Tortura su palestinesi è un sistema in israele il report

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Tortura su palestinesi è un sistema in israele il report

La tortura viene indicata come una pratica strutturale nei confronti dei palestinesi nei Territori occupati: è quanto emerge dall’ultimo report della relatrice speciale dell’Onu Francesca Albanese, presentato a marzo e portato in Italia nel contesto del Senato. Il documento, fondato su testimonianze dirette, descrive un impianto sistematico in cui le violenze non sono attribuite a singoli episodi, ma ricondotte a una cornice più ampia di controllo, degradazione e impunità.

report onu di francesca albanese e denuncia della tortura nei confronti dei palestinesi

Il quadro tracciato da Francesca Albanese, relatrice speciale dell’Onu nei Territori palestinesi occupati, collega la tortura ai crimini perpetrati contro i palestinesi. Il rapporto, esposto per la prima volta in Italia in Senato, richiama la conclusione secondo cui anche la tortura rientra tra i reati che Israele perpetrerebbe nei confronti della popolazione palestinese.

Albanese fonda la propria analisi su 300 sopravvissuti. Nel testo si legge una condanna netta: atti di tortura e altre forme di maltrattamento sarebbero stati commessi da tutti gli attori, con riferimento anche ai gruppi armati palestinesi il 7 ottobre 2023 e alle condotte successive.

tortura e maltrattamenti: carceri come centri di tortura e impatto oltre la detenzione

Un passaggio centrale riguarda il luogo in cui la violenza verrebbe esercitata: le carceri, secondo quanto riportato, sarebbero ormai diventate centri di tortura. La pratica, inoltre, viene descritta non solo come un abuso isolato, ma come elemento inserito nella politica di Stato, con un collegamento ulteriore al contesto di genocidio menzionato nel documento.

Nel report si specifica che la tortura non avrebbe una funzione meramente punitiva: sarebbe strategica. La sua finalità verrebbe descritta come capacità di degradare i corpi, fratturare l’integrità psicologica ed erodere la resilienza collettiva. Il documento sostiene inoltre che anche detenzioni di breve durata produrrebbero danni fisici e psicologici con effetti che, secondo quanto riportato, si estenderebbero oltre l’individuo, colpendo famiglie e comunità in modo duraturo, in molti casi irreparabile.

violenza documentata nel rapporto: strumenti e accuse specifiche

Le testimonianze richiamate nel report includono una serie di forme di violenza indicate con termini espliciti: cani, manganelli, stupri, bastoni. Il documento fa riferimento ai materiali raccolti nel corso dei mesi e li inquadra come elementi che porterebbero a identificare ulteriori reati.

Tra i dettagli presentati compare un punto definito particolarmente rilevante: un dato scioccante descritto come un crimine ancora non documentato in Palestina da parte di Israele, cioè le sparizioni forzate. Secondo quanto riportato, sarebbero 4mila i desaparecidos, persone arrestate delle quali non si conoscerebbe la fine.

impostazione di impunità e normalizzazione: dichiarazioni di albanese

Le conclusioni del report vengono affiancate da una spiegazione collegata al sistema di responsabilità. Albanese afferma che Israele avrebbe assunto a sé il diritto di torturare i palestinesi: non soltanto il governo, ma lo Stato nel suo complesso. Ne deriverebbe l’idea che l’uso così sistematico della tortura sarebbe il risultato di una cultura di normalizzazione e di impunità presente nella società israeliana e nelle sue istituzioni.

Nel documento viene inoltre richiamata l’esistenza di difese pubbliche verso funzionari israeliani coinvolti in tortura, abusi sessuali e persino stupri, citando anche la presenza di materiale video, compresi stupri di gruppo. La stessa impostazione descrive che tali condotte sarebbero state celebrate e completamente sottratte alla responsabilità, mentre la persona dell’esercito che avrebbe denunciato tali atti risulterebbe agli arresti domiciliari.

Il rapporto richiama, in modo diretto, il significato del contesto: gli abusi contro i palestinesi, secondo la lettura di Albanese, non sarebbero soltanto tollerati, ma autorizzati, giustificati e destinati a perpetuarsi nel tempo. In questo quadro, la tortura non verrebbe considerata una deviazione del sistema, bensì il sistema.

in senato: partecipanti alla presentazione del report

Alla presentazione in Senato hanno partecipato figure politiche e istituzionali, coinvolte nel dibattito sul contenuto del rapporto e sui suoi elementi principali.

  • Peppe De Cristofaro (Avs)
  • Laura Boldrini (Partito democratico)
  • Dario Carotenuto (Movimento 5 stelle)

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