Algoritmi e miliardari ci controllano: quando iniziamo la lotta

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Algoritmi e miliardari ci controllano: quando iniziamo la lotta

L’ideologia è davvero scomparsa? L’idea sembra smontata, eppure emerge un quadro diverso: l’ideologia non sparisce, si rende invisibile e finisce per modellare il cervello in modo così continuo da trasformarsi in abitudine. Il risultato è una vita quotidiana percepita come scelta autonoma, mentre il meccanismo di fondo agisce come una struttura già pronta, capace di orientare gusti, decisioni e impulsi senza passare da un confronto esplicito.

Nel racconto di questo scenario, la libertà appare come libertà di manovra personale: si decide cosa acquistare, quale informazione consumare e quale opinione sposare. La sensazione di controllo, però, viene descritta come una vernice sottile sopra un sistema non scelto. In altre parole, il controllo effettivo viene collocato in un livello che guida le preferenze prima ancora che diventino consapevoli.

ideologia invisibile e controllo del comportamento umano

La trasformazione viene associata a un modello definito invisibile ma pervasivo, con una struttura di potere capace di operare su scala globale. I soggetti indicati come protagonisti di questa architettura del comportamento umano vengono identificati nei titan of big tech—miliardari con alleanze tra loro—citati come figure che siedono ai tavoli della politica globale non soltanto come imprenditori, ma come proprietari di mondi.

Il potere viene descritto come un motore che genera potere: più si acquisisce capacità decisionale, più cresce la possibilità di ottenere nuove leve di influenza, fino a trasformarsi in forma contemporanea di sovranità.

disuguaglianze e potere decisionale concentrato

Il quadro presentato collega questa configurazione a disuguaglianze senza precedenti. L’indicazione riportata rimanda ai dati di Oxfam, con l’idea che nessun imperatore del passato avrebbe potuto eguagliare una combinazione tra ricchezza e capacità di decisione comparabile a quella attribuita a un Elon Musk.

La conseguenza indicata è un passaggio dalla democrazia a un sistema di potere di pochi: decisioni decisive non sarebbero più prese nelle piazze o in luoghi pubblici, bensì dentro dinamiche guidate da server, piattaforme private e meccanismi connessi a borse mondiali. In questa prospettiva, il luogo della decisione diventerebbe tecnico e opaco.

social media come redattori della personalità

I social media non vengono descritti come semplici strumenti di comunicazione o contenitori pubblicitari. La loro funzione viene qualificata come quella di redattori artificiali della personalità: le piattaforme sarebbero in grado di vendere alle multinazionali pacchetti di utenti già pronti all’uso, con persone mappate in profondità rispetto a impulsi e comportamenti.

algoritmi e attacco alla regolazione emotiva

Al centro del meccanismo viene collocato l’algoritmo, descritto come uno stimolo continuo alla corteccia limbica, sede degli istinti primordiali e della gratificazione immediata. L’azione viene associata a un bypass della corteccia prefrontale, cioè l’area legata alla riflessione e alla valutazione delle conseguenze.

La lettura fornita richiama la scienza: la corteccia prefrontale non terminerebbe il suo sviluppo prima dei 21 anni. In questo contesto, viene indicata la possibilità che ragazzini di 12 anni vengano esposti ad addestramenti guidati da algoritmi progettati per massimizzare l’impulsività, favorendo l’accesso al ruolo di consumatori prima ancora della piena maturazione come cittadini consapevoli.

tabù dell’ideologia e rischio dell’ideologia subita

La narrazione introduce un primo bivio collegato al tabù dell’ideologia. L’astensione dall’ideologia viene ricollegata ai crimini del nazismo, del fascismo e dei regimi comunisti, considerata una ragione comprensibile per evitare schemi che allontanano dalla realtà o producono illusioni e sottrazioni di libertà.

Il punto successivo insiste sul fatto che la mente, nella sua struttura, avrebbe bisogno di uno schema per funzionare: se il modello non viene scelto consapevolmente, si finirebbe per conformarsi a quello dominante. In questa dinamica, l’esito prospettato è diventare ingranaggi di un sistema basato quasi esclusivamente su consumo.

Il pericolo più urgente viene identificato nell’ideologia subita, descritta come l’interiorizzazione della logica del profitto e della convenienza economica come unico metro della realtà, spesso senza accorgersene. Il risultato sarebbe una forma di seguacià inconsapevole dell’ideologia neoliberista e capitalistica, con conseguenze indicate come capaci di spingere verso crinali più rischiosi, dove aumentano violenza, sopraffazione e autoritarismo.

La riduzione dell’esistenza a transazioni economiche viene presentata come una limitazione che ignora la natura umana, fatta di emozioni e relazioni, senza spazio dentro un bilancio aziendale.

democrazia indebolita e media globali non classificati come tali

Il quadro prosegue con l’idea di un indebolimento di libertà e democrazia. Se viene rappresentata una minaccia quotidiana ai vertici politici da parte dei poteri dei miliardari americani, e se emerge l’incapacità di un continente come l’Europa di imporre regolamenti, la domanda implicita riguarda la reale efficacia del singolo cittadino quando diventa variabile di un codice proprietario.

Il ragionamento insiste sul peso dei grandi media globali: questi non sarebbero classificati come tali per motivi legati alla natura del nemico, che verrebbe qualificato come globale mentre le democrazie si organizzerebbero in modo nazionale. Il potere e la ricchezza attribuiti a questi soggetti sarebbero utilizzati per bloccare norme di contrasto a livello nazionale e continentale, mentre l’approccio definito innovativo diventerebbe un elemento capace di confondere i decisori politici.

linea editoriale stabilita da soggetti e sistemi proprietari

L’assetto descritto fa riferimento a direttori editoriali artificiali, ingegneri e CEO delle Big tech, con algoritmi e intelligenza artificiale che definirebbero regole riconducibili alla linea editoriale, scelta dai rispettivi vertici. In questo contesto, viene sollevata l’assenza di un’azione politica chiaramente orientata a contrastare tali strutture: la costruzione di norme anti-trust, una legge sui conflitti di interesse e il pluralismo da rispettare nell’ambito descritto vengono indicati come punti non sufficientemente affrontati.

Le principali personalità richiamate nel quadro narrato sono:

  • Elon Musk
  • Mark Zuckerberg
  • Oxfam
L’ideologia che non vediamo: algoritmi e miliardari ci controllano. Quando iniziamo la lotta?

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