Caridi non sono tutti uguali a netanyahu: accuse di genocidio a gaza
Un confronto acceso a Piazzapulita (La7) mette faccia a faccia la giornalista e storica Paola Caridi e Emanuele Fiano, ex deputato del Pd e presidente di Sinistra Per Israele, Due Popoli Due Stati. Al centro del botta e risposta c’è il nodo delle prossime elezioni in Israele, con uno scontro diretto su quanto le diverse forze politiche si assomiglino e su quali parole descrivano con precisione quanto avviene nei territori sotto conflitto.
elezioni in israele: scontro tra paola caridi ed emanuele fiano
Per Paola Caridi non cambierebbe nulla dall’esito elettorale, perché, a suo avviso, la linea dei partiti dell’opposizione sarebbe sostanzialmente coincidente con quella dell’estrema destra riconducibile a Netanyahu e a Ben Gvir. La risposta di Emanuele Fiano arriva immediata, contestando l’idea che le posizioni siano tutte sovrapponibili: “Non è vero, non sono tutti uguali”.
sondaggi citati sul confronto politico
La storica richiama elementi numerici per inquadrare la situazione: fa riferimento a un ultimo sondaggio secondo cui il 18% degli israeliani sarebbe a favore dell’accordo fra Iran e Stati Uniti, mentre il 55% si dichiara contro e il 27% non avrebbe un’opinione. Fiano, a sua volta, rilancia citando un diverso scenario: un sondaggio effettuato a Gaza e in Cisgiordania sul 7 ottobre indicherebbe l’87% dei palestinesi favorevole a quanto era accaduto.
limiti dei sondaggi sotto pressione militare
Caridi osserva che è difficile realizzare rilevazioni in un contesto di occupazione militare. La replica di Fiano ribadisce l’esistenza di ostacoli, ma introduce una necessità politica: è difficilissimo fare sondaggi in Israele dopo il 7 ottobre, eppure serve guardare oltre i dati disponibili.
terrorismo e parole: la lettera a netanyahu e la contestazione
Nel cuore dello scontro c’è anche il linguaggio impiegato in campagna elettorale. Fiano richiama un appello pubblico inviato a Benjamin Netanyahu, che chiede un’azione immediata contro il “terrorismo ebraico dilagante” in Cisgiordania. Secondo la ricostruzione emersa in studio, tra i firmatari figurano figure di lungo corso e ruoli di rilievo: Ehud Barak, Ehud Olmert, ex capi di Stato Maggiore come Moshe Ya’alon e Dan Halutz, ex direttori del Mossad tra cui Tamir Pardo, oltre allo scrittore David Grossman e a decine di accademici.
“sono uguali a netanyahu?”
Da qui la domanda di Fiano: se questi esponenti dovessero arrivare al voto parlando di “terrorismo ebraico”, sarebbero davvero uguali a Netanyahu? Caridi risponde insistendo che l’esistenza di tali iniziative non cambia la sostanza del giudizio e solleva un altro punto: la Corte Suprema non avrebbe agito in anni recenti.
corte suprema e cornici politiche
Fiano replica collegando il tema a una questione politica: il fatto che alcuni israeliani utilizzino l’espressione “terrorismo ebraico” sarebbe politicamente rilevante. Caridi mette a fuoco un’altra interpretazione: il problema, secondo la storica, riguarderebbe l’impianto complessivo dello Stato di Israele e la sua condotta, descritta come un genocidio.
genocidio o massacro di civili: il nodo definitorio
Alla domanda “Ma non basta un genocidio?” Fiano contesta l’etichetta: non condivide la definizione di genocidio e parla invece di massacro di civili. Caridi insiste sul carattere dirimente della questione, richiamando anche una figura indicata in studio: “Lo dice anche Omer Bartov”.
giustizia internazionale e verdetti
Fiano aggiunge che la definizione non sarebbe sancita dalla Corte Internazionale di Giustizia. Caridi risponde che al momento non lo direbbe “ancora” e collega l’esito anche al profilo del massimo organo, citando Nawaf Salam, indicato come ex presidente della Corte dell’Aia poi diventato capo del governo libanese. Nel seguito del botta e risposta Fiano pone una distinzione: se un assassino non ha un verdetto di colpevolezza, è possibile affermare già comunque che si tratti di assassinio? La risposta di Caridi rimane netta, ripetuta più volte, fino alla conclusione dello scontro con l’affondo finale: garantista su un genocidio, secondo Caridi, non sarebbe compatibile.
controversia su interpretazioni e responsabilità politiche
Il confronto si chiude con una divergenza di fondo: Caridi lega le prossime elezioni alla continuità della linea politica e alla lettura del quadro come genocidario, contestando l’idea che l’opposizione possa essere considerata davvero diversa. Fiano, al contrario, afferma l’esistenza di distinzioni reali tra forze politiche, contesta alcune definizioni e richiama la necessità di distinguere tra l’uso di parole e gli esiti giudiziari.
personalità citate nel dibattito
Nel confronto vengono menzionati diversi nomi collegati a posizioni politiche, richieste pubbliche e riferimenti di contesto:
- Paola Caridi
- Emanuele Fiano
- Benjamin Netanyahu
- Ben Gvir
- Ehud Barak
- Ehud Olmert
- Moshe Ya’alon
- Dan Halutz
- Tamir Pardo
- David Grossman
- Omer Bartov
- Nawaf Salam