Fino al 28 luglio a faenza mostra nordic table design al mic
Da oggi al 28 luglio al MIC di Faenza prende forma Nordic Table Design. Una silenziosa rivoluzione femminile (1900–1970): un percorso dedicato al design nordico raccontato attraverso il contributo delle donne. L’esposizione mette in luce settant’anni di idee, scelte progettuali e trasformazioni culturali, partendo da una dimensione spesso associata alla quotidianità—la tavola—per arrivare a una lettura profonda dei cambiamenti sociali del XX secolo.
nordic table design: una rivoluzione femminile raccontata dal design
L’iniziativa, curata da Fabia Masciello, costruisce una narrazione corale attraverso molteplici voci e figure professionali: intellettuali, designer, artigiane, architette, artiste e imprenditrici provenienti da Danimarca, Finlandia, Norvegia e Svezia. Il cuore del racconto si concentra su oggetti per la tavola che diventano strumenti per comprendere il passaggio dalla tradizione alla modernità, dall’artigianato all’industria e da una società gerarchica verso contesti più inclusivi.
La mostra collega questo passaggio alle battaglie femminili per l’emancipazione e per la conquista della parità di genere. L’attenzione ricade su come l’atto di apparecchiare, condividere un pasto e stare insieme possa assumere un valore più ampio, trasformandosi in un gesto di libertà e in un motore di cambiamento. Il progetto espositivo sottolinea inoltre l’approccio umanista delle protagoniste: creatività e funzionalità sono presentate insieme a accessibilità e attenzione ai bisogni reali delle persone.
Il design viene sottratto all’idea di semplice prestigio: il focus è su un design discreto, essenziale, capace di abitare la quotidianità e di ridefinirla. In questo quadro la tavola emerge come spazio simbolico di relazione, cura e condivisione, con le donne al centro del processo di ripensamento delle forme del vivere.
oltre duecento opere: tradizione, modernità e tavola come laboratorio
La rassegna riunisce oltre duecento opere, combinando pezzi storici provenienti da musei, archivi e collezioni private con oggetti ancora in produzione, concessi da aziende. La selezione mette in evidenza che il design della tavola non si limita a rispondere a criteri estetici o funzionali: si configura come un laboratorio di sperimentazione sociale capace di ricalibrare ruoli domestici, relazioni familiari e modelli culturali.
Le trasformazioni descritte non riguardano soltanto la forma degli oggetti, ma anche l’ambito in cui prendono significato: un’analisi che accompagna la crescita di nuove modalità di convivenza e la valorizzazione di relazioni più consapevoli. In un contesto segnato dalla velocità e dal consumo, la prospettiva delle designer nordiche viene indicata come particolarmente attuale, perché richiama un modo di progettare fondato su empatia e bisogni reali.
sei? no, sette sezioni: percorso tra culture nordiche e trasformazioni sociali
Guidano il visitatore Aino Aalto, Herta Bengtson, Estrid Ericson, Nora Gulbrandsen, Grethe Meyer, Ulla Procopè, Marianne Westman e molte altre protagoniste, all’interno di sette sezioni.
il grande nord: identità comune e specificità nazionali
La prima sezione, “Il Grande Nord”, introduce la cultura nordica e i valori condivisi che hanno contribuito a definire un’identità comune nel campo del design, mantenendo al tempo stesso il rispetto delle specificità nazionali.
bellezza per tutti: design democratico e nuove rivendicazioni
La seconda sezione, “Bellezza per tutti”, racconta la nascita del design democratico nei Paesi nordici agli inizi del Novecento. In questi anni le donne, inizialmente confinate prevalentemente nella sfera domestica, iniziano a rivendicare un ruolo attivo nella vita politica e professionale.
Tra gli anni Venti e Trenta emergono le prime designer: direttrici di dipartimento nelle manifatture di porcellana e imprenditrici che sfidano un sistema dominato dagli uomini, affermando la propria ricerca creativa in parallelo alle battaglie per i diritti femminili.
la rivoluzione a tavola: rinascita del dopoguerra e crescita delle donne nel design
La terza sezione, “La rivoluzione a tavola”, descrive il clima di rinascita e ottimismo del secondo dopoguerra e i cambiamenti del gusto tra gli anni Cinquanta e Sessanta. Il racconto avanza parallelamente alla crescente affermazione femminile nel mondo del design.
il design entra in cucina: lavoro e trasformazioni familiari
Con “Il design entra in cucina”, la quarta sezione esplora le trasformazioni sociali legate all’ingresso sempre più consistente delle donne nel lavoro. La riduzione del tempo dedicato alle attività domestiche modifica abitudini, ruoli e dinamiche familiari, con ricadute dirette anche sul design degli oggetti pensati per la vita quotidiana.
verso una nuova libertà: ideali borghesi in discussione negli anni settanta
La quinta sezione, “Verso una nuova libertà”, racconta la contestazione degli ideali borghesi negli anni Settanta e l’affermazione di uno stile di vita più libero e informale. Il design della tavola riflette tali cambiamenti, valorizzando convivialità, spontaneità e socializzazione.
una forza invisibile: operaie e lavoro quotidiano nella costruzione del patrimonio culturale
La sesta sezione, “Una forza invisibile”, rende omaggio alle operaie che hanno contribuito—attraverso il lavoro quotidiano—alla realizzazione degli oggetti e alla costruzione di un patrimonio culturale condiviso. La narrazione evidenzia una presenza spesso rimasta ai margini della storia ufficiale, ma giudicata fondamentale per la comprensione della storia del design.
il design nordico e il premio faenza: legame tra internazionale e collezioni del mic
Chiude il percorso “Il design nordico e il Premio Faenza”, dedicata al rapporto tra design nordico e Premio Faenza, Concorso Internazionale d’Arte Ceramica. Tra il 1964 e il 1974 il concorso prevedeva una sezione dedicata al disegno industriale, alla quale parteciparono regolarmente le principali manifatture nordiche.
Furono assegnati numerosi riconoscimenti a designer donne, tra cui Grete Rønning, Marianne Westman, Rut Bryk, Hertha Bengtson e Lisa Larson. I manufatti premiati, oggi parte delle collezioni del MIC Faenza, vengono esposti per la prima volta tutti insieme, come testimonianza di quella stagione creativa.
mic faenza e catalogo: contesto storico e documentazione
La mostra stabilisce un legame specifico con la storia del MIC Faenza: tra il 1964 e il 1974 il Premio Faenza ospitò una sezione dedicata al disegno industriale, con la partecipazione stabile di molte manifatture nordiche guidate da donne e con l’assegnazione di riconoscimenti. Il progetto valorizza anche il ruolo del MIC come luogo di incontro tra la tradizione ceramica italiana e il design internazionale, mettendo in risalto i contributi delle protagoniste femminili del design nordico come elementi centrali di una trasformazione culturale europea.
La rassegna è accompagnata da un catalogo bilingue (italiano/inglese) pubblicato da Silvana Editoriale.
protagoniste del percorso
Tra i nomi che guidano il racconto delle diverse sezioni figurano:
- Aino Aalto
- Herta Bengtson
- Estrid Ericson
- Nora Gulbrandsen
- Grethe Meyer
- Ulla Procopè
- Marianne Westman
- Grete Rønning
- Rut Bryk
- Lisa Larson