Lavoro minorile nega i diritti fondamentali: cosa dice Save the Children
Lo sfruttamento del lavoro minorile resta una violazione grave dei diritti dei bambini e continua a produrre conseguenze profonde e durature sulla vita delle giovani generazioni. La questione, legata alla negazione dell’infanzia e all’accesso limitato a istruzione e opportunità di sviluppo, emerge anche dai dati disponibili in Italia, dove risultano ancora presenti forme di impiego precoce spesso poco visibili. In occasione della Giornata internazionale contro il lavoro minorile, Save the Children richiama l’attenzione su numeri e dinamiche che coinvolgono fasce d’età sempre più ampie, con effetti diretti su crescita, salute e benessere psicologico.
lavoro minorile in italia: stime e coinvolgimento tra 7 e 15 anni
Le stime basate sulla ricerca “Non è un gioco”, condotta da Save the Children con la Fondazione Di Vittorio nel 2023, indicano che in Italia quasi 1 minore su 15 tra i 7 e i 15 anni (pari al 6,8%) svolgeva o aveva svolto nell’anno precedente un’attività lavorativa. L’incidenza non resta stabile: cresce con l’avanzare dell’età, in particolare tra i 14-15enni.
Tra gli adolescenti di 14-15 anni un ragazzo o una ragazza su 5 (il 20%) svolgeva o aveva svolto nell’anno precedente un’attività lavorativa. Nello stesso intervallo di età, poco più di 1 14-15enne su 4 (il 27,8%, circa 58mila adolescenti) era stato impegnato in lavori considerati particolarmente dannosi per percorsi educativi e benessere psicofisico, poiché svolti in modo continuativo durante il periodo scolastico oppure in orari notturni, o comunque percepiti dai minori come pericolosi.
quali settori coinvolgono di più: ristorazione, commercio e altre aree
La ricerca individua i principali ambiti con maggiore incidenza del lavoro minorile. In particolare, emergono valori più elevati nel settore della ristorazione con il 25,9%, seguito dalla vendita al dettaglio nei negozi e nelle attività commerciali con il 16,2%. Il fenomeno interessa anche contesti come campagna (con il 9,1%) e cantieri (con il 7,8%).
Dal rapporto risulta inoltre la presenza di forme di lavoro online, pari al 5,7%. La distribuzione degli ambiti mostra quindi un quadro articolato, non limitato a un singolo settore e con modalità che possono assumere forme differenti, inclusa la sfera digitale.
impatti su scuola e futuro: i rischi indicati nelle ricerche
Le evidenze relative al lavoro precoce vengono collegate ai risultati della ricerca “Domani (Im)possibili”, pubblicata nel 2024. Dall’indagine emerge che il 43,7% degli adolescenti tra 15 e 16 anni intervistati aiutava la famiglia ad affrontare le spese in diversi modi. Tra questi, il 18,6% aveva svolto o svolgeva attività lavorative per coprire le proprie spese senza pesare sulla famiglia, mentre il 12,3% lo faceva per contribuire alle spese della famiglia.
Viene sottolineato inoltre che i minori che lavorano precocemente presentano maggiori probabilità di abbandonare la scuola oppure di frequentarla in modo discontinuo. Questo andamento aumenterebbe il rischio di arrivare a un futuro lavorativo con bassi livelli di reddito, oltre alla possibilità di rimanere intrappolati nella condizione di NEET.
azioni necessarie per contrastare il lavoro minorile: misure su più fronti
Per prevenire e contrastare in modo efficace il lavoro minorile, vengono indicati interventi che agiscano su più fronti. Al centro della strategia compaiono:
- l’impiego di dati solidi e aggiornati per rendere visibile il fenomeno;
- azioni di contrasto alla povertà economica delle famiglie;
- interventi strutturali contro la dispersione scolastica, con percorsi finalizzati a inserimento, reinserimento e riorientamento