Kill switch big tech: perché litalia dipende usa e rischia blocchi

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Kill switch big tech: perché litalia dipende  usa e rischia blocchi

Dietro le schermaglie mediatiche e i giochi diplomatici tra grandi potenze, il nodo più delicato riguarda la disponibilità dei servizi digitali e la possibilità tecnica di disattivarli all’occorrenza. Nelle capitali occidentali affiora l’idea del kill switch, inteso come leva di pressione e deterrenza in grado di incidere su trattative e rapporti tra Stati, con effetti particolarmente sensibili per chi dipende da provider esteri per infrastrutture critiche.

L’attenzione si concentra su un potenziale insieme di strumenti e accordi che consentirebbero, tramite alleanze con Big Tech, di spegnere o limitare servizi anche in ambito internazionale. Lo scenario prospettato non viene presentato come inevitabile, ma come possibilità concreta, capace di pesare nei negoziati.

kill switch e leva di pressione digitale tra usa e europa

La discussione ruota attorno alla capacità di interrompere servizi digitali come meccanismo di controllo. Michele Colajanni, docente all’Università di Bologna e tra i massimi esperti di sicurezza informatica citato nel testo, sottolinea che il rischio di kill switch entra nel calcolo di ogni trattativa. L’esperto descrive l’Italia e, in generale, l’Europa come realtà con una sovranità digitale fortemente ridotta.

Marina Natalucci, Direttrice dell’Osservatorio Data Center del Politecnico di Milano, collega il tema alla necessità di autonomia strategica europea. L’esempio richiamato evidenzia come, anche se l’ipotesi di spegnimento totale resta considerata a bassa probabilità, il tema non possa essere ignorato. In tale cornice, la dipendenza può diventare, almeno teoricamente, una leva di pressione in un contesto geopolitico definito come instabile.

anthropic e gli altri esempi di kill switch in ambito digitale

Una dimostrazione viene collegata a un evento datato 12 giugno 2026. Secondo quanto riportato, Anthropic ha disattivato in tutto il mondo, tranne che negli Stati Uniti, l’intelligenza artificiale impiegata per la cybersecurity, indicata come Mithos e Fable 5. La disattivazione sarebbe avvenuta senza preavviso, in seguito a un ordine dalla Casa Bianca, con il servizio trattato come risorsa sensibile per la sicurezza nazionale. L’effetto immediato descritto è la scomparsa del servizio per i clienti fuori dagli Stati Uniti.

La conseguenza segnalata, attribuita a Deloitte nel testo, riguarda il possibile ampliamento del differenziale di capacità tra Stati Uniti ed Europa. Colajanni afferma inoltre che la distanza tecnologica richiederebbe tempi molto lunghi per essere colmata, indicando un orizzonte di almeno vent’anni, pur affermando la necessità di avviare un percorso di sovranità con rapidità.

kill switch come possibile strumento contro avversari geopolitici

Lo stop a Mithos e Fable 5 viene presentato non come semplice risposta interna europea, ma come parte di un obiettivo geopolitico più ampio. Nel testo il vero bersaglio viene identificato nella cina, indicata come principale rivale geopolitico per Donald Trump, con l’effetto collaterale di generare allarme anche nel resto dell’area occidentale.

altri casi citati: microsoft, corte penale internazionale, adobe e f-35

Il quadro viene completato da ulteriori episodi descritti nel testo, che includono decisioni di disattivazione o blocco di servizi in contesti differenti:

  • gaza: Microsoft viene indicata come responsabile della disattivazione dell’uso di un servizio cloud per l’esercito israeliano, collegata a tentativi di ridurre proteste e boicottaggi.
  • cpi: a karim khan, giudice della Corte penale internazionale, sarebbe stato spento l’account di posta elettronica a maggio 2025, dopo aver emesso un mandato di cattura contro Benjamin Netanyahu per presunti crimini di guerra nella Striscia.
  • venezuela: agli utenti venezuelani, nel 2019, sarebbe stato bloccato l’accesso ai software adobe su ordine del Tycoon richiamato nel testo.
  • germania e f-35: nel testo emerge il dubbio sollevato dalla stampa tedesca sull’esistenza del “pulsante” per spegnere i jet f-35 di lockheed martin acquistati da Berlino.

