Cacciari contro gruber: europa di von der leyen peggiore di meloni

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Cacciari contro gruber: europa di von der leyen peggiore di meloni

Scintille in studio tra Lilli Gruber e Massimo Cacciari a Otto e mezzo, con il confronto acceso sulle scelte del governo italiano e sull’assetto delle responsabilità in ambito europeo. Il fulcro del dibattito riguarda la risposta internazionale alle guerre in corso e l’assenza, secondo Cacciari, di una strategia europea all’altezza della gravità degli eventi.

lilli gruber: posizione di giorgia meloni e credibilità in politica estera

Gruber pone una domanda diretta legata a Giorgia Meloni e al modo in cui la premier stia trovando un collocamento coerente nello scenario globale. La conduttrice chiede se la presidente del Consiglio sappia ancora “dove collocarsi” e come possa ricostruire un posizionamento credibile in politica estera.

massimo cacciari: meloni non può applaudire e non può dissociarsi

Cacciari risponde che la premier “si barcamena come può”. Secondo il filosofo, Meloni non può certamente applaudire le scelte attribuite a Trump e a Netanyahu, ma al tempo stesso non avrebbe la possibilità politica di prendere una distanza netta. Nel chiarire il punto, Cacciari afferma che si tratta di una condizione ritenuta “totalmente obbligata”, collegata alla direzione delle alleanze.

unione europea nel mirino: politica estera assente e responsabilità europee

Il contrattacco di Cacciari sposta la discussione su Bruxelles. Il filosofo sostiene che le critiche non dovrebbero fermarsi al livello nazionale, perché l’Unione europea rappresenterebbe, per gravità e impatto, un nodo più decisivo. Il ragionamento porta a una conclusione netta: “Se la Meloni è stata fin qui succube” di scelte esterne come quelle attribuite a Trump e Netanyahu, allora diventa centrale chiedersi cosa stia accadendo alla governance europea.

cacciari: von der leyen non definisce una posizione chiara

Nel mirare alla leadership europea, Cacciari afferma che su temi cruciali la risposta sarebbe stata insufficiente. Il riferimento è ai dazi, ambito in cui, secondo il filosofo, la presidente della Commissione avrebbe “alzato un po’ la voce”, ma non avrebbe assunto un orientamento altrettanto determinato sulle stragi considerate più gravi.

Nel confronto, Cacciari formula domande specifiche sull’esistenza o meno di sanzioni

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