Caporalato diga di genova, fillea-cgil nessuna verifica lavoratori a rischio ritorsioni

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Caporalato diga di genova, fillea-cgil nessuna verifica lavoratori a rischio ritorsioni

Grandi cantieri, appalti da miliardi e retribuzioni formalmente regolari possono convivere con assenza di controlli sostanziali e con dinamiche riconducibili allo sfruttamento della manodopera. Il caso legato alla diga foranea di Genova mette al centro un nodo operativo: quando nessuno verifica davvero ciò che accade sul campo, si aprono spazi per intermediazione illecita, caporalato ed estorsioni, con conseguenze documentate su lavoratori e aziende coinvolte.

cantiere diga foranea di genova: grandi capitali e controlli insufficienti

Il punto di riferimento della ricostruzione sindacale è che, pur in presenza di aziende con requisiti formali e retribuzioni apparentemente regolari, mancava una verifica concreta dell’operato. In tale contesto, secondo quanto riportato, si attivano organizzazioni criminali capaci di gestire flussi di manodopera spesso non qualificata, instaurando meccanismi di estorsione e di intermediazione illecita collegati al caporalato. La questione viene associata a tanti cantieri pubblici, con la denuncia descritta come frequente e non sempre supportata da controlli efficaci.

fillea cgil: testimonianze raccolte e sviluppo dell’inchiesta

Fabio Marante, segretario generale della Fillea Cgil di Genova e della Liguria, indica che la Fillea ha raccolto testimonianze dei primi lavoratori licenziati dai cantieri della diga foranea di Genova e ha fornito assistenza successiva. L’attività di denuncia ha poi trovato seguito nell’inchiesta dei carabinieri e della Procura di Savona, che ha portato a 8 arresti, a un sequestro di 277mila euro e al controllo giudiziale di due società: Rbb solutions srl e Jh costruzioni srl.

risposta alla sorpresa per le denunce

La reazione viene descritta come non sorprendente: l’esito viene presentato come “incredibile” ma, allo stesso tempo, coerente con quanto la Fillea sostiene da tempo, cioè la presenza di flussi rilevanti di manodopera nei grandi cantieri pubblici e il rischio di gravi violazioni nel mercato del lavoro, oltre ad altri reati.

grandi opere e attenzione mediatica: il confronto con altri casi

Il tema dell’attenzione viene collegato a un comportamento ricorrente: più attenzione su contesti diversi e, solo in certe fasi, riflettori accesi su fenomeni come il caporalato. Viene citato un riferimento a quanto accaduto a Milano, nell’ambito dell’indagine relativa alla costruzione del consolato americano di Milano. L’osservazione formulata è che in un grande cantiere, dove dovrebbero essere presenti verifiche e controlli, emergono invece con forza meccanismi duri e strutturati quando la realtà viene osservata realmente.

appalto della diga foranea: pnrr e domanda di verifiche reali

La diga foranea di Genova viene descritta come l’appalto pubblico indicato come tra i più importanti d’Italia, con un valore di 1,3 miliardi di euro, finanziati in parte con fondi Pnrr. La circostanza viene presentata come dimostrativa di un’affermazione già formulata in precedenza: ci si sarebbe chiesto, con insistenza, quale fosse la storia di un’azienda e se esistessero elementi anomali legati all’incremento esponenziale della manodopera. Altri interrogativi riguardano il reclutamento, la coerenza tra cedolini e ore lavorate, e la verifica di condizioni effettive nel lavoro.

accertamenti descritti: pagamenti, alloggi e condizioni di lavoro

La ricostruzione delle criticità porta a un quadro definito come agghiacciante, con elementi riferiti da lavoratori: restituzione del 40% della busta paga, alloggi descritti come sovraffollati con 30 persone in un appartamento, corsi di formazione antinfortunistici falsificati, operai malati scaricati e licenziati o accompagnati a prelevare al bancomat per restituire lo stipendio.

