Terremoto alla biennale arte 2026 perché la giuria internazionale si è dimessa

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Terremoto alla biennale arte 2026 perché la giuria internazionale si è dimessa

La Biennale Arte 2026, a pochi giorni dal vernissage, è stata travolta da un vero terremoto istituzionale. Le dimissioni della giuria internazionale in blocco, la cancellazione della cerimonia inaugurale prevista per il 9 maggio e il rinvio dei premi fino al 22 novembre hanno cambiato in modo netto il calendario di una delle manifestazioni culturali più rilevanti d’Italia. Sullo sfondo, le tensioni geopolitiche tra Stati e gli intrecci con il diritto internazionale hanno alimentato una spirale di conseguenze che ha coinvolto decisioni, procedure e finanziamenti.

biennale arte 2026: dimissioni della giuria e slittamento dei premi

Le conseguenze sono diventate immediate e pubbliche. La giuria internazionale si è dimessa in blocco, rendendo impossibile svolgere la cerimonia inaugurale del 9 maggio. In parallelo, i premi sono stati rinviati al 22 novembre, giorno di chiusura della 61esima Esposizione d’Arte. Per la prima volta, i Leoni d’oro e d’argento saranno assegnati dai visitatori, sostituendo il modello tradizionale basato su una valutazione collegiale di esperti.

La Fondazione ha inoltre scelto di qualificare la situazione come eccezionalità della cornice geopolitica internazionale, assumendo una linea di intervento che mira a evitare un vuoto di legittimazione dopo l’uscita della giuria.

esclusione di russia e israele: la scelta delle giurate e le reazioni

Il punto di rottura risale alla decisione del 23 aprile presa dalle cinque giurate: Solange Oliveira Farkas (presidente), Zoe Butt, Elvira Dyangani Ose, Marta Kuzma e Giovanna Zapperi. La scelta riguarda l’esclusione dalla premiazione di Israele e della Federazione russa, motivata dal fatto che entrambi i paesi risultano sotto processo per “crimini contro l’umanità” davanti alla Corte penale internazionale.

diffida e minacce legali: impatto mediatico e rischio patrimoniale

La decisione inizialmente è stata presentata dalla Fondazione come autonoma, ma ha subito generato reazioni politiche e legali. Il nodo centrale è esploso quando l’artista israeliano Belu-Simion Fainaru, incaricato di rappresentare il suo paese nel padiglione nazionale, ha inviato una diffida formale. Nella comunicazione ha parlato di “discriminazione razziale” e “antisemitismo”, annunciando un ricorso fino alla Corte europea dei diritti dell’uomo.

Secondo quanto indicato dall’ufficio legale della Fondazione, l’elemento decisivo riguarda la possibile esposizione diretta delle giurate. Nel caso di contenzioso, potrebbe emergere la necessità di rispondere personalmente dei danni richiesti. Il rischio non sarebbe quindi limitato alla sfera culturale o politica, ma si trasformerebbe in una questione patrimoniale, con la prospettiva di risarcimenti provenienti da richieste dell’artista israeliano o della stessa Fondazione.

ispezione a ca’ giustinian e ruolo del ministero della cultura

Nel contesto delineato dalle informazioni emerse durante l’ispezione a Ca’ Giustinian del 29 e 30 aprile, ordinata dal ministero della Cultura, le giurate sono state informate sia dell’impatto mediatico negativo della loro decisione sia della loro esposizione legale. È in questo scenario che la scelta di dimettersi ha trovato la sua maturazione.

