Caso minetti: se mi chiamano testimonierò per thomas a sostegno dell’inchiesta
Le vicende legate alla testimonianza di Graciela si intrecciano con una svolta formale avvenuta davanti a un notaio, alimentando interrogativi su tempi, motivazioni e attendibilità delle versioni rese nel tempo. Un messaggio datato 6 maggio consegna il senso delle sue preoccupazioni e della sua decisione di non esporsi in un contesto specifico, mentre le comunicazioni con la stampa e i passaggi istituzionali delineano un quadro composto da elementi difficili da allineare tra loro.
messaggio del 6 maggio: richiesta di non essere menzionata
Il 6 maggio Graciela invia un messaggio all’inviato del Corriere della Sera in Uruguay. Nel testo chiede di non essere menzionata in un luogo in cui, secondo quanto riportato, Giuseppe avrebbe una forte influenza. La destinataria collega la propria volontà di testimoniare a sostegno dell’inchiesta con la necessità che il suo nome non venga esposto, rendendo centrale il tema delle possibili conseguenze personali.
All’interno del contenuto sono identificati i ruoli: Thomas corrisponde a Thomas Mackinson, cronista del Fatto Quotidiano che avrebbe raccolto la testimonianza; Giuseppe corrisponde a Giuseppe Cipriani.
contatti con i giornalisti e disponibilità a testimoniare fino a metà maggio
Il messaggio si inserisce in una sequenza di dichiarazioni che, fino alla metà del mese, risultano orientate nella stessa direzione. Graciela parla per oltre un’ora e mezza con il giornalista del Fatto Quotidiano, intrattiene uno scambio di 766 messaggi con invii corredati da fotografie e screenshot. In questo periodo ribadisce la disponibilità a fornire elementi anche nell’ambito dell’istruttoria sulla grazia.
incontro a punta del este e dichiarazioni alla stampa
Il 12 maggio Graciela viene incontrata a Punta del Este dal Corriere della Sera. Nel resoconto di testimone viene riportata una frase incentrata sulla percezione di ciò che avrebbe visto e sulla paura provata, insieme alla condizione di vivere nascosta. Nello stesso contesto la donna si dichiara pronta a testimoniare nell’ambito dell’istruttoria relativa alla grazia.
ultima apparizione pubblica: sin piedad del 13 maggio
Il 13 maggio Graciela ribadisce la propria disponibilità durante la trasmissione televisiva uruguaiana “Sin Piedad”. Secondo la ricostruzione, quella del giorno successivo rappresenta di fatto l’ultima apparizione pubblica.
mancata audizione e interruzione dei contatti dopo il 14 maggio
Dal 14 maggio la situazione cambia. Emergono notizie secondo cui la Procura generale di Milano non ritiene necessario ascoltare Graciela, valutando le sue dichiarazioni prive di riscontri sufficienti. Graciela apprende la circostanza tramite agenzie di stampa e da quel momento inizia a interrompere progressivamente i contatti con i giornalisti.
ritrattazione e verifiche sul posto: ipotesi esclusa
Nei giorni successivi prende forma l’ipotesi di una ritrattazione. A complicare la lettura complessiva interviene un reportage pubblicato dal Fatto Quotidiano da Punta del Este. Secondo le verifiche svolte sul luogo, la polizia di Maldonado non avrebbe mai interrogato Graciela sui contenuti delle dichiarazioni fornite ai giornalisti.
Questo elemento porta a escludere l’ipotesi, circolata in alcune ricostruzioni, secondo cui la donna avrebbe fornito una versione ai media e una diversa agli investigatori. Anche la Procura generale di Milano certifica che la donna non è mai stata convocata dall’Interpol.
intervento della polizia e richiesta di protezione respinta
Un contatto con la polizia uruguaiana è comunque indicato, ma per ragioni diverse. Dopo le preoccupazioni espresse dalla donna, il ministro dell’Interno Carlos Negro avrebbe chiesto alla polizia locale di verificare se Graciela avesse avuto bisogno di protezione. Nel racconto riportato, Graciela avrebbe rifiutato qualsiasi forma di tutela.
Questa scelta, secondo chi l’avrebbe incontrata, sarebbe coerente con una sfiducia verso le forze dell’ordine già manifestata in precedenza, e sarebbe legata anche a vicende personali.
dichiarazione giurata del 29 maggio e distacco dalla versione precedente
Il 29 maggio arriva la dichiarazione giurata firmata davanti a un notaio. In quell’atto Graciela prende le distanze dal racconto che aveva sostenuto fino a quel momento, segnando un passaggio formale che trasforma la traiettoria degli eventi.
sequenza di fatti e nodo irrisolto sulle ragioni del cambio
La ricostruzione mette a confronto due linee temporali: da una parte mesi di scambi e contatti con la stampa, con centinaia di messaggi, interviste e richieste ripetute di essere ascoltata dalla magistratura italiana; dall’altra una ritrattazione maturata dopo la mancata audizione, in un contesto in cui Graciela aveva più volte dichiarato di avere paura.
Riguardo al motivo del cambiamento di versione, non emergono risposte definitive. Resta però rilevante il messaggio del 6 maggio, che racconta una donna pronta a testimoniare a sostegno dell’inchiesta e orientata a un obiettivo preciso: non essere esposta.
Persone citate:
- Graciela
- Thomas Mackinson
- Giuseppe Cipriani
- Carlos Negro
