Meloni contro i burocrati ue dopo la sconfitta sull ets

• Pubblicato il • 5 min
Meloni contro i burocrati ue dopo la sconfitta sull ets

Il sistema europeo per lo scambio delle quote di emissione di CO2 (ets) continua a essere al centro della partita politica italiana in vista della revisione delle regole in arrivo. A marzo era stato chiesto un intervento sul meccanismo con scarsi risultati, mentre a distanza di pochi mesi la Premier Giorgia Meloni ha spostato l’attenzione sulle responsabilità attribuite a Bruxelles, contestando comunicazioni e contenuti tecnici ritenuti non coerenti con le indicazioni dei leader europei. Il nodo resta quello dell’impatto su prezzi dell’energia, volatilità del mercato del carbonio e conseguenze complessive per il raggiungimento degli obiettivi climatici al 2030.

ets al centro: marzo tra richieste italiane e isolamento in Europa

Il tema affrontato a marzo riguarda l’idea di intervenire in modo incisivo sull’ets, descritto come uno strumento chiave per gli obiettivi climatici europei, ma accusato da Confindustria di affossare le imprese italiane. Dopo la richiesta di mettere mano al sistema con scarso successo, la discussione si è spostata sulla revisione del meccanismo, considerata ormai imminente.

Tre mesi dopo, nelle comunicazioni alla Camera preparate in vista del prossimo Consiglio europeo, Meloni ha indicato come responsabili Bruxelles e i cosiddetti burocrati, sostenendo che vi sarebbero interpretazioni non allineate al mandato ricevuto dai leader. L’accusa riguarda decisioni “ribaltate” tramite interpretazioni surreali, descritte come mascherate da aspetti tecnici.

leader europei e obiettivi di marzo: direzione pragmatica e riduzione degli effetti

Nella ricostruzione della Premier, le conclusioni approvate dai capi di Stato e di governo a marzo avrebbero delineato una direzione chiara e pragmatica per affrontare tre aspetti: ridurre i prezzi dell’energia, contenere la volatilità e attenuare l’impatto dell’ets. Secondo questo impianto, eventuali risultati non conformi alle aspettative sarebbero riconducibili a decisioni della Commissione.

Il quadro viene però presentato come sbilanciato a svantaggio del governo italiano. Prima del vertice di marzo, l’Italia aveva chiesto una revisione profonda del meccanismo, puntando a ridurne l’effetto sui prezzi. Nel confronto tra leader, la posizione di Meloni si sarebbe ritrovata isolata, mentre Germania e Commissione avrebbero difeso l’impostazione dell’ets.

il ruolo di Merz e von der leyen: ets come strumento, energia guidata dal gas

Friedrich Merz avrebbe sostenuto apertamente l’ets definendolo uno strumento efficace. Ursula von der Leyen avrebbe ribadito che la causa principale dei prezzi elevati dell’elettricità resta la dipendenza europea dal gas. Nel confronto dei costi, l’analisi richiamata indica che sulla bolletta totale la componente energia pesa in media per 56%, mentre le quote di emissione incidono per 11%, i costi di rete per 18% e le imposte per 15%.

Secondo questa impostazione, l’ets servirebbe soprattutto a rendere più conveniente investire nelle tecnologie pulite e a ridurre la dipendenza dal gas. Il punto critico citato riguarda però l’uso dei proventi: la direttiva europea prevede destinazioni ad abbattimento delle emissioni dei gas a effetto serra e ad adattamento agli impatti dei cambiamenti climatici, mentre ciò non avverrebbe nella misura attesa.

esito di marzo: nessuna sospensione, tempi immutati e rinvio escluso

Rientrando nella riunione di marzo, il Consiglio non avrebbe accolto le richieste più radicali avanzate da Roma. Non sarebbero state approvate sospensione del sistema, accelerazione della revisione o rinvio delle scadenze già previste. L’unico risultato riconosciuto alla posizione italiana riguarda un riferimento generico nella conclusione alla necessità di valutare misure per mitigare l’impatto delle diverse componenti del prezzo dell’elettricità, includendo l’ets, e limitare l’eccessiva volatilità del mercato del carbonio.

Restano inoltre invariati i tempi per le nuove regole: l’indicazione riportata è l’estate 2026, come già previsto.

benchmark ets e atto delegato di bruxelles: nuovi parametri e quote gratuite

Con la scadenza che si avvicina, la contestazione si concentra sull’atto delegato con cui Bruxelles aggiorna i benchmark dell’ets. Tali parametri determinano quante quote gratuite spettano alle industrie europee esposte alla concorrenza internazionale.

Il passaggio viene descritto come tecnico ma interpretabile: i nuovi benchmark riflettono i progressi nei settori industriali più efficienti nella riduzione delle emissioni e, per alcune imprese, potrebbero tradursi in una diminuzione dei permessi a inquinare gratuitamente, senza acquistarli sul mercato.

Nel complesso, però, l’atto risulterebbe meno severo di quanto temuto: la quantificazione fornita indica che, complessivamente, all’industria verrebbero assegnati circa 4 miliardi in più di quote gratuite.

estensione dell’ets e inceneritori: direzione di bruxelles oltre i benchmark

Accanto all’aggiornamento dei parametri, la Commissione mira a estendere l’ets ai voli extraeuropei e valuta la graduale inclusione degli inceneritori di rifiuti. Dallo stesso contesto emerge anche l’ipotesi che possa arrivare l’obbligo per gli Stati membri di destinare una quota maggiore dei ricavi nazionali derivanti dalle aste, indicati in modo complessivo in 43 miliardi nel 2025, agli investimenti per la decarbonizzazione nei settori coperti dal sistema di scambio quote di emissione.

Per l’Italia, viene richiamata una specifica norma che dal 2010, voluta dall’allora ministro Giulio Tremonti, prevede la destinazione del 50% del gettito alla riduzione del debito pubblico, con conseguente necessità di adeguamento alle nuove regole.

pressione delle imprese e dibattito su prezzi, speculazione e ets2

Il governo si trova sotto ulteriore pressione per le richieste provenienti dalle imprese, riportate tramite Sole 24 Ore. Le richieste includono misure orientate a limitare il prezzo delle quote, agendo sulla riserva per la stabilità del mercato e arrivando a ipotizzare un tetto al prezzo della CO2. Un ulteriore punto riguarda l’esclusione degli operatori finanziari dalla partecipazione alle aste, con l’obiettivo di evitare una “deriva speculativa”.

Tra le richieste figura anche un ulteriore rinvio oltre il 2028 dell’ets2, destinato a applicarsi ai trasporti su strada e agli edifici.

narrazione politica e responsabilità: burocrazia vs decisioni dei leader

Alla luce del quadro descritto, prende corpo una narrazione che attribuisce alla burocrazia comunitaria il ruolo di capro espiatorio per decisioni percepite come divergenti. Nello stesso tempo, viene fatta emergere l’idea che tali scelte sarebbero state sostenute dalla maggioranza dei leader comunitari, trasformando la discussione sulla responsabilità in un confronto politico oltre che tecnico.

personaggi citati

  • Giorgia Meloni
  • Friedrich Merz
  • Ursula von der leyen
  • Giulio Tremonti
Meloni, sconfitta sulla revisione delle quote Ue di emissione, attacca i “burocrati”: “Ribaltano le decisioni del Consiglio”
Categorie: PoliticaEconomia

Per te