Italia e usa: crisi temporanea? cosa dice l’analista dell’Atlantic Council
Le relazioni Italia-Stati Uniti non si misurano con la sola intensità delle dichiarazioni politiche del momento. Secondo l’analisi di Jacopo Pastorelli, analista dell’Atlantic Council e membro dell’Europe Center presso un think tank con sede a Washington, eventuali attriti tra Roma e Washington vanno letti come una crisi circoscritta e temporanea, emersa nello scontro retorico tra la premier italiana Giorgia Meloni e il presidente americano Donald Trump, senza intaccare la struttura di fondo dei rapporti transatlantici.
rapporti italia-stati uniti oltre le polemiche trump-meloni
Pastorelli sostiene che la cooperazione tra i due Paesi si estende ben oltre la contingenza politica legata all’attuale amministrazione americana. In questa lettura, non sarebbe possibile per Roma e Washington “rompere” davvero, perché la relazione poggia su un insieme di fattori che non possono essere azzerati con una singola escalation. La dinamica osservata oggi, quindi, viene descritta come una crisi temporanea tra leadership, capace però di mettere in luce una dipendenza strutturale più profonda che caratterizza da anni le relazioni transatlantiche.
orientamento atlantista e ruolo strategico dell’italia
Il quadro politico resta ancorato all’orientamento atlantista dell’Italia, presentato come elemento stabile e determinante. Pastorelli sottolinea che l’Italia, quale paese fondatore dell’Alleanza Atlantica, beneficia di un sistema di protezione che include la presenza di armamenti nucleari sul territorio nazionale. L’analista evidenzia inoltre l’autorizzazione unica dell’Italia, insieme al Giappone, ad assemblare gli F-35 americani e la recente abilitazione a formare i piloti sui nuovi veicoli aeronautici.
interscambio economico e legame storico-culturale
Accanto alla dimensione di sicurezza, Pastorelli richiama la forza del rapporto economico. Roma e Washington sono descritte come legate da un interscambio complessivo di circa 110 miliardi di euro. La parte più decisiva, però, viene individuata nel legame storico e culturale con la comunità italoamericana, composta da quasi 20 milioni di persone distribuite nei 50 stati: un fattore che, secondo l’analista, impedisce politicamente un distacco tra Italia e Stati Uniti.
abbassare i toni e mediazione diplomatica
Nel frattempo, la gestione della fase più tesa risulta orientata a ridurre l’escalation. Pastorelli riferisce che durante il fine settimana sono arrivate spinte dalla Farnesina, dall’Ambasciata italiana a Washington e dai consiglieri stretti della presidente del Consiglio per abbassare i toni e interrompere la spirale retorica.
In parallelo, viene indicato che il ministro degli Esteri Antonio Tajani si è sentito brevemente al telefono con il segretario di Stato Marco Rubio con l’obiettivo di chiarire e coordinare la cancellazione del Business Forum Italia-Stati Uniti, evento previsto a Miami. Questo passaggio viene descritto come l’avvio di un processo di mediazione diplomatica.
attacchi verbali e fiducia tra governi
Pastorelli non minimizza gli attacchi verbali di Trump rivolti agli alleati, citando anche gli ultimi giorni di tensione con la presidente del Consiglio Meloni. La ragione indicata è legata all’effetto politico delle parole: gli attacchi, specie quando sono rivolti a partner, indeboliscono la fiducia reciproca tra governi, riducendo i margini di manovra e la disponibilità al coordinamento internazionale. Inoltre, la stima riguarda l’impatto sull’immagine pubblica nei confronti di Washington, con possibili ripercussioni anche nelle elezioni interne dei Paesi alleati.
comunicazione trump e due leve strategiche
La strategia comunicativa del presidente americano viene presentata come parte di un’azione articolata. Pastorelli descrive l’aggressività e la diretta espressività come elementi non nuovi, inseriti in due direzioni operative. La prima mira ad aumentare la pressione in vista del summit della Nato in Turchia fissato per 7-8 luglio, contesto in cui l’Italia arriverebbe in una condizione di debolezza e inadempienza rispetto agli obiettivi di spesa, mancanti rispetto al target del 5% della difesa.
La seconda leva riguarda l’Unione Europea come istituzione e attore globale. L’intenzione indicata è indebolire l’Europa dall’interno, attaccando gli Stati membri singolarmente.
divide et impera e risultati variabili contro l’ue
Secondo Pastorelli, questa impostazione corrisponde al classico “divide et impera”. L’analista fa riferimento a episodi in cui la pressione ha ottenuto effetti: sul piano commerciale, viene citato come esempio il modo in cui l’Ue sarebbe stata spinta ad accettare il patto di Turnberry sui dazi. In altri casi, invece, la risposta europea avrebbe prodotto un esito opposto: gli attacchi agli europei a Davos sulla questione della Groenlandia, infatti, avrebbero rafforzato l’unità e la controrisposta.
prospettive italia-stati uniti dopo la crisi e ruolo europeo
Nel valutare la durata del momento di attrito, Pastorelli indica che i rapporti Italia-Stati Uniti supereranno la crisi. Il passaggio motivante riguarda il calendario politico: sia tra i leader sia nelle dinamiche interne dei due Paesi si avvicinano scadenze decisive, con le Midterm a novembre e le elezioni nazionali nel 2027. In tale contesto, l’attenzione, secondo l’analista, tenderà a spostarsi maggiormente dentro i confini domestici.
Allo stesso tempo, viene evidenziato che il ruolo di “ponte” attribuito alla premier Meloni risulta indebolito: Pastorelli sostiene che la presidente del Consiglio ne uscirebbe ridimensionata e dovrebbe tornare a prioritizzare la propria collocazione e funzione all’interno dell’Europa.
instabilità del ruolo di ponte e richieste statunitensi
Analisti transatlantici che hanno seguito la campagna presidenziale di Trump fin dall’inizio avevano individuato potenziali punti di frizione tra Stati Uniti ed Europa. In questa cornice, Pastorelli interpreta il ruolo di “ponte” come instabile e difficilmente sostenibile, anche in presenza di un allineamento personale e politico tra Meloni e Trump.
Viene riportato che le richieste americane si sarebbero imposte a scapito degli interessi nazionali italiani, e di quelli europei, citando una serie di ambiti: dai 15% di dazi, all’aumento della spesa per la difesa, fino all’interruzione di forniture militari dirette all’Ucraina. Sono menzionate anche pressioni più forti per modificare la legislazione europea sul digitale.
Per i dossier considerati confliggenti con le priorità dell’amministrazione Trump, Pastorelli afferma che l’Italia, per difendere i propri interessi nazionali, dipenderebbe dalle istituzioni europee perché le competenze sarebbero in esclusiva competenza di Bruxelles. Di conseguenza, secondo l’analista, l’Italia non avrebbe potuto agire da sola né svolgere un ruolo di ponte efficace.
Personaggi citati: Donald Trump, Giorgia Meloni, Jacopo Pastorelli, Antonio Tajani, Marco Rubio, Paolo Zambolli.