Caporalato a brindisi, verbali shock: vivevamo in un tugurio e prendevamo acqua tubo d’irrigazione

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Caporalato a brindisi, verbali shock: vivevamo in un tugurio e prendevamo acqua  tubo d’irrigazione

Lo sfruttamento di lavoratori migranti nelle campagne continua a emergere attraverso nuovi accertamenti giudiziari, con al centro l’attività di una cooperativa specializzata nell’espianto di alberi e nella vendita di legna. Le indagini hanno ricostruito un sistema di impiego caratterizzato da orari estenuanti, condizioni abitative degradanti e violazioni sistematiche dei contratti, culminando in un arresto convalidato e nella misura dei domiciliari.

caporalato a brindisi: inchiesta per sfruttamento nella vendita di legna

Secondo quanto emerso dagli atti della procura di Brindisi, la vicenda riguarda tre uomini originari dell’Africa impiegati in lavori agricoli nelle campagne, con modalità ricondotte a condizioni di sfruttamento. Gli accertamenti si collocano nella provincia di Brindisi e vedono coinvolti Daniele Argentieri e la sua coindagata, indicati come responsabili dell’impiego tramite una cooperativa specializzata nello espianto di alberi e nella vendita di legna.

daniele argentieri e la coindagata: arresto in flagranza e indagine

Nel quadro delineato dal pubblico ministero della procura di Brindisi Giuseppe De Nozza, Daniele Argentieri, 38 anni, è stato arrestato in flagranza il 21 maggio. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brindisi, Vittorio Testi, ha convalidato il blitz dei carabinieri e ha disposto per l’uomo la misura dei domiciliari.

La donna sotto inchiesta risulta invece indagata a piede libero, con le medesime accuse contestate ad Argentieri.

lavori nei campi: orari lunghi, pause ridotte e riposo negato

Le carte dell’inchiesta riportano che i tre lavoratori, uno dei quali avrebbe avviato l’indagine del NIL dei carabinieri denunciando le proprie condizioni a marzo, vivevano in un casolare abbandonato nelle campagne di Francavilla Fontana, al confine col Tarantino. I braccianti sarebbero stati impiegati per 9-10 ore al giorno nei campi a tagliare la legna.

Secondo i riscontri, la pausa sarebbe stata limitata a soli 10 minuti, con estensione occasionale a 30. Inoltre, non sarebbe stato consentito il riposo settimanale per nessuno dei tre.

sicurezza sul lavoro e violazioni dei contratti: contestazioni e verbali

Alla luce dei verbali firmati dai braccianti e del sopralluogo svolto dai carabinieri, il giudice ha parlato di violazioni sistematiche dei contratti. Tra le criticità contestate compare l’assenza di formazione sulla sicurezza, nonostante i lavoratori maneggiassero anche seghe circolari.

Nel quadro delle contestazioni rientra anche la descrizione dell’alloggio, definito degradante, con caratteristiche strutturali e igieniche gravemente compromesse.

alloggio nel casolare: condizioni strutturali e igieniche degradanti

Il casolare presentava pessime condizioni strutturali e igieniche, con locali fatiscenti e finestre protette soltanto da teli di fortuna, senza vetri. Il luogo di permanenza è stato descritto come un tugurio senza riscaldamento, dove i migranti si sarebbero riparati dal freddo accendendo fuoco in un caminetto e utilizzando anche la spazzatura.

Il bagno è stato indicato come praticamente inagibile: sarebbe stato presente un lavandino in acciaio otturato da rifiuti e sarebbero state utilizzate solo vasche di fortuna precedentemente riempite d’acqua per l’utilizzo.

Durante le audizioni davanti agli investigatori, i migranti – originari del Marocco – avrebbero segnalato che la fornitura elettrica non funziona sempre e che il frigorifero aveva la porta rotta. Un ulteriore racconto riguarda la necessità di attingere acqua: per poterla prelevare veniva usato un tubo da irrigazione.

dormire e gestire la quotidianità: testimonianze dei lavoratori

Le dichiarazioni raccolte nell’ambito dell’inchiesta includono anche aspetti relativi alle modalità di gestione della vita quotidiana. Un lavoratore avrebbe riferito: “Dormivamo in 5 in una sola camera da letto”, su materassi di fortuna recuperati per strada. Un altro passaggio riguarda la ricarica dei telefoni: per ricaricare i cellulari sarebbe stato consegnato un powerbank a Daniele, che lo avrebbe ricaricato e poi restituito per consentire il collegamento ai telefoni.

retribuzioni sotto i minimi e costi chiesti per trasporto e alloggio

La questione retributiva è stata ricostruita con riferimento agli importi percepiti. Il giudice Testi li ha definiti molto al di sotto dei minimi del contratto collettivo nazionale. Uno dei migranti avrebbe parlato di somme pari a 50, massimo 100 euro alla settimana.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, oltre alla paga ridotta, Argentieri avrebbe chiesto anche somme per i costi legati alla permanenza e allo spostamento: 5 euro per il trasporto nelle campagne e altri 5 euro per l’alloggio nel casolare.

ritmi di lavoro: dalle prime ore del mattino fino a sera

I ritmi di lavoro sono stati riassunti davanti ai carabinieri tramite quanto riferito da uno dei tre lavoratori: i braccianti venivano prelevati alle 6 del mattino e raggiungevano il luogo di lavoro entro le 6.30-7, con variazioni legate alla distanza dei terreni. Il lavoratore avrebbe dichiarato che portava con sé cibo e bevande perché provvedeva personalmente, dato che lavorava normalmente fino alle 18-19. La fine dell’attività sarebbe stata influenzata dal lavoro e dalla collocazione del terreno, con risultati descritti come raramente anticipati rispetto all’orario serale.

personaggi coinvolti nell’inchiesta

  • Daniele Argentieri
  • Giuseppe De Nozza
  • Vittorio Testi
Caporalato a Brindisi, i verbali che hanno portato all’arresto: “Vivevamo in un tugurio, prendevamo l’acqua da un tubo d’irrigazione”
Categorie: Cronaca

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