Cortellesi al Quirinale: parità salariale e violenze, promesse non mantenute
Paola Cortellesi ha celebrato gli 80 anni della Repubblica italiana con un intervento denso di riferimenti storici e simbolici, pronunciato a Piazza del Quirinale a Roma durante le celebrazioni ufficiali. Il fulcro del discorso ha riguardato la nascita della Repubblica, collegata alla Resistenza e all’antifascismo, fino ad arrivare al momento in cui, in quegli anni, fu concesso alle donne il diritto di voto.
La regista e protagonista di C’è ancora domani ha riassunto la genesi della Repubblica attraverso un passaggio chiave: la Repubblica sarebbe nata anche da un gesto semplice ma rivoluzionario compiuto in una cabina elettorale, fino a comprendere il voto di un popolo stremato dalla guerra, dalla dittatura, dalla fame e dal lutto. In quell’atto, secondo Cortellesi, si concretizzò per la prima volta anche la partecipazione delle donne.
cortellesi: la repubblica nasce anche dal voto delle donne
Nel corso dell’intervento, Cortellesi ha richiamato la dimensione politica e sociale di quel momento storico, descrivendo come il diritto di voto rappresentasse una svolta. Il racconto ha posto al centro l’idea che la Repubblica sia stata costruita da uomini e donne della Resistenza e che, nel 1946, la democrazia si sia aperta includendo le donne in modo diretto.
La regista ha inoltre ricordato che durante il Ventennio mussoliniano molte donne italiane erano state cresciute dentro un’idea di sudditanza e obbedienza, in un ruolo considerato “naturale”: moglie, madre, custode del focolare. La formazione veniva indirizzata in modo limitante, con l’impossibilità di dirigere scuole medie e superiori e con restrizioni su materie ritenute di livello elevato nei licei, come filosofia e storia. Secondo Cortellesi, l’impostazione generale puntava a orientare le scelte verso i “lavori donneschi”.
politica della famiglia e la critica al lavoro femminile
Per rendere più nitido il contesto, Cortellesi ha citato passaggi dal volume “Politica della famiglia” del 1938, scritto dall’economista fascista Ferdinando Loffredo. Le parole riportate hanno sostenuto che la “minor intelligenza” delle donne avrebbe impedito di riconoscere che la maggiore soddisfazione potesse derivare solo dalla famiglia. Lo stesso testo avrebbe inoltre indicato il lavoro femminile come causa di due effetti considerati negativi: mascolinizzazione della donna e aumento della disoccupazione maschile.
Nel commento di Cortellesi, la conclusione ironica ha trasformato quelle tesi in un riassunto netto: l’idea risultante sarebbe quella di “vengono a rubarci il lavoro”, richiamando la contrapposizione tra ruolo imposto e lavoro negato.
la resistenza: ragazze giovanissime e scelte contro la disuguaglianza
Pur dentro uno scenario definito da disuguaglianza, Cortellesi ha sottolineato che esistevano ragazze giovanissime capaci di ribellarsi. A sostegno di questa ricostruzione, ha elencato tre partigiane della Resistenza, presentandone età, vicende e carattere della scelta.
teresa vergalli, tina anselmi e irma bandiera
La prima indicata è Teresa Vergalli, con nome di battaglia Annuska, descritta come staffetta a 16 anni. La seconda è Tina Anselmi, poi divenuta deputata della DC, ricordata a 17 anni: Cortellesi ha riferito che fu costretta ad assistere all’impiccagione di 31 prigionieri in piazza, circostanza che la portò a unirsi alla Resistenza. La terza figura è Irma Bandiera, bolognese: catturata da una squadra fascista, fu torturata dai repubblichini fino alla morte, senza rivelare mai i nomi dei compagni, scegliendo di morire.
Cortellesi ha collegato queste storie al fatto che molte di quelle ragazze erano adolescenti, senza ancora il diritto di voto, ma già impegnate a scegliere il futuro dell’Italia. Nel suo racconto compare anche la presenza della “moltitudine silenziosa” delle donne comuni, piegate dal lavoro fin dall’infanzia e indotte alla sottomissione, destinate a obbedienza o a soprusi, spesso escluse dai libri di storia e raramente riconosciute.
voto 1946 e promesse mancate della parità
Concludendo il discorso, Cortellesi ha ricollegato l’intervento alla propria interpretazione di Delia in C’è ancora domani, richiamando il valore simbolico e politico del diritto al voto conquistato nel 1946. Il diritto, secondo la regista, avrebbe generato una promessa: una Repubblica fondata su dignità e uguaglianza, in cui fosse possibile parlare liberamente, dissentire, scegliere chi governa e partecipare alla vita pubblica senza paura.
Nel suo intervento, Cortellesi ha poi ampliato l’elenco delle possibilità aperte alle donne: studiare, lavorare, votare, candidarsi, amministrare i propri beni e costruire il proprio destino fuori dall’obbedienza imposta. Sono state richiamate anche condizioni concrete, tra cui la parità salariale e la libertà personale, come camminare sole la sera o separarsi da un compagno violento senza timore per l’incolumità.
Secondo Cortellesi, queste ultime promesse non sono state ancora mantenute, e la necessità di proseguire il lavoro viene indicata come compito collettivo. Poiché la sovranità appartiene al popolo, ogni cittadino può e deve contribuire, mantenendo la democrazia come valore costruito nel tempo e non come elemento dato per scontato.
La chiusura dell’intervento ha evidenziato che, nonostante i cambiamenti avvenuti, la storia recente mostra quanto rapidamente il mondo possa mutare e quanto il diritto conquistato ottant’anni fa continui a ricordare la fragilità delle libertà, legate al coraggio di chi pretese quei diritti.
lettera di irma bandiera e memoria di chi “verrà dopo”
Richiamando Irma Bandiera, Cortellesi ha riportato una frase attribuita alla sua lettera indirizzata alla madre poco prima dell’esecuzione: sarebbe caduta affinché quelli che sarebbero arrivati dopo potessero vivere liberi come desiderato. Il passaggio conclusivo identifica “quelli dopo” con le generazioni presenti, rafforzando il legame tra memoria storica e libertà contemporanea.
Personaggi citati nell’intervento di Paola Cortellesi:
- Teresa Vergalli (nome di battaglia Annuska)
- Tina Anselmi
- Irma Bandiera
- Ferdinando Loffredo
