Luca parmitano artemis iii intervista non rinuncio ai miei sogni

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Luca parmitano artemis iii intervista non rinuncio ai miei sogni

L’annuncio della partecipazione alla missione Artemis III ha trasformato un’aspettativa in realtà, accendendo sensazioni intense e un’attenzione particolare al modo in cui i sogni prendono forma. Luca Parmitano racconta emozioni e motivazioni emerse dopo la conferma da parte della Nasa, descrivendo anche il contesto organizzativo, il ruolo della famiglia e il significato della collaborazione tra Europa e Usa nell’esplorazione dello spazio.

Nel dialogo, l’astronauta italiano ripercorre il momento in cui ha ricevuto la comunicazione, la reazione dei propri cari e il valore di un lavoro condiviso che coinvolge competenze, industrie e università. Accanto a questo, emergono riflessioni su diversità e prospettive future per le missioni Artemis.

artemis iii: la conferma e il momento dell’equipaggio

La prima reazione di Luca Parmitano davanti alla scelta per Artemis III è stata caratterizzata da incredulità. La conferma è arrivata poco più di una settimana prima: la comunicazione sarebbe avvenuta tramite una chiamata nell’ufficio del proprio capo con il pretesto di una riunione segnalata in agenda con un titolo non realistico. Dentro l’ambiente erano presenti colleghi, e la dinamica della scoperta è stata descritta come un passaggio diretto: si è parlato dell’equipaggio osservando le persone intorno.

Parmitano sottolinea la dimensione emotiva dell’incontro, definendolo un momento molto bello per la possibilità di conoscere l’equipaggio con cui, in precedenza, si era già collaborato in forme diverse. L’annuncio non si limita quindi a una scelta professionale, ma diventa anche un’esperienza relazionale con i compagni di missione.

famiglia e sostegno: orgoglio e motivazione

La famiglia viene indicata come una fonte centrale di energia: Parmitano descrive i propri cari come orgogliosi e felicissimi della notizia. La presenza in sala al momento della comunicazione conferisce alla reazione un carattere ancora più significativo, e porta l’astronauta a evidenziare che il ringraziamento più profondo è andato proprio verso loro.

governo italiano e asi: un segnale positivo per l’esplorazione

Il sostegno del governo italiano viene collegato alla prospettiva di un ruolo attivo dell’Italia nel programma. Secondo quanto riferito, non era scontato all’inizio che un astronauta italiano potesse partecipare per primo a una missione Artemis. Le dichiarazioni di poche settimane prima del governo e dell’Asi vengono quindi interpretate come un segnale estremamente positivo: l’idea è che l’Italia voglia essere al centro dell’esplorazione, anche attraverso la costruzione di moduli di superficie.

In questa cornice, il contributo viene descritto come fondato su un insieme di risorse: partner affidabile grazie a mezzi, università, industrie e astronauti. Il messaggio complessivo è la volontà di posizionarsi, insieme all’Agenzia spaziale europea, come riferimento concreto e operativo.

missione artemis iii: contesto nuovo e responsabilità diversa

Alla domanda su ciò che rende diverso Artemis III rispetto ad altre esperienze, Parmitano richiama la differenza tra l’ambiente della Stazione spaziale internazionale e quello attuale. Nella sua descrizione, per l’Iss era relativamente più facile prevedere la sequenza di lanci e le partecipazioni dei diversi paesi dell’Esa e dei membri del corpo astronauti.

Artemis III, invece, viene definita come un progetto completamente nuovo, da affrontare con un processo di presa di confidenza ancora in corso. La variazione riguarda anche il tipo di responsabilità: l’impianto organizzativo e operativo è giudicato distante da quello precedente, richiedendo un approccio differente.

nasa ed esa: avvicinamento, tecnologia e “piano b”

Il tema dell’avvicinamento tra Nasa ed Esa viene affrontato collegandolo a quanto già avvenuto: per Parmitano, le due traiettorie non si escludono. L’idea di un “piano B” viene presentata come compatibile con la collaborazione in corso, perché l’avvicinamento risulta già reale.

Viene citato un passaggio che ha coinvolto Josef Aschbacher e Jared Isaacman, con riferimento al contributo europeo al programma Artemis III. In questa prospettiva, l’Europa viene descritta come partner su cui contare, con un ruolo concreto legato a tecnologie considerate indispensabili: in particolare il modulo di servizio europeo e altre componenti previste per le fasi più avanzate, come i lander e sviluppi successivi.

Allo stesso tempo, Parmitano collega la capacità di contribuire con valori di collaborazione e cooperazione alla necessità di avere accesso indipendente allo spazio. La proposta ai paesi membri si fonda sulle competenze disponibili, con l’obiettivo di rafforzare la partecipazione europea in modo strutturale.

diversity e equipaggio: la domanda più inaspettata

Durante il periodo di attenzione mediatica internazionale, Parmitano descrive la domanda più inaspettata ricevuta da un giornalista americano al suo equipaggio. La richiesta riguarda la consapevolezza che tutti i membri dell’equipaggio siano uomini e che, quindi, non fosse presente una donna nella formazione.

La reazione dell’astronauta è di sorpresa, motivata dal fatto che, secondo la sua lettura, esiste un ottimo livello di diversity considerando non solo il background, ma anche le etnicità presenti. Parmitano richiama anche esperienze personali: da una missione precedente aveva a bordo due colleghe, con una indicata come già a bordo della Stazione spaziale internazionale pronta a prendere comando a breve; in aggiunta, menziona un rientro recente da una missione con comandante e pilota donne americane e l’avvio di un’altra missione.

Da queste premesse, afferma che non gli sorprenderà vedere nella prossima missione Artemis un equipaggio guidato da colleghe donne.

artemis iii e missioni future: il valore di un traguardo

Alla questione se Artemis III escluda la partecipazione a missioni future, Parmitano risponde concentrandosi sul presente e sul significato della selezione. La sua giornata professionale, in questo momento, è legata a una missione per cui ha molto sperato.

Nei racconti degli anni precedenti, Parmitano ha definito Artemis III come l’equivalente della missione Apollo 9, descritta come meno conosciuta dal grande pubblico ma considerata, per un pilota sperimentatore, uno dei momenti più alti possibili. Il fatto di essere scelto come pilota per Artemis III viene quindi presentato come un sogno realizzato.

Il messaggio finale ribadisce che non ha mai rinunciato a un sogno e che non intende imporre limiti al possibile, richiamando una frase attribuita a Ringo Starr: “I could tell you but I know it’s mine”.

personaggi, ospiti e membri dell’equipaggio citati

  • Luca Parmitano
  • Josef Aschbacher
  • Jared Isaacman
  • tre astronauti statunitensi (membri dell’equipaggio)
  • colleghe citate da missioni precedenti (incluse quelle indicate come operanti nella Stazione spaziale internazionale e in altre missioni)

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