Clan albanesi in Puglia: ’omicidio Diviesti alle alleanze con la Bat
Le organizzazioni criminali albanesi in Puglia stanno ridefinendo equilibri e gerarchie. La crescita dei traffici e la capacità di intercettare mercati internazionali di stupefacenti rendono sempre più concreta una competizione potenzialmente esplosiva con i gruppi presenti sul territorio. Il punto centrale riguarda l’evoluzione delle relazioni tra clan: da legami non strutturati a forme più stabili, capaci di produrre nuove fratture e conflitti tra realtà criminali.
clan albanesi in puglia: dall’assenza di “seconda generazione” a possibili guerre
Secondo Leonardo Palmisano, non risulta ancora storicizzata la presenza di clan albanesi in Puglia nel senso di una seconda generazione pienamente autonoma: i figli dei capi clan, nei fatti descritti, non assumono automaticamente il ruolo di capi a loro volta. Lo scenario che può emergere, qualora le relazioni di potere dovessero consolidarsi, riguarda una possibile trasformazione della struttura criminale.
In tale prospettiva, Palmisano individua il rischio di guerre di mafia tra albanesi di seconda generazione e italiani della Bat (Barletta-Andria-Trani) di terza e quarta generazione. La dinamica sarebbe sostenuta dall’espansione dei traffici e dal controllo dei mercati della droga, fattori capaci di aumentare l’instabilità nel tempo.
omicidio di francesco diviesti: il segnale di un salto di qualità nelle relazioni criminali
Un elemento considerato decisivo per comprendere come siano cambiate le relazioni tra le due realtà criminali è l’omicidio di Francesco Diviesti. L’uccisione, avvenuta tra Canosa di Puglia e Minervino Murge nell’aprile di un anno fa, viene descritta come un fatto emblematico per modalità e contesto.
Diviesti, 26enne di Barletta, sarebbe stato rapito, condotto in una grotta, fatto inginocchiare davanti ai suoi assassini, quindi ucciso a colpi di pistola e successivamente carbonizzato. Per gli investigatori non si tratterebbe solo di un’esecuzione particolarmente efferata, ma di un delitto di mafia.
Secondo quanto riportato, Diviesti sarebbe stato ucciso per un affronto a un boss albanese. In questo caso, viene indicata la novità della contestazione: per la prima volta, il metodo mafioso sarebbe contestato a un’organizzazione albanese radicata in Puglia. Il passaggio descritto è netto: non più contatti occasionali con gruppi pugliesi, ma alleanze stabili fondate su droga, armi e riciclaggio.
espansione internazionale e mercati della cocaina: il ruolo autonomo dei gruppi albanesi
Il cambiamento viene ulteriormente collegato all’evoluzione operativa dei gruppi criminali albanesi. Jhesika Tollia, giornalista albanese, riferisce che un’indagine dell’organizzazione mediatica investigativa Shteg avrebbe messo in luce un passaggio significativo: i gruppi albanesi non sarebbero più soltanto manovalanza della mafia italiana.
Grazie a un’espansione in America Latina e a un accesso diretto ai mercati della droga, i gruppi sarebbero in grado di controllare autonomamente i canali internazionali del traffico di cocaina. La capacità descritta include enormi quantità di stupefacenti e flussi ingenti di denaro.
radicamento nella bat e rotte illecite: dalle origini ai traffici alla frontiera
La presenza dei gruppi criminali albanesi nella Bat viene ricondotta alla migrazione di massa degli anni Novanta. Nel racconto riportato, il radicamento sarebbe avvenuto a partire da traffici differenti e progressivamente strutturati.
Vengono citati traffico di esseri umani, marijuana, contrabbando di sigarette e armi. In questo contesto, la Puglia viene indicata come porta d’Oriente per i traffici illeciti.
mafia della bat e relazioni con gli albanesi: gestione dei traffici e partecipazione allo spaccio
Leonardo Palmisano descrive la mafia della Bat come caratterizzata da violenza e dinamismo criminale, ma priva di una unitarietà. Si tratterebbe, secondo la ricostruzione proposta, di gruppi scaltri, violenti e ben organizzati, capaci di assoldare molti giovanissimi e di sviluppare relazioni soprattutto con gruppi albanesi.
Chiara Spagnolo introduce una differenza rispetto al passato: non si tratterebbe più di subordinazione dei gruppi rispetto a quelli pugliesi. Nel quadro descritto, sarebbero gli albanesi a gestire i traffici di droga, mentre i pugliesi resterebbero maggiormente coinvolti nello spaccio locale. È in questa cornice che Diviesti risulterebbe rimasto coinvolto.
denaro sporco, investimenti turistici e nuovi appetiti criminali
Palmisano collega la trasformazione a una logica di “nuove mafie” con aspirazioni analoghe a quelle internazionali. Nel racconto, viene sottolineato che i gruppi avrebbero “fame”, richiamando le mafie di nuova generazione come nigeriana e gambiana. L’obiettivo operativo sarebbe l’estrazione di liquidità dai circuiti illegali.
Viene inoltre evidenziato il tema del denaro sporco: gli albanesi avrebbero estratto una liquidità spaventosa. Parallelamente, viene sostenuto che l’attuale governo albanese non avrebbe interventi efficaci per sconfiggere le coltivazioni, descritte come a perdita d’occhio. Sul versante economico, è indicata anche un’attenzione agli investimenti.
Secondo quanto riportato, tantissimi clan baresi starebbero investendo sulla costa di Saranda.
Personalità citate nel contenuto:
- Leonardo Palmisano
- Jhesika Tollia
- Chiara Spagnolo
- Francesco Diviesti
