Massacro 706 cetacei alle isole faroe denuncia degli ambientalisti sulla caccia nelle acque contaminate sangue
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La tradizionale mattanza praticata al largo delle isole faroe torna al centro delle cronache internazionali con accuse severe sulle modalità di uccisione e sui numeri degli abbattimenti. Secondo le organizzazioni ambientaliste, il 27 maggio le acque dell’arcipelago si sarebbero tinte di rosso per l’operazione che coinvolge balene pilota e delfini, con carcasse riportate sulle spiagge e denunce di crudeltà estrema e prolungamento dell’agonia.
mattanza alle isole faroe: accuse su 706 animali uccisi
Le contestazioni si basano sulle dichiarazioni di elisa allen, vicepresidente dei programmi di peta, riportate dal quotidiano the independent. Allen descrive la scena sostenendo che gli animali vengano uccisi con modalità che causerebbero sofferenza e che intere famiglie animali sarebbero colpite in modo massivo. Nel resoconto viene indicato che, nel corso di una giornata, 706 tra balene pilota e delfini dai fianchi bianchi dell’Atlantico sarebbero stati abbattuti.
Il racconto delle associazioni parla di una caccia tradizionale chiamata grindadrap, in cui gli animali vengono spinti verso baie poco profonde e poi uccisi. La direttrice della campagna locale di sea shepherd, valentina crast, descrive le operazioni come scene caotiche di estrema crudeltà e segnala che l’agonia dei mammiferi continuerebbe anche dopo l’arrivo sugli arenili.
numeri degli abbattimenti: 402 balene pilota e 168 delfini in località specifiche
Le autorità locali presentano le operazioni come una tradizione secolare e come un metodo di sussistenza alimentare senza finalità commerciali, con distribuzione di carne e grasso tra i residenti. Le organizzazioni che osservano la caccia indicano invece dimensioni molto più ampie della macellazione.
Secondo il conteggio attribuito a sea shepherd, in poche ore risulterebbero uccisi 402 balene pilota e quattro tursiopi nella capitale tórshavn. Il resoconto aggiunge che sarebbero stati abbattuti 168 delfini dai fianchi bianchi a skalabotnur e altri 132 a hvalvik.
arresti durante le operazioni: due osservatori fermati
Nel corso delle attività, due membri dell’equipaggio di sea shepherd, presenti come osservatori, sarebbero stati arrestati dalla polizia. Il fermo sarebbe avvenuto in seguito a denunce presentate dai cacciatori locali, che avrebbero accusato gli attivisti di interferenza. L’organizzazione ambientalista contesta formalmente la ricostruzione, dichiarando che tali accuse risultano smentite.
appello a the independent: richiesta di bando permanente
Di fronte alle carcasse descritte come sventrate e ammassate sulle spiagge, le organizzazioni chiedono l’intervento dei governi europei. elisa allen sollecita un bando immediato e permanente rivolgendosi direttamente al primo ministro faroese.
Nel messaggio ripreso dal quotidiano, vengono citate pratiche considerate barbariche: Allen afferma che, ogni anno, centinaia di balene e delfini sarebbero massacrati con ami di metallo conficcati negli sfatatoi dei mammiferi spiaggiati, prima del taglio delle spine dorsali. L’esponente di peta ribadisce inoltre che balene e delfini sono altamente intelligenti e che provano dolore e paura in modo comparabile alle emozioni attribuite agli esseri umani.
modifiche normative e carenza di strumenti: vincoli legali e procedure contestate
Le contestazioni non riguardano soltanto la tradizione, ma anche aspetti legali e procedurali. oceancare segnala che gli abbattimenti del 27 maggio si sarebbero verificati a poche ore di distanza da un voto all’unanimità del parlamento faroese su una modifica normativa.
Secondo la ricostruzione riportata, la delibera stabilirebbe che i regolamenti locali sulla caccia prevalgono sulle leggi relative al benessere animale, proteggendo i cacciatori da eventuali procedimenti giudiziari per presunte violazioni connesse a tali aspetti.
Le associazioni indicano anche una carenza durante le operazioni: nel corso delle tre battute di caccia si sarebbe registrata una mancanza di lance spinali. L’informazione presentata attribuisce a queste attrezzature il ruolo di strumenti specializzati e autorizzati per recidere rapidamente il midollo spinale e limitare i tempi di macellazione. In assenza di tali strumenti, alcuni partecipanti avrebbero utilizzato lunghi coltelli non regolamentari, con conseguenze legate a tempi di abbattimento più lunghi e sofferenze maggiori.
figure citate nelle dichiarazioni e nelle denunce
- elisa allen
- valentina crast
Le posizioni riportate fanno riferimento anche a peta, sea shepherd, oceancare e al quotidiano the independent, citati come punti di riferimento per le accuse, le richieste e la ricostruzione degli eventi.


