Violenza sessuale, assolti due schermitori italiani: il fatto non sussiste
Una decisione chiave scuote il caso di presunta violenza sessuale che aveva coinvolto due giovani schermitori: il giudice per l’udienza preliminare ha pronunciato l’assoluzione, stabilendo che “il fatto non sussiste”. La vicenda, legata a un ritiro tra nazionali giovanili, attraversa il confine tra procedimenti penali e ricadute sportive, mentre la parte offesa valuta i prossimi passaggi dopo la sentenza.
assoluzione per violenza sessuale: giudice e rito abbreviato
Il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Siena, Andrea Grandinetti, ha assolto oggi Emanuele Nardella (24 anni) e Lapo Jacopo Pucci (23 anni). I due schermitori erano imputati di violenza sessuale nei confronti di una collega messicana, atleta che gareggiava per l’Uzbekistan.
La pronuncia è arrivata al termine del processo celebrato con rito abbreviato, con una formula che recita che “il fatto non sussiste”. La decisione segna un punto fermo sul piano penale, lasciando aperte le eventuali conseguenze sul versante civile.
la ricostruzione della vicenda: notte tra il 4 e il 5 agosto 2023
Secondo quanto contestato, la vicenda risale alla notte tra il 4 e il 5 agosto 2023, durante un ritiro tra nazionali giovanili a Chianciano Terme (Siena). La vittima, indicata come allora minorenne e promessa della scherma, avrebbe trascorso la serata in un locale insieme a tre atleti italiani.
Stando all’accusa, la ragazza sarebbe stata convinta a bere, per poi essere accompagnata in una camera d’albergo, dove sarebbe stata oggetto di abuso. Nel procedimento, un terzo giovane, anch’esso minorenne all’epoca, era stato escluso presto dal procedimento.
richieste della procura e posizioni delle parti
La Procura di Siena, rappresentata dal pubblico ministero Serena Menicucci, aveva chiesto la condanna di entrambi gli imputati a cinque anni e quattro mesi di reclusione.
parte civile e richieste di risarcimento
Nel processo si erano costituite parte civile i familiari della giovane e il Comune di Chianciano Terme. Il Comune aveva dichiarato l’intenzione di destinare gli eventuali risarcimenti a iniziative culturali e sportive locali.
La difesa della vittima e dei familiari aveva formulato richieste risarcitorie molto elevate: 200mila euro per la ragazza e 110mila euro per la madre. Erano inoltre previsti provvisionali di 100mila euro per la vittima e 55mila euro per la madre.
Alla luce della decisione penale, resta aperta la possibilità di sviluppi sul piano civile.
ricadute disciplinari e procedimenti federali
Accanto al procedimento penale, Federscherma aveva avviato un procedimento disciplinare nei confronti dei due atleti. Era stata disposta una sospensione cautelare, con deferimento e radiazione confermata in appello. In parallelo, i termini del procedimento erano stati sospesi in attesa del passaggio in giudicato della sentenza penale.
La cornice disciplinare, dunque, è strettamente collegata all’esito della fase giudiziaria.
reazioni dopo la sentenza: la schermitrice e i difensori
La schermitrice Fernanda Herrera, presente in aula, ha pianto al momento della lettura della sentenza. L’avvocato Luciano Guidarelli, che assiste la ragazza, ha annunciato un ricorso in appello dopo la lettura delle motivazioni.
Fernanda Herrera, parlando con i giornalisti all’esterno del tribunale di Siena, ha dichiarato di non riuscire a credere all’esito e di voler portare avanti la propria battaglia, sostenendo che il suo impegno sarà rivolto alla giustizia. Ha inoltre sottolineato l’esistenza, nello sport e nel mondo, di dinamiche volte a silenziare le donne, affermando che non deve più accadere e che il percorso non si interromperà.
commento dei legali: “nessun elemento di reato”
Soddisfatti gli avvocati difensori dei due sportivi. Dopo i fatti, entrambi erano stati sospesi dall’attività federale in via cautelare. In merito all’esito, il legale Enrico De Martino ha espresso un giudizio sul processo come esperienza negativa, collegandola a un problema socio-culturale e a difficoltà comunicative. Ha anche affermato che non esiste alcun elemento di reato.
persone coinvolte nel caso
- Emanuele Nardella
- Lapo Jacopo Pucci
- Fernanda Herrera
- Andrea Grandinetti
- Serena Menicucci
- Luciano Guidarelli
- Enrico De Martino