Caso Cucchi, motivazioni della sentenza: cosa dicono i giudici nel processo depistaggi
Le motivazioni della Cassazione nel procedimento legato ai depistaggi successivi al pestaggio e alla morte di Stefano Cucchi delineano un quadro giudiziario fondato su ricostruzioni puntuali e su specifiche valutazioni dei giudici della Quinta sezione penale. Al centro ci sono le annotazioni contestate, l’obiettivo attribuito alle condotte di falso e il modo in cui tali elementi sarebbero stati collegati al tentativo di impedire ricostruzioni alternative sulle condizioni di salute del giovane, deceduto sette giorni dopo il trasferimento in ospedale.
motivazioni cassazione: 90 pagine e ricostruzione delle condotte
La Suprema Corte ha depositato 90 pagine di motivazioni relative alla sentenza emessa nel processo sui depistaggi connessi al pestaggio e alla morte di Stefano Cucchi, arrestato il 15 ottobre 2009 e deceduto il sette giorni dopo all’ospedale Sandro Pertini. I giudici scrivono che dalla ricostruzione delle sentenze di merito emerge una chiara volontà, ricostruita in modo puntuale, volta a impedire che le precarie condizioni fisiche di Cucchi riscontrate dai due piantoni potessero, in una fase in cui il giovane risultava ormai deceduto, far ipotizzare che tali condizioni fossero derivate da circostanze verificatesi tra l’arresto e il successivo collocamento nella camera di sicurezza.
Secondo le motivazioni, le stesse condizioni sarebbero potute essere ricondotte alle responsabilità degli appartenenti all’Arma dei Carabinieri in servizio presso articolazioni dipendenti dal Gruppo Roma, a cui risultavano afferire tutti gli imputati e al cui vertice vi era Alessandro Casarsa.
accuse e quadro processuale: falso, favoreggiamento e altri reati
Nel procedimento, nato dall’inchiesta del pm Giovanni Musarò, le accuse contestate variavano in base alle singole posizioni e comprendevano falso, favoreggiamento, omessa denuncia e calunnia. La sentenza della Cassazione, pronunciata lo scorso 4 marzo, ha assolto il colonnello Lorenzo Sabatino, mentre ha rigettato i ricorsi degli altri carabinieri che erano stati condannati o per i quali era stata dichiarata la prescrizione nel processo d’Appello.
condanne confermate e prescrizioni dichiarate
La decisione della Cassazione ha dunque confermato le condanne per Francesco Di Sano e Luca De Cianni. Per altre posizioni, invece, è stata confermata la prescrizione: riguardo il generale Alessandro Casarsa, Francesco Cavallo e Luciano Soligo.
annotazioni e obiettivo di occultamento delle modifiche
Le motivazioni evidenziano che la Cassazione ha ritenuto indicativa la circostanza secondo cui le annotazioni fossero state realizzate con caratteristiche redazionali sostanzialmente identiche. I giudici sottolineano che tali elementi avrebbero impedito di rendere identificabili le differenze tra le versioni, valutazione considerata non illogica e interpretata come indice di un possibile obiettivo di occultare le modifiche apportate.
In particolare, viene richiamato che sarebbero stati occultati i passaggi della prima annotazione ritenuti compromettenti. La Cassazione rimarca anche che le sentenze hanno ritenuto che la condotta di falso fosse finalizzata a coprire eventuali responsabilità dei Carabinieri appartenenti al “Gruppo Roma”, dislocati presso le diverse stazioni ad esso afferenti, nella morte di Stefano Cucchi.
posizione di sabatino: mancanza del dolo e ricostruzioni solo congetturali
Per la posizione del colonnello Lorenzo Sabatino, le motivazioni richiamano un passaggio centrale: risulterebbe palesemente mancante l’indicazione di un qualunque elemento fattuale capace di far ritenere, oltre a ricostruzioni congetturali non consentite, che Sabatino abbia agito con il dolo richiesto.
Ne discende che l’ipotesi di una consapevolezza in capo a Sabatino sulla partecipazione del collega Cavallo al confezionamento delle false annotazioni viene considerata rimessa unicamente a un dato ritenuto del tutto indimostrato. Tale dato sarebbe fondato su una possibile interlocuzione tra i due imputati, ma secondo la Cassazione si tratterebbe di una ricostruzione fondata in modo totalmente congetturale e meramente suggestiva, basata sul loro risalente rapporto professionale e sulla vicinanza fisica dei rispettivi uffici.
figure citate nelle motivazioni e nel procedimento
Le motivazioni richiamano diversi soggetti coinvolti nel quadro processuale e nelle posizioni considerate dalla Suprema Corte, oltre al pm titolare dell’inchiesta.
- Stefano Cucchi
- Giovanni Musarò
- Lorenzo Sabatino
- Francesco Di Sano
- Luca De Cianni
- Alessandro Casarsa
- Francesco Cavallo
- Luciano Soligo