effetti sulle persone e interrogativi aperti su infortuni e ritorsioni

La scoperta viene indicata come conferma di quanto raccontato: problematiche su pagamenti, abitazioni fatiscenti e sovraffollate risultano coerenti con le testimonianze. Restano però interrogativi aperti: verificare eventuali occultamenti di infortuni, intensificare ulteriormente lo sguardo su quel cantiere, chiarire se siano state omesse denunce e comprendere cosa sia accaduto a chi avrebbe subito infortuni.

filiera di controlli in un’opera pubblica: il quadro descritto

Il ragionamento si concentra su una domanda: in un cantiere simile dovrebbe esistere una filiera di controlli interni. Il quadro riportato è desolante, riferito a un’opera pubblica grande e presentata come un’eccellenza delle costruzioni marittime. La situazione viene inquadrata come caso simbolo di sfruttamento dell’uomo sull’uomo e viene ribadita la necessità di un sindacato di frontiera capace di intercettare le denunce e di contrastare sfruttatori e caporali che si arricchiscono sulla povertà e sul bisogno di lavorare.

cosa si può fare: norme stringenti e controlli sostanziali

Le misure indicate come necessarie ruotano attorno a norme più stringenti e all’esigenza di far funzionare le leggi esistenti. Sono richiamati protocolli di legalità, ma il problema viene individuato nella mancanza di controlli sostanziali, capaci di andare oltre le “carte in regola”. Viene anche posta la domanda su quando siano state svolte verifiche rispetto a denunce pubbliche già avanzate alla cassa edile, con l’obiettivo di chiarire eventuali passaggi mancanti.

condizioni attuali dei lavoratori: ricollocazione e protezione

Sul piano delle conseguenze immediate, viene riportato che un mese fa è stato reso rescisso il contratto alla Rbb senza un motivo apparente. Da quel momento, secondo quanto riferito, si è avviata una battaglia per ricollocare 127 persone. La Fillea si dichiara impegnata a garantire ai lavoratori copertura lavorativa e burocratica per restare nel Paese. L’esigenza è presentata in termini di tutela: i lavoratori che hanno perso il lavoro dopo una situazione di denuncia devono essere protetti dalle ritorsioni e inseriti nei protocolli anti-tratta, per evitare rischi collegati al permesso di soggiorno.

flussi clandestini e intermediazione: ingresso in Italia e contatto con il sistema pubblico

Viene sollevato anche un tema relativo a flussi clandestini. Si afferma che molte vittime avrebbero pagato 12-15mila euro per permessi firmati da aziende italiane inesistenti e, una volta in Italia, si sarebbero trovate sotto il controllo di caporali costretti a meccanismi di sfruttamento. L’attenzione viene poi posta sul modo in cui questi lavoratori riescano a entrare in Italia, sfruttando strumenti forniti dalla criminalità organizzata.

intermediazione e “effetto fisarmonica” dei flussi

Una volta presenti nel territorio, l’analisi descrive un processo di intermediazione: società che consentono ai lavoratori di interfacciarsi con aziende italiane, e che forniscono alle aziende italiane braccia e manodopera straniera. Il punto più preoccupante riguarda il collegamento con il sistema di lavoro pagato dal pubblico e l’assenza di interrogativi sui flussi. Viene evidenziato un effetto fisarmonica del personale delle società coinvolte: l’organico si amplierebbe o si ridurrebbe rapidamente. Il nodo della vicenda viene individuato proprio nella necessità di più controlli e nel fatto che l’azione sindacale, pur nella funzione di ascolto e supporto, non disponga di strumenti equivalenti alle forze di controllo.

personaggi e figure citate

  • Fabio Marante

Sono inoltre indicate le società coinvolte nel controllo giudiziale: Rbb solutions srl e Jh costruzioni srl.

Caporalato alla diga di Genova, il segretario Fillea-Cgil: “Carte formalmente in regola, ma nessuno verificava davvero. I lavoratori vanno protetti da ritorsioni”
Categorie: Cronaca

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