Mafia a Busto Arsizio Hydra: perché il Csm non la vuole vedere e cosa emerge

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Mafia a Busto Arsizio Hydra: perché il Csm non la vuole vedere e cosa emerge

Nel processo Hydra contro il Consorzio di mafie, l’udienza prosegue con una presenza costante in aula bunker a San Vittore: stessi elementi distintivi, obbligo di firma e condizione di libertà, pur con imputazioni legate all’appartenenza a un’associazione criminale indicata come Unione di mafie sotto l’ala di Cosa nostra, con riferimento a un’area di controllo e a un clan citati nel procedimento.

La giornata si concentra sul racconto dei collaboratori e sui ultimi verbali depositati, che ampliano il quadro accusatorio con dettagli descritti come parte di una “densità mafiosa” nel territorio lombardo. Tra i nomi ricorrenti emergono Dario Nicastro e il fedelissimo Rosario Bonvissuto, mentre le carte processuali richiamano anche altri episodi collegati a minacce e intimidazioni rivolte a persone che risultano parte della comunità locale.

processo hydra: san vittore, udienza e imputazioni su busto arsizio

Nell’aula bunker di San Vittore non mancano i due elementi indicati come costanti: presenze in udienza e segni di un’abitudine ricorrente. Oltre all’obbligo di firma, la posizione descritta nel procedimento riguarda persone che risultano libere, benché imputate come appartenenti all’Unione di mafie con riferimenti organizzativi legati a Cosa nostra, area e clan richiamati nel contesto di Busto Arsizio.

I protagonisti dell’udienza risultano Dario Nicastro e Rosario Bonvissuto. Il ruolo di Bonvissuto, già illustrato nelle carte dell’inchiesta Hydra, riceve ulteriore risalto dopo il deposito degli ultimi verbali del collaboratore Francesco Bellusci, presentato come ex soldato della ‘ndrangheta di Lonate Pozzolo.

densità mafiosa lombarda: il consiglio superiore della magistratura e la contestazione

Il racconto si intreccia con una contestazione riportata nel testo sul ruolo del Consiglio superiore della magistratura. La vicenda viene descritta con riferimento all’11 giugno, quando una delibera viene indicata come capace di negare la qualificazione di “densità mafiosa” in Lombardia.

La contestazione viene collegata a una storia di presunta attività criminale nel territorio di Milano e Lombardia, richiamando un arco temporale pluridecennale e sostenendo che tale ricostruzione non sarebbe stata riconosciuta.

famiglia nicastro e controllo del territorio: rispetto e complicità descritte da bellusci

Secondo la ricostruzione riportata, la famiglia Nicastro avrebbe governato il territorio di Busto per decenni, attraverso violenza e minacce. La scena processuale aggiunge che la giunta locale, indicata come in ritardo, avrebbe chiesto di costituirsi parte civile nel processo Hydra, mentre il giudice, nell’udienza precedente, avrebbe respinto la costituzione.

Nel quadro descritto, vengono richiamati anche divieti di dimora che colpirebbero Nicastro e Bonvissuto, oltre all’obbligo di firma.

il racconto: ordini, pagamenti e “persone comuni”

Il collaboratore Francesco Bellusci descrive legami e dinamiche di influenza: quando Nicastro e Bonvissuto arrivavano in un contesto locale, sarebbe scattata una disponibilità generale, attribuita non solo a persone vicine al clan, ma anche a individui presentati come persone comuni della società civile.

La narrazione introduce l’idea di una mafiosità percepita come immanente, definita con un’espressione riportata come “mafiosità immanente”. In particolare, viene riferito che in un locale la comunità del bar avrebbe mostrato rispetto verso i Nicastro, e che le richieste di consumazioni sarebbero state gestite come già definite: si ordinava, si indicava un prezzo e un pagamento sarebbe risultato già effettuato, con l’ipotesi che a pagare fosse la gente presente.

lo schiaffo nel bar pieno: nessun intervento e mancata reazione

Un passaggio ritenuto significativo riguarda un episodio specifico: un soggetto, descritto come non pagatore di un gruppo di siciliani vicini ai Nicastro, viene convocato in un bar di Busto Arsizio, indicato come località con bowling.

Secondo Bellusci, nel locale la situazione sarebbe stata affollata e i presenti non avrebbero reagito. Viene riportato che Bonvissuto si sarebbe trovato sul posto con un’auto indicata come X6 bianco. In un momento descritto come pubblico, Rosario sarebbe arrivato dalla parte indicata come retro del bar e avrebbe colpito con uno schiaffo. Il racconto include anche la presenza di una figlia che avrebbe iniziato a piangere.

Nonostante la scena, viene detto che nessuno si sarebbe alzato e neppure il titolare del locale avrebbe interrotto l’accaduto, elemento usato per sostenere che la complicità sarebbe stata diffusa. Nel racconto compare anche l’idea che sarebbe stato possibile usare violenza ben più grave senza ottenere reazioni, perché nessuno avrebbe parlato.

minacce ai bar di busto arsizio: intimidazioni e dichiarazioni riportate

Il testo richiama anche un riferimento a minacce formulate nei confronti di Francesco Picone, indicato come titolare di un bar a Busto Arsizio, Varese, Lombardia e indicato oggi come parte civile. Le frasi riportate nei verbali includono intimidazioni dirette, con scenari di aggressione e chiusura del locale, e un’affermazione che richiama il comando e il controllo sul territorio.

la testimonianza della moglie del titolare minacciato

Il testo riporta che, ascoltata ai verbali la moglie di Picone, sarebbe emerso un ulteriore riferimento: uno dei tre interlocutori avrebbe detto di essere a conoscenza della situazione e, dopo l’identificazione, la memoria sarebbe riemersa. Viene descritto un ordine rivolto a riferire al marito, con l’indicazione di tagliare la gola tramite un gesto descritto con le dita.

Nel racconto viene anche spiegato perché Picone avrebbe cacciato dal locale il figlio di Nicastro: secondo Bellusci, Francesco Nicastro avrebbe portato birre nel locale, consegnandole alle persone presenti senza che fossero pagate. Dopo essersi spostato dietro il bancone, avrebbe distribuito le birre agli amici.

presunto controllo e impunità: segnali di un sistema secondo i verbali

Le ricostruzioni riportate costruiscono un filo unitario: rispetto collettivo, assenza di intervento nei momenti di intimidazione e ripetizione di minacce verso persone che operano nel territorio. Le dinamiche descritte in bar e contesti sociali vengono presentate come elementi coerenti con un controllo che si rifletterebbe anche nella risposta della comunità locale, mentre le frasi intimidatorie vengono affiancate a ricostruzioni di fatti concreti legati a consumazioni e conflitti nel locale.

Personaggi citati:

  • Dario Nicastro
  • Rosario Bonvissuto
  • Francesco Bellusci
  • Francesco Picone
  • Alessandra Cerreti
  • Francesco Nicastro
Hydra, ecco la “densità mafiosa” in Lombardia negata dal Csm. Il pentito: “Qui le persone si mettono a disposizione”
Categorie: Cronaca

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