Caldo record in montagna con zero termico oltre 4.500 metri: cosa sta succedendo

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Caldo record in montagna con zero termico oltre 4.500 metri: cosa sta succedendo

Quando l’acqua comincia a scarseggiare nella parte più “bassa” dei bacini, spesso il segnale arriva prima dalla montagna: neve e ghiaccio diventano meno affidabili e i tempi di fusione si spostano. L’ondata di caldo recente, descritta come una nuova normalità, sta esercitando una pressione crescente sui ghiacciai alpini e innalza lo zero termico oltre una soglia critica, con conseguenze dirette su stabilità e disponibilità idrica.

ondata di caldo e zero termico oltre 4.500 metri: impatto sui ghiacciai alpini

Secondo quanto riportato da Carlo Barbante, dell’Istituto di Scienze Polari del Consiglio Nazionale delle Ricerche e dell’Università Cà Foscari di Venezia, l’aumento delle temperature ha portato lo zero termico a posizionarsi sopra i 4.500 metri di quota. Il riferimento riguarda l’altitudine alla quale la temperatura arriva a zero gradi, indicatore fondamentale per comprendere quanto rapidamente possa prevalere la fase di fusione rispetto a quella di accumulo.

Sulle Alpi, la quota della linea in cui si manifesta lo zero termico è cambiata in modo marcato: nella seconda metà del Novecento si collocava mediamente attorno ai 2.950 metri, mentre oggi si trova in media tra 3.300 e 3.400 metri. In occasione del caldo eccezionale di questi giorni, la quota è risultata ulteriormente spinta verso l’alto.

zero termico più alto e rischi per la stabilità

Il progressivo innalzamento della quota della temperatura di fusione incide sulla stabilità dei ghiacciai. Barbante evidenzia che scioglimenti ingenti possono causare cedimenti. Per questo motivo esistono ghiacciai costantemente monitorati, con controlli orientati a intercettare segnali legati alla dinamica di degradazione.

bilanci di massa negativi e copertura nivale scarsa: la siccità si fa sentire

La valutazione complessiva della situazione viene considerata critica, ma viene anche sottolineato che per definire un bilancio occorre attendere la fine dell’estate. Il motivo è legato al fatto che i ghiacciai dipendono da due componenti: la quantità di neve che cade in inverno e la quota di materiale che si scioglie in estate.

Un ulteriore fattore di vulnerabilità è rappresentato dalla copertura nivale, descritta come molto scarsa. Ciò rende più evidente l’effetto della siccità anche sui fiumi: quando la neve non si accumula come dovrebbe, l’apporto idrico successivo tende a ridursi e, nel periodo più caldo, comincia a mancare l’acqua.

perdita di massa recente: andamento nei “bilanci” degli ultimi anni

Il quadro emerge anche dai numeri riferiti ai bilanci di massa: Barbante afferma che tali bilanci sono sempre più frequentemente negativi. Nei ultimi tre anni i ghiacciai avrebbero già perso il 10% della loro massa.

notti tropicali e temperature estreme in alta quota: condizioni sempre più sfavorevoli

Le condizioni termiche osservate nelle ultime settimane indicano un’anomalia non limitata al giorno. In alta quota sono state registrate temperature notturne superiori ai 20 gradi, definite “notti tropicali”. In alcune aree, a quote superiori a 800 metri, si sono raggiunti anche oltre 30 gradi.

Il punto centrale riguarda l’equilibrio che regola la vita del ghiacciaio: quando l’intera finestra stagionale è più calda del necessario, la fase di accumulo risulta insufficiente e la fusione prevale con maggiore intensità, rendendo l’insieme più instabile e più esposto alle perdite di massa.

figura di riferimento nelle dichiarazioni

  • Carlo Barbante (Istituto di Scienze Polari del Consiglio Nazionale delle Ricerche; Università Cà Foscari di Venezia)
Emergenza caldo, anche le montagne soffrono: zero termico sopra i 4.500 metri e ghiacciai sempre più a rischio
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