Imprese pignotti sace 150 miliardi per rafforzare competitività e export del paese
Michele Pignotti, Amministratore Delegato di Sace, ha presentato il piano strategico SACE50 2026-2028, illustrando priorità e finalità pensate per sostenere la competitività del Sistema Paese nel prossimo triennio. Il progetto individua un impianto centrato su filiere, investimenti e mercati ad alto potenziale di crescita, con l’obiettivo di aumentare l’impatto economico sullo sviluppo industriale.
sace50 2026-2028: addizionalità, risorse e impatto su pil e occupazione
Il punto di partenza è la capacità di mobilitare risorse con garanzie finanziarie e assicurative. Nel Piano Industriale 2026-2028 vengono destinati 150 miliardi di risorse in termini di strumenti di garanzia. Oltre all’ammontare, viene sottolineata la parola d’ordine dell’addizionalità: l’intenzione è concentrare le risorse su interventi che rendono realizzabili progetti che, altrimenti, non verrebbero avviati.
La strategia mira a focalizzare tali risorse su mercati, progetti e filiere in grado di produrre un contributo rilevante in termini di impatto su pil e occupazione.
sace e competitività: export e internazionalizzazione come leva industriale
Pignotti collega il piano alla missione di sostenere export e internazionalizzazione come strumenti per rafforzare la competitività complessiva del Paese. La cornice di riferimento è descritta come complessa: incertezza geopolitica e calo della domanda nei mercati tradizionali dell’export italiano, affiancati da un aumento della competitività nella disponibilità di risorse energetiche, materie prime e tecnologie, con conseguente pressione sui costi.
Secondo la prospettiva indicata, questi elementi determinano un forte cambiamento nelle catene globali del valore. In questo contesto Sace intende svolgere un ruolo di leva della politica economica industriale.
logica di filiera nell’export: ecosistema industriale e filiere cross-border
La competitività sui mercati internazionali, nel quadro delineato, richiede un sistema industriale solido sostenuto da investimenti strategici per aumentare produttività e efficacia. La linea di azione viene definita con un focus sull’export e l’internazionalizzazione tramite una logica di filiera.
L’impostazione dichiarata non riguarda soltanto i grandi esportatori: l’attenzione si estende all’ecosistema delle filiere industriali italiane. In aggiunta, viene considerato anche l’export indiretto, oltre alla possibilità di sostenere le aziende nel entrare nelle filiere cross-border, presentate come ambito in crescita.
settori target 2026-2028: crescita, specializzazione e supporto di ecosistema
Nella parte operativa del piano, l’attenzione viene posta sui settori con maggiore potenziale di sviluppo. Tra le aree citate figurano meccanica strumentale, infrastrutture e costruzioni, blue economy e cantieristico, hi-tech, aerospazio e agribusiness e agritech. L’obiettivo è costruire un supporto coerente con una logica di ecosistema di filiera.
investimenti infrastrutturali domestici: produttività e abilitatori di sistema
La strategia viene collegata alla necessità di investimenti infrastrutturali a livello nazionale. Il piano concentra l’azione in settori considerati fondamentali, tra cui infrastrutture, innovazione industriale e tecnologica, transizione energetica e ambientale. Vengono inoltre inclusi interventi per la difesa dagli effetti dell’impatto climatico e il rafforzamento dei servizi pubblici sociali, indicati come grandi abilitatori di produttività e come base per un sistema industriale capace di competere sui mercati esteri.
effetto leva delle garanzie: capitali privati e attori internazionali
Un altro asse del piano riguarda l’effetto leva. L’intenzione dichiarata è concentrare le garanzie per generare un moltiplicatore, attrarre risorse private da capitali privati e investitori istituzionali, includendo anche il coinvolgimento di attori e strumenti internazionali.
In particolare, viene citata la banca europea degli investimenti, in linea con le direttive indicate provenire dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e dalla Presidenza del Consiglio.
accordo Stati Uniti-Iran e Stretto di Hormuz: impatti su energia, trasporti e mercati
Pignotti definisce l’accordo, pur descritto come preliminare, tra Stati Uniti e Iran una notizia positiva per le aziende italiane. Nel racconto presentato, lo Stretto di Hormuz viene indicato come uno snodo cruciale per gli scambi legati alle risorse energetiche, ad alcune materie critiche e, più in generale, ai traffici marittimi internazionali.
Secondo la posizione esposta, l’accordo riduce la pressione sui mercati dell’energia e apre la pista alla riapertura degli scambi commerciali internazionali, con impatti positivi sui costi di energia e trasporti. Viene inoltre evidenziata una maggiore stabilità e visibilità sui tempi di consegna. Un ulteriore elemento richiamato riguarda la riapertura di mercati come quelli del Medio Oriente, considerati fondamentali per lo sviluppo delle esportazioni italiane, su cui le esportazioni italiane mostrano performance positiva.
prudenza operativa: normalizzazione graduale e rischio elevato
Nel quadro delineato, viene richiesto un approccio prudente. Il ritorno alla normalità viene descritto come non lineare e graduale, legato alla necessità di mettere in sicurezza lo Stretto, riconquistare la fiducia degli operatori privati e riattivare l’intero sistema logistico internazionale.
Restano inoltre punti aperti su nucleare, sanzioni e sul ruolo e le relazioni tra alcuni attori locali. Lo scenario viene rappresentato come caratterizzato da rischio elevato.
messaggio alle aziende: investire, diversificare e aumentare strumenti di risk management
La chiusura del quadro strategico include un messaggio alle aziende italiane. Pignotti richiama il fatto che, negli ultimi cinque o sei anni definiti come anni di policrisi, molte imprese italiane si sono dimostrate resilienti nel contesto globale.
Il messaggio operativo consiste nel continuare a investire nella crescita sui mercati internazionali, avanzando nella gestione del rischio tramite diversificazione dei mercati, diversificazione delle fonti di approvvigionamento e un incremento nell’uso di strumenti più evoluti di risk management. In tale percorso, viene indicato che le aziende potranno contare sul supporto di Sace.