Overtourism nelle dolomiti arrivano i Südtirol Alto Adige Ranger cosa fanno per limitare l’assalto dei visitatori

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Overtourism nelle dolomiti arrivano i Südtirol Alto Adige Ranger cosa fanno per limitare l’assalto dei visitatori

Un nuovo tipo di presidio sta prendendo forma nelle zone più vulnerabili dell’Alto Adige: l’idea nasce dalla necessità di fronteggiare la pressione turistica crescente in luoghi fragili, dove il comportamento dei visitatori può fare la differenza tra esperienza sostenibile e stress ambientale. Con l’avvio della nuova task force, entreranno ufficialmente in servizio 15 “Südtirol Alto Adige Ranger” con un compito mirato alla mediazione sul territorio e alla sensibilizzazione, non alla repressione.

15 “südtirol alto adige ranger”: missione di informazione e sensibilizzazione

La creazione di questa figura professionale fotografa un rapporto con la natura sempre più complesso, reso evidente dall’aumento delle criticità legate al turismo. I ranger entreranno in servizio da quest’estate e opereranno nelle aree maggiormente esposte al fenomeno dell’overtourism. Il loro ruolo non prevede attività sanzionatorie: non sono incaricati di staccare multe e non devono sostituirsi alle forze dell’ordine.

La missione, invece, richiede un lavoro più articolato: i ranger dovranno convincere migliaia di visitatori a tenere condotte corrette in alcune delle mete più frequentate e sensibili del territorio. Il presidio si concentra sui punti focali del turismo altoatesino, con un’attività quotidiana basata su contatto diretto e orientamento.

luoghi del presidio: laghi, alture e siti simbolo

I “Südtirol Alto Adige Ranger” garantiranno la presenza nei principali scenari dell’affluenza turistica, tra cui Lago di Braies, Lago di Carezza, Seceda e Alpe di Siusi. L’operatività comprende anche i passi dolomitici, la chiesetta di Ranui, Santa Maddalena di Funes e la gola del Bletterbach.

In questi contesti la funzione principale consiste nel informare, orientare e sensibilizzare visitatori e visitatrici sulle norme di comportamento da seguire per tutelare l’ambiente naturale.

ecosistemi sotto stress: pressioni, comportamenti rischiosi e problemi di sicurezza

L’iniziativa nasce da una constatazione ormai strutturale: negli ultimi anni le località alpine hanno registrato un incremento costante delle presenze, soprattutto concentrate negli stessi luoghi e spesso negli stessi orari. In parallelo cresce il numero di persone che mettono in atto azioni considerate pericolose o scorrette rispetto alla fragilità degli ambienti.

Tra le criticità descritte rientrano in particolare l’uscita dai sentieri tracciati, l’avvicinamento eccessivo agli animali selvatici, l’uso di droni in aree sensibili e comportamenti di rischio legati alla ricerca del selfie. La pressione generata da queste condotte produce stress per ecosistemi delicatissimi e contribuisce a creare problemi di sicurezza.

il ruolo di peter brunner e l’ambito di azione

L’assessore provinciale alla Tutela della natura, dell’ambiente e del clima Peter Brunner ha evidenziato che le sfide legate all’afflusso di visitatori sono aumentate notevolmente in alcune aree. Ha inoltre precisato che i nuovi ranger dovranno promuovere comportamenti rispettosi della natura, con un’attenzione particolare a ciò che avviene al di fuori delle aree protette.

Il lavoro dei ranger si svolgerà anche in coordinamento con gli altri soggetti istituzionali: opereranno in affiancamento ai ranger dei parchi naturali e collaboreranno con il Servizio forestale provinciale.

formazione e mediazione sul campo: un corso mirato e strategie operative

Per prepararsi alla funzione, i 15 operatori hanno completato un percorso formativo della durata di due giorni e mezzo. Il programma include contenuti che coprono diversi aspetti, dalla gestione dei visitatori alla comunicazione, fino alla meteorologia e al riferimento al Patrimonio Mondiale Unesco delle Dolomiti. Sono previsti anche elementi legati a aspetti legali, normativi e tecniche di gestione dei conflitti.

Il progetto mira a rendere i ranger figure autorevoli e riconoscibili, capaci di dialogare con i turisti prima che i comportamenti problematici vengano messi in atto. L’approccio punta quindi sulla prevenzione attraverso la presenza e l’interazione sul posto.

esperienze pregresse: braies, funes, alta badia e val gardena

L’iniziativa non parte da zero. In aree in cui il flusso turistico raggiunge livelli molto elevati, sono state testate esperienze analoghe. In particolare, vengono citate zone come Braies, Funes, Alta Badia e Val Gardena.

In Val Gardena i “Dolomites Ranger” sono stati impiegati per far rispettare divieti legati a droni, campeggio abusivo, cani lasciati liberi e sicurezza in alta quota. L’operatività prevedeva anche l’interfaccia con polizia municipale, forestali e soccorso alpino.

novità del progetto: tutela ambientale nei luoghi dell’afflusso

Nel contesto altoatesino e in altre aree italiane, figure simili operano spesso con finalità principalmente divulgative scientifiche e, in diversi casi, all’interno dei confini dei parchi naturali. Tra gli esempi citati rientrano i ranger provinciali e i “Junior Ranger” dedicati all’educazione dei più giovani.

La principale differenza indicata riguarda il posizionamento: in questo progetto gli operatori vengono collocati nei luoghi simbolo dell’afflusso turistico di massa. La logica scelta è una mediazione tra promozione turistica e tutela ambientale: non si punta a limitare l’accesso, ma ad accompagnare le persone verso una maggiore consapevolezza delle corrette modalità di comportamento.

figure citate e ruoli istituzionali

  • Peter Brunner
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