La mappa del tesoro congelato di teheran dove sono bloccati i miliardi delliran
La restituzione dei fondi iraniani congelati fuori dai confini nazionali resta uno dei nodi più complessi tra Teheran e Washington. Una serie di asset bloccati da anni, e in alcuni casi per decenni, continua a rappresentare un dossier sensibile che intreccia sanzioni, commercio energetico e negoziati diplomatici. Le autorità iraniane ribadiscono la richiesta di sblocco, mentre emergono indicazioni su possibili passi iniziali da attuare in modo graduale.
fondi iraniani congelati: importi e stime tra Teheran e Washington
Secondo quanto riferito dalle autorità iraniane, il valore complessivo dei beni finanziari bloccati all’estero supera 100 miliardi di dollari, anche se altre valutazioni risultano più contenute. Nei negoziati con gli Stati Uniti, la Repubblica islamica mira a ottenere, in una prima fase, lo sblocco graduale di almeno 24 miliardi di dollari.
La dimensione del problema coinvolge numerosi Paesi. I fondi risultano bloccati o trattenuti in varie giurisdizioni tra cui cina, qatar, iraq, india, corea del sud, giappone, lussemburgo, oman e stati uniti, secondo le informazioni riportate.
asset congelati da decenni: origine e continuità del blocco
Una parte degli importi congelati riguarda somme immobilizzate da anni. In alcuni casi il blocco sarebbe quasi coincidente con la nascita della Repubblica islamica, avvenuta con la rivoluzione del 1979.
La quota più rilevante deriverebbe però da pagamenti legati alle esportazioni di petrolio verso Paesi asiatici, rimasti bloccati dopo il ritiro, nel 2018, dell’amministrazione Trump dall’accordo sul nucleare iraniano (JCPOA). Con quel passaggio, le sanzioni contro Teheran sono state reintrodotte, generando l’ostacolo ai trasferimenti finanziari.
distribuzione dei fondi congelati: principali Paesi coinvolti
Secondo quanto riportato dal wall street journal, tra 20 e 50 miliardi di dollari sarebbero bloccati in cina, indicata come principale acquirente di greggio iraniano. Ulteriori quote sarebbero localizzate in altre aree economiche.
quote stimate in asia e movimenti collegati allo scambio prigionieri
Le stime menzionate indicano 15 miliardi di dollari in iraq, dove si registrano scambi energetici con importazioni di energia elettrica e gas naturale dall’Iran. Per india, la cifra riportata è di circa 7 miliardi di dollari, mentre per corea del sud la somma sarebbe di livello analogo.
Un aspetto specifico riguarda una parte dei fondi detenuti in corea del sud, che sarebbe stata trasferita in qatar. Tale passaggio risulterebbe avvenuto nell’ambito di uno scambio di prigionieri tra Teheran e Washington.
qatar e divieto di trasferimento dopo l’attacco del 7 ottobre 2023
Nel qatar resterebbero circa 6 miliardi di dollari che gli stati uniti continuano a non autorizzare al trasferimento all’Iran. Il blocco sarebbe collegato agli eventi successivi all’attacco del 7 ottobre 2023 contro Israele, rivendicato da hamas.
perché washington può bloccare i pagamenti: ruolo del dollaro e sanzioni
La possibilità di impedire i pagamenti dipenderebbe dal ruolo centrale del dollaro nel commercio energetico mondiale. Poiché la quasi totalità delle transazioni petrolifere internazionali avviene in valuta statunitense, il dipartimento del tesoro può escludere dal sistema finanziario collegato al dollaro gli istituti che violano le sanzioni.
Le sanzioni sarebbero state utilizzate dagli Stati Uniti con crescente frequenza negli ultimi due decenni, influenzando direttamente la capacità di trasferire i pagamenti legati al petrolio.
effetti dello sblocco: valuta nazionale e inflazione
Secondo esfandyar batmanghelidj, direttore di bourse & bazaar foundation, lo sblocco di una parte dei fondi consentirebbe alle autorità iraniane di rafforzare la valuta nazionale e di contenere l’inflazione. Il quadro resta però legato a un interesse più ampio di Teheran: l’aspettativa sarebbe quella di arrivare a un alleggerimento più esteso del regime sanzionatorio imposto dagli Stati Uniti.
figure citate nella ricostruzione
- esfandyar batmanghelidj (bourse & bazaar foundation)