Diplosec 2026 alla luiss il mediterraneo torna al centro della sicurezza nazionale

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Diplosec 2026 alla luiss il mediterraneo torna al centro della sicurezza nazionale

Il Mediterraneo torna al centro dell’agenda strategica italiana, non più come semplice cornice geografica ma come spazio in cui si intrecciano politica estera, sicurezza nazionale, economia del mare, infrastrutture critiche e proiezione internazionale. Questa visione ha guidato il Luiss Diplomatic and Security Forum, Diplosec 2026, giunto alla quarta edizione, organizzato dal Center for International and Strategic Studies della Luiss e ospitato l’11 giugno al campus di viale Romania, a Roma, con Adnkronos media partner.

luiss diplosec 2026 e mediterraneo allargato: asse strategico per l’italia

Il confronto ha riunito rappresentanti di istituzioni, Difesa, diplomazia, mondo accademico ed economico attorno all’idea che, nel “nuovo disordine globale”, il Mediterraneo allargato rappresenti sia una linea di frattura sia una delle principali opportunità per l’Italia. Rotte energetiche e commerciali, sicurezza dei fondali, cavi sottomarini, infrastrutture portuali, migrazioni e competizione tra potenze sono stati trattati come elementi di un quadro unitario che coinvolge aree quali Africa, Medio Oriente, Golfo e Indo-Pacifico.

paolo boccardelli: mediterraneo come crocevia geopolitico e temi chiave per l’autonomia

Ad aprire i lavori è stato Paolo Boccardelli, rettore della Luiss, che ha sottolineato il ruolo dell’università come luogo di formazione della classe dirigente e come think tank per il Paese. Il Mediterraneo è stato descritto come un nuovo crocevia geopolitico globale, dove interessi e destini di tre continenti si intrecciano. In tale contesto, la lettura non si è limitata a rischi e minacce, ma ha posto l’accento sulle opportunità.

Secondo Boccardelli, lo spazio mediterraneo intercetta temi decisivi per la sicurezza e per l’autonomia strategica italiana: energia, transizione ecologica, rotte migratorie, logistica, catene di approvvigionamento e digitale. È stata richiamata la dipendenza europea e italiana dalle fonti energetiche esterne, in particolare dal gas, collegando l’aspetto energetico alla competitività industriale. L’autonomia strategica è stata associata anche alla capacità dell’Europa di continuare a produrre ricchezza e a sostenere il tessuto industriale.

Un passaggio specifico ha riguardato la presenza nel Mediterraneo di una fitta rete di cavi sottomarini in fibra ottica, definita infrastruttura essenziale per la connettività digitale e per la sicurezza dei dati. Da qui la necessità di considerare il Mediterraneo come punto centrale per delineare il futuro del Paese.

raffaele marchetti: scelte strategiche nazionali e risposta identitaria dell’italia

Raffaele Marchetti, direttore del Center for International and Strategic Studies della Luiss e di Diplosec, ha collocato il Forum dentro una riflessione sulle scelte strategiche nazionali. Diplosec, nel suo impianto, nasce per offrire un confronto tra istituzioni, settore privato ed esperti, mirando a una prospettiva oltre le emergenze e orientata al medio-lungo periodo.

Il primo nodo individuato è stato definito identitario. Negli ultimi decenni, l’Italia sarebbe arrivata a dimenticare in parte la propria identità mediterranea, nonostante la storia del Paese—da Roma alle repubbliche marinare—sia stata segnata dalla capacità di leggere e valorizzare le opportunità del mare. La domanda posta è risultata politica e culturale: che cosa l’Italia vuole essere nel Mediterraneo.

mediterraneo allargato, alleanze e autonomia strategica europea

Nel quadro delle vulnerabilità, sono state richiamate aree da Hormuz alla Libia, da Israele a Gaza e al Libano. Allo stesso tempo, Marchetti ha evidenziato l’esigenza di ragionare sulle alleanze, includendo lo scenario di un possibile parziale disimpegno americano nel quadrante euromediterraneo. In tale contesto, l’autonomia strategica europea è stata indicata come perimetro entro cui l’Italia dovrebbe impostare la propria riflessione, con l’obiettivo di concentrarsi sugli interessi nazionali senza abbandonare gli Stati Uniti.

