle politiche del lavoro.
Accanto alle accuse, l’intervento include anche alcune battute. Picierno fa riferimento all’attenzione verso il “vintage” e sostiene di aver osservato, con sorpresa, un richiamo alla scala mobile. Quindi si rivolge a Simona Malpezzi con un messaggio di solidarietà, dichiarando di percepire una situazione “malvista”.
jobs act e confronto con Italia viva: posizioni e reazioni
Picierno collega alcune discussioni a un confronto con Italia Viva. Riferisce di aver individuato convergenze sulle stesse posizioni riguardo al referendum della Cgil sul lavoro. Nel racconto intervengono anche dinamiche di reazione attorno a iniziative della Fiom, in cui sarebbe emerso un caso in cui Renzi non era invitato e, quando la sua presenza venne evocata, partirono contestazioni descritte con “buuuh”, fischi e insulti. In chiusura del passaggio, Picierno richiama il tema del Jobs Act come elemento su cui esprimere una propria posizione.
campo largo e riformisti: un contesto ritenuto non rappresentativo
Secondo Picierno, le motivazioni dell’uscita dal Pd coincidono con il motivo per cui sarebbe impossibile una convivenza all’interno del campo largo. La definizione utilizzata è netta: il campo largo viene presentato come “il luogo meno ospitale e meno rappresentativo possibile per i riformisti italiani”.
L’europarlamentare sostiene che il Pd avrebbe assunto una posizione che, nel suo giudizio, sarebbe assimilabile a quella di un tempo attribuita alle sinistre estreme. Da qui un’affermazione conclusiva: il campo largo, per Picierno, non avrebbe a che fare con il centrosinistra. In questa cornice, i riformisti sarebbero quelli nel Pd, quelli fuori dal Pd e quelli in Azione, descritti come un’unica avanguardia.
spazio pubblico e polemiche contro populismo, sovranismo e conte
Nel suo intervento Picierno apre un fronte politico legato alla propria iniziativa. Il progetto Spazio Pubblico viene descritto come un tentativo di aprire uno spazio fuori dai miti illiberali e dal sovranismo della destra, ma anche lontano dal populismo con “la pochette” associata a Giuseppe Conte.
Picierno ribadisce che l’obiettivo non è limitarsi a formule riassuntive come “sinistra bella bella” e “destra cacca pùpù”. Viene posto l’accento, nel suo ragionamento, sulla gravità delle condotte filoputiniane attribuite a Conte e sulla preoccupazione per ricette considerate “vintage” legate a Fratoianni, collocandole sullo stesso piano delle critiche rivolte a ricette e immobilismo ricollegati alla destra sovranista.
Salendo di intensità, Picierno rivendica il progetto di unità dei riformisti, sostenendo che, se non si arresta la “folle corsa al rialzo populista”, della democrazia liberale non resterebbero nemmeno le “briciole”. Il riferimento è a una missione che dovrebbe fermare una regressione politica e culturale.
rifiuto dell’idea di essere “arredamento politico”
Un punto ulteriore è la presa di distanza dall’idea di restare semplicemente parte di un equilibrio altrui. Picierno afferma che non sarebbe possibile pensare di limitarsi a fungere da “arredamento politico del campo largo”. La frase mette al centro la volontà di esplicitare che quel contesto, secondo la sua lettura, non vuole l’identità riformista rappresentata da chi la contesta.
isolamento nel pd e denuncia di interferenze russe
Il bersaglio principale resta il Pd. Picierno sostiene di aver subito isolamento all’interno del proprio partito per aver denunciato interferenze russe in Italia. Nel racconto, l’esperienza viene descritta come una dinamica di esclusione: “ci vogliono fuori dalle foto” e l’iniziativa viene letta come un comportamento di fastidio nei confronti di chi solleva questioni considerate scomode.
Secondo Picierno, la vicinanza personale sarebbe rimasta affidata a “amiche e sorelle”, mentre il partito nel complesso avrebbe lasciato lei stessa senza supporto dopo aver combattuto quelle interferenze nel silenzio del partito. L’intervento collega poi la posizione del Pd al tema dell’Ucraina: Picierno dichiara che non sarebbe possibile sostenere che il partito “difenda l’Ucraina”, aggiungendo che, nel suo caso personale, non sarebbe stata nemmeno riconosciuta la difesa di chi sarebbe finito sotto scorta per questo.
La conclusione ribadisce l’impossibilità, secondo Picierno, di raccontare una realtà alternativa: vengono negati i presupposti narrativi usati per descrivere il ruolo del Pd, e la posizione viene chiusa con una contestazione netta.
personaggi presenti sul palco e in platea
Nel corso dell’incontro compaiono figure menzionate direttamente da Picierno:
- Marianna Madia
- Elisabetta Gualmini
- Simona Malpezzi
- Lia Quartapelle
- Emanuele Fiano
- Giorgio Gori