Colajanni collega questi casi a un rischio legale e operativo: pur riconoscendo che staccare la spina o modificare condizioni del servizio può esporre i colossi a cause legali, nel testo viene ribadito che il rischio esiste e resta noto.

dipendenza europea e italiana: posta, cloud e software sotto controllo usa

Il testo descrive una dipendenza marcata dai provider statunitensi per servizi fondamentali come cloud e posta elettronica. Vengono citati microsoft, google e amazon, con l’aggiunta di oracle e di Larry Ellison.

percentuali di aziende quotate e distribuzione geografica

In Italia, viene indicato che il 69% delle aziende quotate in borsa utilizza servizi di posta elettronica forniti da operatori americani, secondo un rapporto attribuito a proton, società svizzera per la privacy online fondata da ricercatori del Cern. Il documento riporta anche quote elevate in diversi Paesi europei, con valori sopra al 90% in Islanda (97%), Norvegia (96%), Irlanda (93%), Finlandia (92%) e Svezia (91%). Le percentuali risultano sopra l’80% in Danimarca (89%), Regno Unito (88%), Malta (85%), Paesi Bassi (81%) e Belgio (80%).

Il testo segnala anche un calo in Spagna (74%), Francia (66%) e Germania (58%). Per l’Italia, viene evidenziata una dinamica definita paradossale: la dipendenza aumenterebbe nei settori strategici, con quasi 9 aziende su 10 nell’energia che usano caselle di posta made in Usa e una quota del 76% nei trasporti. Per il sistema bancario, viene riportato che l’Italia risulta tra i Paesi più dipendenti, con una percentuale indicata al 73%.

infrastrutture digitali e cloud: quota di mercato e controllo dei provider

Marina Natalucci viene citata spiegando che il mercato europeo del cloud vale circa 112 miliardi di euro, ma oltre il 65% sarebbe controllato da tre provider statunitensi (google, microsoft e amazon). Nel testo si sottolinea come tale situazione evidenzi una dipendenza strutturale non solo tecnologica, ma anche legata a investimenti e capitali necessari per sviluppare infrastrutture digitali.

Viene poi richiamato un rapporto del Parlamento Ue pubblicato a dicembre 2025, intitolato “Dipendenze informatiche e software europee”. Secondo quanto riportato, in Europa la quota di mercato associata a ciò che resta disponibile per gli europei sarebbe scesa al 13 per cento.

italia e sovranità tecnologica: cloud nazionale basato su tecnologie statunitensi

Il testo collega il rischio kill switch anche a classifiche elaborate da un think tank. Secondo un report del future of technology institute, intitolato “Cloud Defense: An Exposed European flank”, sarebbero 16 i Paesi europei ad alto rischio kill switch. L’Italia viene classificata a medio rischio, mentre la minaccia risulterebbe grave in un elenco di Paesi citati nel testo: croazia, repubblica ceca, danimarca, estonia, finlandia, germania, irlanda, polonia, portogallo e regno unito.

polo strategico nazionale e uso di tecnologie big tech

Il passaggio centrale riguarda il fatto che, secondo il testo, l’Italia abbia affidato a Big Tech la piattaforma cloud per ospitare informazioni riservate delle pubbliche amministrazioni. Nel report viene riportato che l’Italia avrebbe trasferito i sistemi della difesa sul polo strategico nazionale (psn), indicato come soluzione cloud sovrana. Il PSN, stando a quanto riportato, utilizzerebbe tecnologie google assured workload e oracle alloy.

Colajanni interpreta la scelta come un paradosso: sarebbe stato avviato un percorso di cloud nazionale e sovrano, ma la base tecnologica rimarrebbe legata a tecnologie americane. La Strategia cloud del 2021, citata nel testo come firmata da palazzo Chigi e dall’Agenzia nazionale per la cybersecurity, viene richiamata per la sua impostazione di cautela verso il ricorso a aziende con sede fuori dai confini dell’Ue, soprattutto rispetto a modifiche unilaterali delle condizioni dei servizi che potrebbero incidere sui costi o determinare interruzioni non controllabili dal Paese.

Il testo estende l’osservazione descrivendo una vulnerabilità tecnologica “ad ampio spettro”, citando dispositivi di rete e software come aree in cui l’Italia si troverebbe a dipendere da Stati Uniti e Cina anche per la spesa hi-tech. Viene inoltre indicato che la Commissione Ue avrebbe adottato, il 3 giugno, un pacchetto definito “sovranità tecnologica”, con l’aggiunta di ulteriori elementi non sviluppati oltre la menzione.

personaggi citati nel testo

  • michele colajanni
  • marina natalucci
  • donald trump
  • giorgia meloni
  • larry ellison
  • karim khan
  • benjamin netanyahu
Meloni e la lite con Trump: “Il rischio kill switch sui servizi digitali pesa in ogni trattativa con gli Usa”

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