Texano fuggito usa per omicidio: udienza a torino per convalida del fermo

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Texano fuggito  usa per omicidio: udienza a torino per convalida del fermo

Una sequenza di tappe rapide e decisive ha segnato la vicenda giudiziaria di Lee Mongerson Gilley, 39enne texano accusato negli Stati Uniti di duplice omicidio. Dopo una permanenza sotto sorveglianza con braccialetto elettronico, l’uomo avrebbe avviato una fuga utilizzando false identità, fino all’arrivo in Italia. In questa cornice si inserisce l’udienza avviata l’11 maggio davanti alla Corte d’appello di Torino, chiamata a valutare la convalida del fermo preventivo disposto nei confronti dell’uomo nel Centro per il rimpatrio (Cpr) di Torino.

corte d’appello di torino e convalida del fermo preventivo

L’11 maggio ha preso avvio l’udienza davanti alla Corte d’appello di Torino dedicata alla convalida del fermo preventivo a cui Lee Mongerson Gilley era stato sottoposto nel Cpr del capoluogo piemontese. Nel frattempo, dal centro per rimpatri l’uomo è stato trasferito nel carcere Lorusso e Cotugno, dove ora si trova in isolamento.

In sede di tribunale, Gilley ha dichiarato di essere innocente, sostenendo che il suo unico errore sarebbe stato scappare. Ha indicato che la fuga sarebbe stata motivata dalla preoccupazione di subire in Texas la pena di morte. L’uomo, inoltre, ha affermato di temere che l’opinione pubblica lo avrebbe giudicato prima del processo, in un contesto contrassegnato da forte pressione mediatica sul caso.

asilo politico in italia e mandato di cattura internazionale

Gilley ha chiesto asilo politico dopo il suo arrivo in Italia negli ultimi giorni, giungendo a Malpensa. In parallelo, negli atti risulta un mandato di cattura internazionale con cui gli Stati Uniti richiedono l’estradizione.

difesa di gilley e richiesta di scarcerazione

La difesa di Lee Mongerson Gilley presenta una linea coerente con la contestazione dei fatti e con l’istanza legata al regime di detenzione. In Texas l’uomo è assistito dall’avvocato Dick De Guerin, mentre in Italia risulta seguito dalle avvocate Monica Grosso e Anna Muscat.

La legale Monica Grosso ha chiarito che Gilley si professa assolutamente innocente e ha presentato un’istanza di scarcerazione con l’obiettivo di farlo tornare nel Cpr. La richiesta viene impostata come una cessazione della detenzione sotto il profilo penale, con il subentro di una detenzione amministrativa. In tale prospettiva, il ritorno al Cpr consentirebbe di coltivare in modo adeguato la domanda presso la commissione territoriale per la richiesta di protezione internazionale, indicata come complessa da gestire in carcere.

richiesta di estradizione e posizioni sul rischio di pena capitale

Nel corso dei preparativi legali, il giorno precedente al processo è intervenuto anche il difensore statunitense di Gilley. In quella sede l’avvocato Dick De Guerin ha indicato una previsione secondo cui l’uomo verrà estradato e ha sostenuto che, per la strategia difensiva, sarebbe preferibile che ciò avvenisse il prima possibile, richiamando l’avvio del processo a giugno.

Secondo quanto riportato, l’ambasciata USA avrebbe fatto sapere tramite lo Scip (Servizio per la cooperazione internazionale di polizia) che, per Gilley, la pena di morte non sarebbe in discussione. Nello stesso quadro viene riferito che, in caso di riconoscimento di colpevolezza, l’uomo rischierebbe l’ergastolo senza possibilità di libertà condizionale.

fuga dagli stati uniti, arrivo a malpensa e richiesta di protezione internazionale

La cronologia descritta evidenzia una fuga dall’assetto di controllo iniziale. Gilley, per sottrarsi agli Stati Uniti, si sarebbe tagliato il braccialetto elettronico. Dopo due giorni di volo tra Canada e Italia con identità false, è arrivato a Milano Malpensa, dove è stato fermato dagli agenti.

In aeroporto, l’uomo aveva due carte di identità, entrambe associate a nomi di fantasia: Oliver Lejeune (a nome di un belga) e Jan Malet (a nome di un statunitense). Sempre in aeroporto, Gilley ha firmato la richiesta di protezione internazionale, formalizzata dalla questura di Varese, indicando come motivazione l’esigenza di salvare la propria vita.

Nel testo delle dichiarazioni rese, l’uomo ha affermato di aver rischiato tutto per arrivare in Italia per mettersi al sicuro, richiamando la speranza di poter vivere in una società che lo accetti. Ha sostenuto che il paese d’origine lo avrebbe rifiutato e che l’eventuale ritorno lo terrorizza, esprimendo la paura di perdere la vita. Ha aggiunto di avere avvocati validi, ma ha indicato che nel sistema del suo Paese ci sarebbero troppe criticità.

decesso della moglie e ricostruzione delle cause della morte

Nel contesto delle indagini condotte dalla polizia negli Stati Uniti, Gilley avrebbe raccontato agli investigatori che la moglie, Christa Bauer di 38 anni, sarebbe morta per overdose e suicidio. L’impostazione non sarebbe stata confermata dall’esito medico-legale: l’autopsia avrebbe invece stabilito che la morte sarebbe stata causata da una compressione del collo.

personaggi e figure citate nella vicenda

  • Lee Mongerson Gilley
  • Christa Bauer
  • Dick De Guerin
  • Monica Grosso
  • Anna Muscat
Accusato di duplice omicidio negli Usa e fuggito in Italia, udienza a Torino per la convalida del fermo: “Non ho ucciso mia moglie, ho sbagliato a scappare”
Categorie: Cronaca

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