Braccianti nel Brindisino dormivano in un casolare fatiscente e bruciavano spazzatura per riscaldarsi

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Braccianti nel Brindisino dormivano in un casolare fatiscente e bruciavano spazzatura per riscaldarsi

Nuovi elementi su sfruttamento lavorativo e para-schiavismo emergono dalla provincia di Brindisi, dove i carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro hanno arrestato in flagranza un caporale. Secondo la ricostruzione delle autorità, i braccianti agricoli venivano impiegati in condizioni illegali e discriminatorie, con retribuzioni nettamente inferiori rispetto a quanto previsto dal contratto nazionale di settore e con obblighi legati all’alloggio gravemente inadeguato.

sfruttamento dei braccianti tra brindisino e tarantino

Le attività si svolgevano in alcuni terreni situati al confine tra Brindisino e Tarantino. I braccianti agricoli lavoravano in nero, con una paga inferiore alla metà dei minimi previsti dal contratto collettivo nazionale dell’agricoltura. All’interno del meccanismo di coercizione ricostruito dagli investigatori, la procedura di reclutamento e gestione avveniva attraverso una cooperativa, sfruttando lo stato di bisogno di diverse persone.

caporale arrestato in flagranza: retribuzione e orari di lavoro

Secondo quanto ricostruito dai militari, il caporale imponeva ai lavoratori una giornata lavorativa di dieci ore. La retribuzione corrisposta risultava inferiore alla metà rispetto a quella prevista dal contratto collettivo nazionale del lavoro di settore. Oltre alla paga ridotta, veniva richiesta anche una decurtazione giornaliera collegata all’alloggio: 5 euro al giorno pro-capite, nonostante lo spazio messo a disposizione non fosse fornito neppure di requisiti essenziali come bagni e riscaldamento.

alloggio degradante e rischi sanitari: muffe, servizi non funzionanti e fumi

Gli accertamenti hanno riguardato il casolare rurale in cui i lavoratori erano costretti a dormire. Il luogo, descritto come caratterizzato da condizioni igienico sanitarie degradanti, presentava presenza di muffe, servizi igienici non funzionanti e l’assenza di riscaldamento. Per ottenere calore, i braccianti sfruttati ricorrevano a pratiche pericolose: bruciavano la spazzatura in un caminetto per riscaldare gli ambienti, restando esposti a fumi potenzialmente pericolosi. La notte avveniva su materassi sporchi, rinvenuti in aree agricole vicine.

lavoro irregolare e formazione assente: aumento del rischio infortuni

Oltre all’impiego senza tutele, ai lavoratori venivano negati adempimenti fondamentali. I braccianti identificati risultavano impiegati senza contratto di lavoro, senza visite mediche e senza corsi di formazione. Questa assenza di misure di sicurezza contribuiva ad accrescere il rischio di infortuni gravi, anche perché i lavoratori maneggiavano attrezzature pericolose, come seghe circolari, senza aver acquisito competenze ed appreso le corrette modalità di utilizzo specifiche.

permesso di soggiorno e indagine lampo: arresti domiciliari e sequestri

Tra le persone coinvolte, uno dei braccianti è risultato privo di permesso di soggiorno per l’impiego lavorativo. L’indagine, denominata “lampo”, è stata avviata verso la fine di marzo a seguito della denuncia presentata da un terzo bracciante, a sua volta vittima di sfruttamento.

La procura di Brindisi ha coordinato le attività, arrivando a richiedere ed ottenere arresti domiciliari per il caporale. Nell’ambito del procedimento sono stati inoltre disposti il sequestro del mezzo utilizzato per trasportare i braccianti e il sequestro del casolare in cui dormivano. Sono state infine applicate sanzioni amministrative ed ammende per un totale di 20.000 euro.

figure coinvolte e riferimenti nominativi

Le notizie disponibili riguardano principalmente le responsabilità attribuite a una figura di controllo e di coordinamento del reclutamento e dell’impiego:

  • un caporale arrestato in flagranza
“Braccianti in nero costretti a vivere in un casolare senza bagni. Si scaldavano bruciando spazzatura”: arrestato caporale
Categorie: Cronaca

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