Azioni illegali di israele nel sud del libano, evacuazioni di massa e divieti di rientro

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Azioni illegali di israele nel sud del libano, evacuazioni di massa e divieti di rientro

Dal 2024 Israele ha fatto ricorso, con frequenza crescente, a ordini di “evacuazione” di massa rivolti a popolazioni presenti in ampie zone del Sud del Libano, accompagnati da indicazioni che di fatto impediscono il rientro nelle proprie abitazioni. Amnesty International descrive tali condotte come incompatibili con il diritto internazionale umanitario, evidenziando una dinamica che, secondo la ricostruzione, non si è interrotta nemmeno dopo la cessazione delle ostilità nelle aree interessate.

ordini di “evacuazione” di massa: uso ripetuto dal 2024 al 2026

Amnesty International riferisce di aver intervistato 19 persone direttamente coinvolte e di aver analizzato documentazione proveniente da fonti aperte. L’organizzazione ha inoltre esaminato 447 contenuti diffusi dall’esercito israeliano attraverso il profilo su X del portavoce in lingua araba.

Nel dettaglio, dai dati analizzati emergono 215 preavvisi senza indicazioni di località specifiche, 36 ordini di “evacuazione” emessi durante operazioni militari del 2024, 135 ordini emessi durante operazioni del 2026 e 61 ordini di non ritorno indirizzati verso le zone oggetto delle “evacuazioni”.

La ricostruzione indica che nel 2026 il ricorso a ordini di “evacuazione” di massa è aumentato e che tali disposizioni non sono mai state revocate, nemmeno nei momenti in cui le ostilità nelle aree coinvolte erano cessate.

repliche dell’esercito israeliano: ordini qualificati come “preavvisi”

Il 3 giugno 2026 l’esercito israeliano avrebbe risposto a domande inviate da Amnesty International il 22 maggio. Nella replica, l’esercito avrebbe negato di aver emesso ordini di evacuazione obbligatori, sostenendo invece che si tratterebbe di “preavvisi ai civili” presentati come “raccomandazioni”.

distinzione tra avvertimento e ordine di evacuazione

Amnesty International sostiene di aver già concluso che un “ordine” di “evacuazione” non corrisponde a un preavviso efficace nel senso giuridico del termine. Viene richiamata la differenza tra un avvertimento diffuso prima di un attacco, concepito nel rispetto del principio di precauzione e relativo a un luogo specifico (come un edificio), e un ordine di “evacuazione” basato su liste di villaggi e su ampie superfici territoriali.

non ritorno e “zone di sicurezza” senza limite temporale

Secondo le informazioni riportate, l’esercito israeliano avrebbe continuato a sostenere che alla popolazione civile libanese non sarebbe imposto alcun divieto di tornare alle abitazioni. Il 15 giugno 2026, dopo l’annuncio secondo cui USA e Iran avrebbero raggiunto un accordo per un cessate il fuoco che riguarderebbe anche il Libano, il ministro della Difesa israeliano Israel Katz avrebbe dichiarato che le forze israeliane rimarranno in zone di sicurezza in Libano, Siria e Gaza senza alcun limite temporale.

Nelle dichiarazioni citate, le “zone di sicurezza” sarebbero destinate a essere “ripulite” dagli abitanti locali e da tutte le strutture collegate a “strutture del terrore”, includendo case usate come avamposti nei villaggi lungo la linea di contatto.

espansione delle aree di non ritorno: dal 4,6% al 6% del territorio

Oltre all’impiego degli ordini di “evacuazione” di massa, Amnesty International riferisce un ampliamento della superficie libanese soggetta a disposizioni di non ritorno. Il 28 novembre 2024, il giorno successivo all’entrata in vigore del precedente cessate il fuoco, l’esercito avrebbe dichiarato un’area di non ritorno pari a circa il 4,6% del Libano.

Nel 2026, tre giorni dopo l’annuncio del cessate il fuoco del 17 aprile, l’esercito israeliano avrebbe diffuso una nuova mappa della “difesa avanzata”, portando al 6% la superficie del territorio libanese in cui vige il divieto di ritorno per le persone sfollate, coinvolgendo decine di migliaia di civili.

distruzioni nelle aree di non ritorno prima e dopo il cessate il fuoco

La ricostruzione descrive massicce distruzioni all’interno della zona di non ritorno sia prima sia dopo l’entrata in vigore del cessate il fuoco del 2024. Sarebbero state rase al suolo quasi tutte le municipalità lungo il confine meridionale libanese, mentre le distruzioni continuerebbero anche in altre aree.

quadro giuridico: divieto di sfollamento forzato e responsabilità per crimini di guerra

Amnesty International richiama il principio secondo cui il diritto internazionale umanitario vieta rigorosamente lo sfollamento forzato di popolazioni civili. L’evacuazione totale o parziale sarebbe consentita soltanto come misura eccezionale, finalizzata a garantire la protezione della popolazione o per imperative ragioni militari direttamente derivanti dalle operazioni, e dovrebbe rappresentare l’ultimo dei provvedimenti disponibili.

Ogni evacuazione dovrebbe essere temporanea, attuata in condizioni umane e di sicurezza, con la possibilità per le persone evacuate di tornare alle proprie case non appena le ostilità in quell’area siano terminate.

Quando una popolazione civile viene sottoposta a uno sfollamento forzato in assenza di motivi validi dal punto di vista legale, oppure quando le viene impedito di rientrare nelle abitazioni, la violazione viene qualificata come grave: secondo la fonte, rientrerebbe nell’ambito dell’articolo 147 della Quarta Convenzione di Ginevra, che vieta i trasferimenti illegali, e quindi come crimine di guerra.

personalità citate

  • Israel Katz
Le azioni illegali di Israele nel sud del Libano, tra “evacuazioni” di massa e divieti di rientro

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