Parallelamente, il governo aveva seguito il caso per settimane. Il ministero della Cultura, guidato da Alessandro Giuli, ha inviato ispettori a Venezia con l’obiettivo di chiarire i rapporti tra la Biennale e alcuni paesi, in particolare la Russia.

verifica su procedure e sanzioni: chiarimenti anche da bruxelles

L’ispezione, oltre a essere collegata alle richieste di chiarimento provenienti da Bruxelles sul rispetto delle sanzioni imposte alla Federazione russa dopo l’aggressione all’Ucraina, ha preso in esame documenti, procedure e scelte organizzative. Pur dichiarandosi estraneo alle dimissioni, il ministero ha dovuto fare i conti con un tempismo che si è sovrapposto strettamente agli eventi: l’addio della giuria è arrivato mentre gli ispettori lasciavano Ca’ Giustinian nel pomeriggio di giovedì 30 aprile.

riesame della fondazione: riammissione di russia e israele

Nel quadro della crisi non è rimasto isolato il caso russo. Anche Israele e Iran sono stati menzionati come soggetti sotto osservazione, in un clima segnato da pressioni internazionali. Sul versante economico, l’Unione europea ha indicato la minaccia di sospensione di 2,3 milioni di euro dal programma “Creative Europe” per progetti legati al cinema.

Di fronte al rischio di una crisi legale e finanziaria, la Fondazione guidata da Pietrangelo Buttafuoco ha adottato una decisione drastica: cancellare la scelta iniziale della giuria e riammettere Russia e Israele alla competizione. La reazione diplomatica non si è fatta attendere: da Gerusalemme il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar ha manifestato soddisfazione e ha criticato l’idea che la cultura debba subire boicottaggi e antisemitismo.

biennale arte 2026 e vulnerabilità curatoriale: assenza di koyo kouoh

A rendere ulteriormente instabile il terreno organizzativo pesa un fattore spesso considerato con minor attenzione: la mancanza della curatrice Koyo Kouoh, scomparsa un anno fa. La mostra intitolata “In Minor Key” nasceva da un’idea volta a sottrarsi allo “spettacolo dell’orrore”, per garantire dignità e ascolto. La direzione curatoriale che avrebbe dovuto sostenere la realizzazione si è trovata a mancare, mentre le tensioni accumulate per mesi hanno riguardato in particolare la riapertura del padiglione russo.

Con questi elementi, la Biennale arriva all’inaugurazione in un quadro definito come condizione di estrema vulnerabilità, senza una guida curatoriale pienamente operativa e con l’escalation legata a scelte, osservazioni e vincoli esterni.

leoni dei visitatori: premi decisi dal pubblico e cambio di modello

Le dimissioni della giuria hanno prodotto una rottura anche sul piano operativo. La cerimonia di inaugurazione del 9 maggio è stata cancellata e con essa è saltata la tradizionale assegnazione dei Leoni. Poiché non sono stati individuati i tempi tecnici per nominare una nuova giuria, la Fondazione ha rinviato la consegna dei riconoscimenti al 22 novembre.

Nel mezzo, è stata introdotta una soluzione senza precedenti: la scelta dei vincitori passa ai visitatori. Nasce così l’esperimento dei “Leoni dei visitatori”, che ribalta il modello consolidato basato sulla giuria di esperti. Buttafuoco ha definito la misura emergenziale, paragonandola agli interventi adottati durante la pandemia da covid. L’obiettivo dichiarato resta mantenere la manifestazione in attività e prevenire un vuoto totale di legittimazione dopo le dimissioni della giuria.

fattori della crisi biennale arte 2026: dal diritto internazionale alle pressioni politiche

La crisi della Biennale Arte 2026 non viene ricondotta a un singolo passaggio, ma a un insieme di elementi che si sono rafforzati a vicenda. Tra i fattori evidenziati figurano tensioni geopolitiche globali, fragilità istituzionali, rischi legali e pressioni politiche, oltre all’assenza di una direzione curatoriale pienamente presente.

La decisione iniziale di escludere Russia e Israele viene indicata come detonatore, mentre l’esplosione definitiva sarebbe maturata quando quella scelta ha incontrato il terreno minato di diritto internazionale, finanziamenti europei ed equilibri diplomatici.

giurate, rappresentanti e protagonisti istituzionali citati

  • Solange Oliveira Farkas (presidente)
  • Zoe Butt
  • Elvira Dyangani Ose
  • Marta Kuzma
  • Giovanna Zapperi
  • Belu-Simion Fainaru
  • Alessandro Giuli
  • Pietrangelo Buttafuoco
  • Gideon Sa’ar
  • Koyo Kouoh

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