tunnel sicilia-tunisia come infrastruttura multiutility

Marchetti ha anche richiamato uno studio di prefattibilità del Ciss per un tunnel tra Sicilia e Tunisia, presentato come opera da 140 chilometri e con una profondità di 300 metri. La proposta è stata descritta come infrastruttura multiutility per merci, persone, dati ed energia, complementare al ponte sullo Stretto. L’iniziativa è stata letta non come semplice progetto ingegneristico, ma come risposta concreta alla domanda sul ruolo dell’Italia nel Mediterraneo del futuro: diventare il “campione mediterraneo dell’Europa”, attore necessario per la proiezione meridionale dell’Unione.

luciano portolano: sicurezza nazionale, mediterraneo allargato e dimensione sistemica

La dimensione militare e sistemica della sicurezza è stata al centro dell’intervento del generale Luciano Portolano, capo di Stato maggiore della Difesa. È stata posta una domanda preliminare sul concetto strategico di sicurezza dell’Italia, da cui—secondo l’impostazione—dovrebbero discendere un piano strategico nazionale, le pianificazioni dei singoli dicasteri e una strategia militare coerente.

Per Portolano, parlare di Mediterraneo strategico significa includere geografia, proiezione internazionale, economia, rotte energetiche e commerciali, oltre alla protezione delle infrastrutture critiche. Il focus è stato posto sul concetto di Mediterraneo allargato: un’area che collega il sud dell’Europa a Nord Africa, Sahel, Corno d’Africa, Mar Rosso e Golfo Persico.

Eventi in spazi definiti apparentemente distanti avrebbero ricadute dirette sulla sicurezza italiana: continuità degli approvvigionamenti, protezione di infrastrutture e capacità dello Stato di garantire libertà, prosperità e coesione.

ipercompetizione, accelerazione tecnologica e minacce ibride

Tre dinamiche principali sono state indicate: ipercompetizione, instabilità diffusa e accelerazione tecnologica. Nel contesto multipolare, potenze globali e attori regionali si confrontano in modo continuo, rapido e asimmetrico per il controllo di mercati, tecnologie e risorse; al tempo stesso, le organizzazioni internazionali mostrerebbero difficoltà a governare le crisi e le regole del diritto internazionale risulterebbero sotto pressione.

È stata richiamata la sovrapposizione tra strumenti tradizionali e nuove capacità: artiglieria, mezzi corazzati e vettori navali convivono con reti satellitari, droni, cyber, interferenze nello spettro elettromagnetico, manipolazione informativa, disinformazione e pressioni economiche. Tali strumenti—seppur spesso a basso costo—possono produrre effetti profondi come sfiducia, polarizzazione, disorientamento, ritardo decisionale ed erosione della coesione interna.

Il Mediterraneo è stato descritto come arteria del commercio mondiale e i suoi fondali come sede di gasdotti, elettrodotti e cavi in fibra ottica. Danneggiare queste reti comporterebbe, secondo l’esposizione, lo spegnimento di intere economie.

sicurezza nazionale come resilienza: sistema paese e ruolo di difesa

Per rispondere a tale scenario, è stata indicata la necessità di superare una lettura compartimentata della sicurezza. Economia, sviluppo, dimensione civile e dimensione militare non dovrebbero essere affrontate separatamente: la sicurezza nazionale deve diventare un presidio di resilienza e di tenuta complessiva, coinvolgendo università, industria, pubblica amministrazione, media e cittadini.

Portolano ha inoltre riferito che le Forze armate hanno avviato un processo di adattamento, con una strategia militare nazionale che individua nel Mediterraneo allargato l’area di gravitazione geografica dello strumento militare. Nel Mediterraneo allargato, la Difesa italiana risulterebbe impegnata in 30 missioni e operazioni con oltre 5.200 militari, a fronte di circa 7.400 militari complessivamente impiegati fuori dal territorio nazionale.

La sicurezza nazionale non si esaurirebbe nella difesa fisica dei confini: proteggere gli interessi italiani significherebbe garantire stabilità regionale, preservare flussi di energia e dati, salvaguardare i traffici marittimi, tutelare infrastrutture critiche e capacità produttive, oltre a sostenere processi decisionali e relazioni democratiche. La chiusura del ragionamento ha enfatizzato la sfida come questione sistemica, sintetizzata nella necessità di vincere come sistema Paese per evitare il rischio di divenire irrilevanti.

partecipanti e relatori: contributi istituzionali e tecnici

Il dibattito ha avuto un impianto costruito su interventi focalizzati su geopolitica, scelte strategiche nazionali e sicurezza militare, con la presenza di figure istituzionali e accademiche.

Relatori citati: Paolo Boccardelli, Raffaele Marchetti, Luciano Portolano.

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