Onde corte rai perché l’Italia deve tornare a parlare al Mediterraneo senza il piano mattei

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Onde corte rai perché l’Italia deve tornare a parlare al Mediterraneo senza il piano mattei

Mentre nel Sahel cresce la tensione, tra espulsioni di missioni occidentali e nuovi allineamenti, il Mediterraneo continua a essere attraversato da rotte migratorie cariche di rischio e di vuoto informativo. In questo scenario, la comunicazione affidabile diventa una risorsa strategica: molte persone muovono attraverso aree con scarse possibilità di accesso a notizie verificabili, esposte alla disinformazione di chi controlla da anni le frequenze radio.

Parallelamente, dall’inizio del 2024 emergono nel dibattito italiano priorità come la “proiezione mediterranea” e il “Piano Mattei”. La questione centrale risiede nell’assenza, almeno fino a oggi, di uno strumento capace di raggiungere concretamente il pubblico a cui tali iniziative mirano. Il risultato è una contraddizione che coinvolge la comunicazione, la politica estera e la capacità di presidiare la dimensione informativa nel tempo reale.

onde corte e diplomazia culturale: perché la radio resta decisiva

Per oltre sette decenni, la radio internazionale italiana ha rappresentato una forma di presenza culturale e diplomatica. Voci in arabo, francese e italiano raggiungevano il Nord Africa, il Medio Oriente e aree segnate da conflitti. Il 1° ottobre 2007, con la cessazione delle trasmissioni in onde corte dopo 72 anni, le infrastrutture trasmittenti vennero dismesse.

La scelta venne motivata dalla disponibilità dell’online come alternativa a basso costo rispetto alla manutenzione di impianti di trasmissione. In linea con una logica condivisa anche da altri paesi, l’idea era che la connessione internet rendesse meno necessarie le onde corte. Una prospettiva che, secondo l’impostazione proposta, non ha tenuto conto delle condizioni reali di accesso alle reti digitali.

accesso a internet non uniforme e blocchi digitali nelle crisi

Circa il 25% della popolazione mondiale non dispone di un accesso stabile a internet, secondo quanto riportato da ITU. Il dato viene collegato soprattutto alle aree rurali del Nord Africa, ma anche a contesti di emergenza e instabilità, dove la radio rimane essenziale e spesso insostituibile.

In caso di crisi o repressione, inoltre, le piattaforme digitali possono essere bloccate. Viene citato un esempio recente in Iran e i blocchi nel Sudan nel 2024, in continuità con dinamiche simili già osservate in altre situazioni. Le onde corte, a differenza delle piattaforme online, non vengono bloccate con la stessa facilità: attraversano confini senza richiedere permessi e senza dipendere da infrastrutture locali.

competizione geopolitica sulle frequenze: chi occupa le onde

Nel vuoto creato dalla riduzione delle trasmissioni, altre emittenti hanno consolidato la propria presenza. La cinese CRI trasmette in arabo verso il Maghreb con potenze documentate tra 100 e 250 kW. La francese RFI non ha interrotto la propria operatività.

La Russia ha inoltre rafforzato la presenza in Africa subsahariana. In questo contesto, l’Italia, pur avendo sottoscritto accordi con Algeria, Tunisia e Libia, e pur avendo avviato il Piano Mattei, resta descritta come silenziosa sulle frequenze in cui la propaganda altrui arriva ogni sera a un pubblico ampio.

ripristino delle trasmissioni: costi, tecnologie e copertura

Il ripristino delle onde corte viene presentato come una misura non legata alla nostalgia, ma come un intervento immediatamente realizzabile. Si parla di un trasmettitore da 100 kW di nuova generazione, con un costo indicativo di circa 2–2,5 milioni di dollari. L’apparato dovrebbe supportare sia il formato AM tradizionale sia il digitale DRM (Digital Radio Mondiale).

La copertura proposta riguarderebbe in modo continuativo tutta la sponda sud del Mediterraneo. Un’installazione in Sicilia o Sardegna viene indicata come scelta geograficamente ideale.

contrattazione di capacità e pianificazione nel breve periodo

Nel breve periodo, viene suggerita la possibilità di contrattare capacità con IRRS-NEXUS IBA, associazione milanese che già irraggia verso Africa e Medio Oriente con potenze tra 150 e 300 kW.

I costi operativi annui per 4–6 ore quotidiane di trasmissioni in arabo, francese e italiano sarebbero stimati tra 2 e 5 milioni di euro, calcolati sulla base di operazioni analoghe nel broadcasting internazionale.

soft power e public diplomacy: la radio come megafono

Il ripristino delle onde corte viene inquadrato come una componente di politica estera e soft power, con valore di public diplomacy. In un contesto definito come “guerra dell’informazione” e competizione geopolitica nel Mediterraneo, la voce di un paese viene equiparata, come peso simbolico, alla capacità di proiezione propria di strumenti tradizionali.

Il Piano Mattei viene quindi collegato alla necessità di un canale capace di raggiungere territori in cui l’accesso digitale è intermittente o bloccabile. La proposta mette al centro la riapertura del dossier da parte di Farnesina, RAI e Parlamento come investimento nel presente, più che come operazione di memoria.

contesto editoriale: “sostenitore” e pubblicazione dei contributi

È presente anche una sezione dedicata al blog Sostenitore, che ospita i post scritti dai lettori che contribuiscono alla crescita del progetto sottoscrivendo l’offerta Sostenitore. Tra i contributi inviati, Peter Gomez e la redazione selezionano e pubblicano quelli ritenuti più interessanti.

Il testo descrive una community che nasce da un’idea dei lettori, con l’indicazione che diventare sostenitore significa sostenere le campagne e contribuire in modo visibile attraverso firma o impegno. Viene inoltre richiamata la possibilità, per chi aderisce, di seguire in streaming la riunione di redazione del giovedì e di inviare suggerimenti, notizie e idee, oltre all’accesso a un forum riservato per discussioni e interazioni.

Personaggi e figure citate:

  • Peter Gomez
Non c’è piano Mattei senza onde corte Rai: perché l’Italia deve tornare a parlare al Mediterraneo

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