Fare utopia: una questione di spazio, non di tempo
C’è un’interrogazione che Paolo Bosca non formula direttamente nel suo libro, ma che mette subito tutto in movimento: l’utopia ha ancora un valore come concetto o è diventata una parola logora, usata per mascherare l’imbarazzo di non riuscire a trovarne una migliore? Da questa apertura prende forma un lavoro che prova a rispondere senza retorica, con l’intento dichiarato di fare utopia come gesto onesto e concreto.
Il punto di partenza è l’idea che l’utopia, nel presente, non sia un esercizio astratto. In un contesto saturo di analisi critiche capaci di diagnosticare con grande precisione, ma incapaci di tradurre la diagnosi in trasformazione, il libro cerca una proposta capace di orientare. Bosca, geografo di formazione e attivista di pratiche, costruisce il percorso a partire da luoghi attraversati fisicamente: Val di Susa, Salento, Notre-Dame-des-Landes.
fare utopia: l’utopia non è nel tempo, ma nello spazio
Il nucleo della riflessione è netto: l’utopia non dipende dal tempo, dipende dallo spazio. Bosca richiama Tommaso Moro e il gioco etimologico che lega eu-topía al “luogo buono” e ou-topía al “non-luogo”. Utopia non viene trattata come semplice proiezione temporale: è piuttosto un luogo, una isola.
Se l’utopia è continuamente spostata nel futuro, si attiva una dinamica che il libro descrive con lucidità: l’ottimismo progressista può diventare una grande trappola, perché chiede di sopportare qualsiasi presente in nome di un domani che arretra sempre, come l’orizzonte. In questa prospettiva, l’utopia viene avvicinata a un meccanismo simile a quello che Marx associava alla fede religiosa, definita come “oppio dei popoli”.
La trasformazione cambia rotta quando l’utopia viene situata nello spazio: o la si fa adesso, qui, oppure non esiste. L’isola non si contempla, si abita. Quando smette di essere abitata, scompare: l’immagine ripresa richiama la carrozza di Cenerentola, destinata a perdere durata nel momento in cui la sua condizione viene meno.
mappa e geografia del cosa: il controllo contro la percezione viva
Una sezione centrale del libro lavora sulla contrapposizione tra la Mappa e quella che Bosca definisce geografia del cosa. La Mappa è uno spazio astratto e geometrico, uno strumento del controllo: decide ciò che esiste e ciò che non esiste, stabilisce dove costruire aeroporti e dove coltivare.
La geografia del cosa, invece, richiama la percezione sensibile di chi vive davvero la terra. Il libro accosta questa prospettiva a un’idea legata al “Terzo paesaggio” di Gilles Clément: cigli di strade, incolti urbani, zone dimenticate. In quei margini che lo sguardo del controllo non vede, l’utopia trova forza anche perché opera nell’invisibilità.
sovversione ed eversione: due modi diversi di spostare il potere
Un passaggio molto strutturato riguarda la distinzione tra sovversione ed eversione. La sovversione vuole prendere il posto di chi sta sopra: mantiene la stessa logica, lo stesso asse, lo stesso gioco. Per questo il libro richiama l’effetto di imitazione prodotto da molte rivoluzioni del Novecento, capaci di riprodurre le strutture che intendevano abbattere.
L’eversione, al contrario, si configura come altro: non un ribaltamento, ma una fuoriuscita. Viene formulata così: “l’eversione utopica mina il potere semplicemente esistendo”. La proposta non passa attraverso palazzi da occupare o capi da abbattere; si concentra invece su un modo differente di stare al mondo. Proprio perché risulta visibile, disturba l’ordine costituito.
utopia concreta nelle esperienze: tre casi dove l’utopia tocca terra
La terza parte del libro concentra l’attenzione su esperienze in cui l’utopia diventa pratica. Tre luoghi vengono presentati come esempi di trasformazione situata:
zad di notre-dame-des-landes: 400 ettari coltivati e vita comune
La ZAD di Notre-Dame-des-Landes, legata all’opposizione a un aeroporto mai costruito, viene descritta come un luogo capace di generare continuità: circa 400 ettari coltivati e vita comune sviluppata attorno alla resistenza.
casa delle agriculture in salento: risposta culturale e politica
La Casa delle Agriculture nel Salento, area devastata dalla xylella, viene indicata come un caso in cui la risposta non si limita all’agronomia. Il libro sottolinea la combinazione di cultura e politica come elementi centrali.
granja farm in val di susa: borgate riaccese grazie alle persone
In Val di Susa, Granja Farm viene presentata con un’osservazione considerata originale: le borgate si sono riaccese grazie all’arrivo di persone venute per la lotta e poi rimaste, trasformando la presenza in permanenza.
limiti e domanda aperta: scala dei cambiamenti e durata dell’utopia
Pur proponendo esperienze e categorie operative, il libro lascia anche una questione non trattata con sufficiente ampiezza: a quale dimensione avviene davvero il cambiamento. La ZAD viene mostrata come vittoriosa, ma viene ricordato che la Francia ha ampliato l’aeroporto di Nantes, mantenendo intatto il modello di sviluppo contestato dalla ZAD.
In questa cornice si inserisce l’idea che l’utopia sia definita “effimera” per definizione. Il libro riconosce l’elemento malinconico, non solo eroico, legato a una scommessa che ammette in anticipo la propria provvisorietà. Tra la scala delle esperienze e la scala dei problemi, emerge una sproporzione: ciò che il libro considera forse più interessante viene anche descritto come ciò che risulta maggiormente occultato.
fare utopia come orientamento pratico: scegliere lo spazio di discontinuità
La proposta centrale del testo restituisce a una parola logora una capacità di orientamento. Fare utopia non equivale a sognare: significa scegliere dove stare, fisicamente, e costruire in quel punto uno spazio di discontinuità. Il libro non finge di risolvere le contraddizioni del presente, mantenendo però un valore preciso: evita la resa al cinismo dominante.
La chiusura riprende un’affermazione attribuita a Michel Serres: “l’amore fa vivere, e l’odio uccide”. La stessa voce sintetizza il gesto del pensiero: “io penso per amore”. L’idea che si impone è che pensare per amore richiede coraggio, pur sapendo che non basta da sola, e che senza quell’inizio nemmeno si comincia.
luoghi e progetti citati nel libro
- Val di Susa
- Salento
- Notre-Dame-des-Landes
- Zad di Notre-Dame-des-Landes
- Casa delle Agriculture (Salento)
- Granja Farm (Val di Susa)
