Caporalato diga di Genova: 8 arresti nel cantiere Pnrr

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Caporalato diga di Genova: 8 arresti nel cantiere Pnrr

Un’indagine ha fatto emergere un presunto sistema di sfruttamento del lavoro e intermediazione illecita legata al cantiere della nuova diga di Genova, uno dei principali interventi finanziati con i fondi del Pnrr. L’operazione, avviata a partire da controlli nel porto di Vado Ligure, ha portato a misure cautelari e a provvedimenti nei confronti di persone e società, con contestazioni che ruotano attorno a pratiche coercitive, condizioni di sicurezza carenti e trattenute sullo stipendio dei lavoratori.

operazione “punjabi” e misure cautelari per intermediazione illecita

I carabinieri di Savona, con il supporto di militari di diverse province e con i nuclei ispettorato lavoro di Genova e Brescia, hanno eseguito un’ordinanza di applicazione di misure cautelari emessa dal gip di Savona. Il provvedimento riguarda otto persone finite in carcere e una misura di controllo giudiziario per due società, una con sede a Brescia e l’altra a Genova. È previsto anche un sequestro preventivo finalizzato alla confisca di 277 mila euro a carico della società bresciana.

Le contestazioni, secondo quanto ricostruito, riguardano un concorso continuato nel reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Il giudice ha inoltre disposto il controllo giudiziario delle società, per le quali i lavoratori avrebbero prestato la propria opera nel cantiere del porto di Vado Ligure e in altri cantieri presenti sul territorio nazionale.

cantiere della nuova diga di genova e contesto operativo

Gli accertamenti si collegano al cantiere della nuova diga di Genova. L’area interessata è quella di Vado Ligure, in provincia di Savona, dove si procede alla costruzione dei cassoni in cemento armato per la realizzazione della diga foranea. L’indagine nasce da un intervento svolto nel 2025 nel porto, nel corso del quale erano già in corso attività legate alla realizzazione dell’opera.

arresti: lavoratori coinvolti e profili contestati

Nel provvedimento sono ricompresi sette cittadini indiani e un cittadino pakistano, tutti tra i 28 e i 50 anni. Le persone risultano domiciliate nelle province di Bergamo, Brescia, Barletta-Andria-Trani e Messina. Secondo l’impianto accusatorio, sarebbero responsabili e dipendenti delle due società coinvolte.

controllo giudiziario e sequestro di 277 mila euro

Oltre agli arrestati, il giudice ha disposto anche misure di controllo giudiziario sulle società di Brescia e di Genova. Per la società bresciana è stato disposto un sequestro preventivo di 277 mila euro, somma indicata come corrispondente a quanto versato dalle vittime agli sfruttatori.

indagati in stato di libertà e ruoli contestati

Accanto alle persone arrestate, risultano cinque ulteriori indagati in stato di libertà. Tra questi figurano due responsabili della società genovese e due persone appartenenti a un’altra ditta bresciana. Le contestazioni riguardano anche la presenza di falsi certificati di formazione relativi alla sicurezza dei lavoratori. Nel gruppo compare anche un collaboratore di origine indiana associato alle due società.

pratiche coercitive, trattenute e condizioni di lavoro contestate

Le ricostruzioni investigative descrivono una serie di condotte con elementi ripetuti. Alcuni lavoratori indiani, reclutati dalla JH Costruzioni Srl di Brescia, sarebbero stati coinvolti nelle attività del cantiere di Vado Ligure, dove vengono realizzati i cassoni destinati alla diga.

Da queste circostanze sarebbe partita l’operazione. Gli operai avrebbero affrontato misure ritorsive: sarebbero stati espulsi dal posto di lavoro, allontanati dall’area di cantiere e chiusi fuori dall’alloggio dopo il rifiuto di cedere una quota del proprio stipendio ai caporali.

spese per dispositivi di protezione individuale e canone di affitto

Le indagini indicano anche che i lavoratori venivano costretti a cedere una parte del salario per procurarsi i dispositivi di protezione individuale, definiti come indispensabili per la sicurezza in cantiere. Una quota del salario sarebbe inoltre destinata al canone d’affitto dell’alloggio intestato alla società.

Gli alloggi, secondo quanto emerso, si trovavano non lontano dal cantiere e risultavano sovraffollati, con casi in cui si arrivava a 30 persone in appartamento, associati a condizioni insalubri.

lingua, vulnerabilità e accesso al lavoro: lavoratori incapaci di comunicare

Dopo le prime denunce, sarebbero stati aggiunti altri 42 lavoratori di origine pachistana e indiana. Le indagini riferiscono che gli operai, in molti casi, risultavano incapaci di parlare e capire l’italiano. Il lavoro veniva svolto da persone descritte come appena arrivate in Italia tramite decreto Flussi oppure in condizioni clandestine.

sicurezza nei cantieri, formazione e documentazione contestata

Secondo le ricostruzioni, il lavoro sarebbe stato eseguito senza adeguate norme di sicurezza. I lavoratori avrebbero risultavano privi di formazione e, in vari casi, sarebbero stati forniti con documentazione falsa, rilasciata da altre società compiacenti nel bresciano. La documentazione avrebbe attestato una formazione in materia di sicurezza, riferita anche ad attività considerate ad alto rischio.

stipendio trattenuto, ritmi di lavoro e rischi per chi si oppone

Le indagini indicano che una quota consistente dello stipendio tornava ai cosiddetti caporali, stimata in circa il 40-60%. La retribuzione riconosciuta agli operai risulterebbe compresa tra 5 e 7 euro all’ora, con attività lavorativa tra 140 e 250 ore al mese.

Per chi si rifiutava, venivano prospettati rischi: secondo la ricostruzione, la conseguenza poteva essere il licenziamento con l’assenza di una soluzione abitativa immediata, lasciando la persona esposta al rischio di essere abbandonata sul territorio. Le indagini richiamano inoltre la possibilità di ritorsioni nei confronti dei familiari in India.

reazioni politiche e dichiarazioni sul progetto infrastrutturale

Dal Pd l’inchiesta viene definita “di una gravità estrema”, con riferimento a quanto emerso e all’indicazione che si tratterebbe della più grande opera infrastrutturale finanziata con i fondi del Pnrr. I deputati firmatari della nota, Valentina Ghio, Alberto Pandolfo e Luca Pastorino, annunciano un’interrogazione alla Camera volta a chiedere conto delle verifiche svolte sul cantiere e delle intenzioni del governo.

La sindaca di Genova invita a “fare chiarezza”. Viene riportato che quanto emerso viene considerato un’ipotesi molto grave, con la precisazione che si tratta comunque di indagini in corso e che non sarebbe opportuno trasformare le contestazioni in accuse premature.

Marco Bucci, presidente della Regione Liguria e commissario straordinario per la diga, evidenzia la presenza di un protocollo di legalità che consentirebbe di individuare determinate criticità. Bucci ribadisce che non sono previsti ritardi nella costruzione della diga e dichiara che, in caso di sequestri di aree, cercherà di intervenire rapidamente con i soggetti competenti, definendo gli aspetti come questioni contrattuali privatistiche estranee al sistema pubblico di appalto.

personalità citate nel contesto

Valentina Ghio, Alberto Pandolfo, Luca Pastorino, Marco Bucci.

Nuova diga di Genova, caporalato nel cantiere: otto arresti. Operai obbligati a cedere parte dello stipendio e a comprare i dispositivi di sicurezza
Categorie: Cronaca

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