Omer bartov genocidio a gaza e complicità di chi non agisce, antisemitismo e rifiuto del sionismo
Le parole di Omer Bartov, storico di fama mondiale e accademico israelo-americano, riportano al centro un confronto acceso su libertà di espressione, responsabilità internazionale e definizione giuridica dei crimini. In occasione di “Otto e mezzo” su La7, Bartov collega il silenzio editoriale sul proprio ultimo libro al clima sociale che, a suo giudizio, alimenta negazione e chiusura. Al centro della conversazione compare anche il tema del genocidio a Gaza, trattato non come opinione personale, ma come materia di diritto internazionale.
omer bartov e il libro non pubblicato in israele
Omer Bartov apre il suo intervento richiamando la mancata pubblicazione del suo libro in Israele e descrive tale episodio come un segnale della mentalità del paese in cui è nato e cresciuto. Lo storico afferma che l’impossibilità di vedere il volume pubblicato in ebraico rappresenta, nel suo racconto, un indicatore di chiusura mentale.
Il libro, intitolato “Nell’abisso. Dal sionismo al genocidio: la sconfitta morale di Israele”, risulta appena uscito per Laterza ed è già stato tradotto in decine di lingue. Nonostante ciò, resta invisibile nelle librerie di Tel Aviv e Gerusalemme: nessuna casa editrice israeliana ha scelto di pubblicarlo. Bartov esprime rammarico per questo silenzio editoriale e collega l’assenza di uscita al livello di apertura del contesto culturale.
genocidio a gaza: definizione giuridica e obblighi degli stati
Alla conduttrice Lilli Gruber, che chiede perché a Gaza si parli di genocidio, Bartov risponde impostando la questione su un piano giuridico. Secondo lo storico, non si tratta di un’opinione: la figura del genocidio sarebbe un crimine definito con precisione dalla Convenzione dell’Onu del 1948. Bartov ricorda inoltre che la convenzione è stata firmata da Israele e anche da Italia, Francia, Regno Unito e Stati Uniti.
chi riconosce ha l’obbligo di agire
Nel ragionamento dello storico, chi accetta che stia avvenendo un genocidio porta con sé un obbligo giuridico di intervento. Al contrario, chi tace o nega assumerebbe, nel quadro delle responsabilità richiamate, il ruolo di complice.
Bartov afferma che gli stati firmatari che vedono un genocidio accadere sono obbligati ad agire. In caso contrario, secondo la sua ricostruzione, diventerebbero complici del suo svolgimento.
oltre il crimine: impegno internazionale e prevenzione
L’intervento precisa che, quando si identifica il genocidio, non si individua soltanto un singolo crimine, cioè il tentativo di distruggere un gruppo in parte o totalmente in quanto tale. Secondo Bartov, viene messo in gioco anche un impegno della comunità internazionale, raggiunto dopo i crimini dei nazisti e dopo l’Olocausto, con l’obiettivo di impedire tentativi di distruzione di gruppi e nazioni, interamente o parzialmente.
genocidio come evento sociale e struttura collettiva israeliana
La lettura di Bartov supera la sola cronaca militare e si concentra sulla struttura sociale. Lo storico distingue il genocidio da altri crimini: mentre i crimini di guerra possono essere collegati all’azione di un singolo generale o di un’unità, il genocidio viene descritto come un evento sociale, collegato all’intera popolazione.
leva obbligatoria e coinvolgimento nazionale
Bartov lega questa dimensione collettiva al funzionamento della leva obbligatoria. Nel quadro delineato, i soldati sono figli e figlie di quasi ogni famiglia, per cui l’attività bellica diventa un’esperienza collettiva inscindibile dall’identità nazionale.
negazione, azione e inazione
Secondo Bartov, tutti partecipano in qualche modo all’evento: coloro che lo compiono, coloro che lo negano e coloro che non fanno nulla al riguardo. In questa cornice lo storico descrive Israele come in una fase di profonda negazione.
critiche a sionismo e antisemitismo: la risposta di bartov
Chiusura netta anche sul tema delle accuse che equiparerebbero qualsiasi critica al sionismo e a Israele a una forma di antisemitismo. Bartov respinge l’idea definendola “una sciocchezza” e sostiene che non avrebbe legame con l’atteggiamento verso gli ebrei.
Nel suo ragionamento, il punto riguarda il rifiuto di una specifica ideologia, giudicata non più sostenibile.
partecipanti al confronto in studio
- Omer Bartov
- Lilli Gruber