Ungheria cpi il parlamento boccia il ritiro voluto
La posizione dell’Ungheria nei confronti della Corte penale internazionale cambia direzione in modo netto, delineando i primi effetti della fine dell’era politica di Viktor Orban. Dopo la sconfitta elettorale, i deputati ungheresi hanno approvato l’annullamento del ritiro dalla Corte penale internazionale, mantenendo così il Paese all’interno dell’istituzione internazionale.
ritiro dalla corte penale internazionale annullato: esito in parlamento
La decisione è stata adottata dall’Assemblea nazionale con un voto volto a revocare il ritiro inizialmente previsto. Il ritiro avrebbe dovuto diventare operativo il 2 giugno, secondo le previsioni dell’ex leadership. In Parlamento il risultato è stato: 133 voti a favore dell’annullamento, 37 contrari e 5 astensioni.
La ripartizione politica del voto indica che i sostenitori dell’annullamento appartengono al partito Tisza, nel quale opera il premier, mentre i contrari fanno capo alla coalizione Fidesz-KDNP collegata a Orban. Le astensioni risultano attribuite a Mi Hazánk.
tempistiche e passaggio parlamentare
Il provvedimento si inserisce in un quadro in cui il ritiro, annunciato un anno prima, avrebbe avuto efficacia dal 2 giugno. Il voto dei deputati interrompe quindi l’iter che avrebbe portato l’Ungheria fuori dalla Corte penale internazionale.
orban e lo statuto di roma: motivazioni legate ai mandati di arresto
All’inizio del 2025, il governo Orban aveva notificato formalmente alle Nazioni Unite l’intenzione di ritirarsi dallo Statuto di Roma, cioè dal trattato istitutivo della Corte penale internazionale. Alla base della scelta indicata nel testo figuravano i mandati di arresto emessi dalla Corte nei confronti di Vladimir Putin e Benjamin Netanyahu.
La posizione attribuita a Orban riguardava il rifiuto di ottemperare a tali mandati. In questa cornice, l’uscita dalla giurisdizione dell’Aia era stata annunciata ad aprile 2025, dopo una visita del leader israeliano a Budapest.
magyar: obblighi di giustizia internazionale e ingresso nel paese
La linea espressa da Peter Magyar, in contrasto con quella attribuita a Orban, si collega alla gestione dell’ipotesi di ingresso in Ungheria di Benjamin Netanyahu. A fine aprile, subito dopo l’elezione, Magyar aveva dichiarato pubblicamente che l’Ungheria avrebbe arrestato il premier israeliano nel caso di ingresso nel territorio del Paese.
La motivazione formulata fa riferimento alla pace e sicurezza internazionali e alla tutela dei diritti umani, richiamando la necessità che gli autori di crimini internazionali più gravi siano chiamati a rispondere in un foro giudiziario internazionale.
mandati della corte e principio di esecuzione
Nel testo viene specificato che Netanyahu è ricercato dalla Corte penale internazionale dal novembre 2024 per presunti crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Per gli Stati aderenti allo Statuto, l’esecuzione di tali mandati viene descritta come un obbligo di principio.
personaggi citati e ruoli politici
- Viktor Orban, ex leader ungherese
- Peter Magyar, sconfitto Orban alle elezioni, indicato come premier
- Vladimir Putin, soggetto a mandati di arresto della Corte penale internazionale
- Benjamin Netanyahu, soggetto a mandati di arresto della Corte penale internazionale
