Migranti, l’ue cerca paesi terzi per i centri rimpatri con l’intervento dei talebani

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Migranti, l’ue cerca paesi terzi per i centri rimpatri con l’intervento dei talebani

La cornice europea sul rimpatrio sta accelerando i tempi e, a pochi giorni dall’approvazione del regolamento, diversi Paesi dell’Unione europea cominciano a muovere i primi passi su un terreno complesso e delicato. Al centro delle discussioni c’è l’idea di centri in Paesi terzi destinati a gestire i migranti che hanno ricevuto un ordine di espulsione, con un impatto diretto su logistica, detenzione e coordinamento tra Stati.

centri in paesi terzi per i rimpatri: primi passi in diversi paesi ue

Secondo quanto risulta, alcune capitali starebbero valutando la creazione di strutture fuori dal territorio dell’Ue per trasferire persone destinatarie di espulsione. Le realtà citate come più propense includono Germania, Austria, Danimarca, Grecia e Paesi Bassi. In parallelo, la Grecia avrebbe indicato un percorso con tempistiche definite: il primo ministro Kyriakos Mitsotakis ha collegato la strategia alla volontà di chiudere i primi accordi entro la fine del 2026.

modello italiano e limiti emersi: cosa è accaduto a gjader

Il progetto preso a riferimento sarebbe quello sviluppato dall’Italia, con il centro realizzato a Gjader, in Albania. La sperimentazione, però, è stata descritta come lontana dal successo: tra le migliaia di persone che il governo prevedeva di trasferire in vista del rimpatrio, risulterebbero essere state effettivamente espulse solo poche decine. La procedura avrebbe inoltre richiesto ulteriori passaggi, con la necessità di ripassare dall’Italia.

nuova normativa europea e accordi bilaterali con paesi terzi

La nuova normativa europea viene presentata come l’elemento che modifica lo scenario operativo. In particolare, consentirebbe di stipulare accordi bilaterali con Paesi terzi per trasferire chi deve essere rimpatriato. Una volta individuati come hub, gli Stati coinvolti dovrebbero occuparsi di funzioni specifiche: gestione della detenzione, contatti con i luoghi di provenienza ed eventuale rientro.

paesi citati come sedi: ruanda, uzbekistan e altre ipotesi

Nelle ricostruzioni circolate, tra i nomi più citati per possibili sedi dei centri compaiono Ruanda e Uzbekistan. In alcune discussioni sarebbero stati menzionati anche Uganda e Kazakistan, ma la disponibilità politica dei rispettivi governi appare incerta.

disponibilità contestata e smentite: proteste e fattori logistici

Per le ipotesi che coinvolgono i Paesi africani e quelli dell’area centroasiatica, sarebbero arrivate smentite non ufficiali. Il quadro sarebbe complicato anche da reazioni interne: sarebbero emerse proteste collegate alla possibilità di accogliere iniziative considerate controverse sul piano umanitario e politico.

Tra i criteri valutati risulterebbe anche la distanza

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