Strati di arte contemporanea: carmen andriani torna al centro in open house roma alla galleria embrice
Nel lavoro di Carmen Andriani il disegno non si limita a descrivere un’architettura: la precede, la orienta e in alcuni passaggi la sostituisce, assumendo piena dignità di opera. La mostra Strati. Architettures di Carmen Andriani, ospitata dalla Galleria Embrice nell’ambito di Open House Roma, mette al centro questa centralità del segno, costruendo un percorso coerente in cui pensiero e materia, progetto e rappresentazione restano costantemente connessi. In un contesto spesso dominato dalla rendita immobiliare e da un’idea semplificata di “rigenerazione”, il disegno riacquista un valore di libertà, perché non immediatamente convertibile in utilità economica.
disegno di Carmen Andriani: segno come architettura
La proposta di Andriani si fonda su un’idea precisa: il segno grafico non costituisce soltanto una forma di rappresentazione. Nei suoi lavori il segno diventa architettura, città e paesaggio nel momento stesso in cui prende consistenza sulla carta o in forma di elaborazione progettuale. L’operazione non è il trasferimento di un progetto già definito verso un’immagine, ma la prima forma di esistenza dello spazio.
Questa continuità tra segno e spazio attraversa l’intero lavoro dell’architetta, sostenuta da un percorso formativo e da un’attività accademica che hanno mantenuto costanti le relazioni tra studio teorico, disegno e costruzione. Andriani è architetta e docente, formatasi alla scuola di Ludovico Quaroni, con una tradizione capace di tenere insieme riflessione e pratica del disegno della città. Ha insegnato a Pescara e alla Scuola Politecnica di Genova, muovendosi con naturalezza tra scala urbana, elaborazioni grafiche e passaggi verso la costruzione.
strati. architetture: continuità tra progetti, plastici e disegni
La mostra restituisce questa continuità attraverso una sequenza di materiali eterogenei: progetti, plastici e disegni che attraversano l’intera pratica. Il percorso mette in evidenza come pensiero e progettazione non si separino mai, trasformando gli strumenti della rappresentazione in una dimensione operativa autonoma.
il segno come itinerario tra materiale e immateriale
Il fondamento del metodo è richiamato anche da una citazione di Carlo Severati, allievo di Bruno Zevi e fondatore della Embrice. Secondo Severati, nell’opera di Andriani “in principio è il segno: costruttivo-non costruttivo”, con un continuo itinerario tra il piano del materiale e quello dell’immateriale. Nei disegni, tale itinerario trova compimento: il segno diventa prima architettura e poi spazio, senza ridursi alla funzione di supporto a un’esecuzione esterna.
ambiti di ricerca: waterfront, archeologia e progetto non costruito
La continuità tra elaborazione grafica e dimensione spaziale si riflette anche nei temi affrontati da Andriani. Nel lavoro lungo le coste ligure e adriatica emerge l’attenzione alla rigenerazione di waterfront portuali dismessi. Nel Mediterraneo il focus si estende al rapporto tra progetto e siti archeologici, in un dialogo che mette in relazione memoria, forma e condizioni del luogo.
La ricerca dialoga con una linea della cultura architettonica italiana del secondo Novecento che ha attribuito al progetto non costruito una dignità teorica autonoma. Andriani non si limita a quel quadro: lo amplia verso un orizzonte più aperto, mantenendo saldo il ruolo del segno come generatore di spazi possibili.
pensiero architettonico e distanza dalla costruzione
In mostra non compaiono elementi di nostalgia per il disegno a mano né derive estetizzanti. Progetti, plastici e disegni sostengono un’idea radicale: il pensiero architettonico necessita di elaborazione per non ridursi a mera esecuzione. In questa prospettiva compare un’“utopia necessaria”, definita da Severati, capace di anticipare ciò che ancora non esiste senza separarsi dal segno che lo genera.
La distanza dalla costruzione non è letta come fuga, ma come metodo: il modo in cui l’architettura pensa prima di edificare e, quando serve, chiarisce la propria direzione attraverso il tempo della rappresentazione e delle stratificazioni.
carriera e incarichi: istituzioni, interventi e “ricordo al futuro”
La carriera di Andriani intreccia incarichi istituzionali e interventi operativi. Tra gli elementi indicati emergono ruoli come advisor per il MAXXI dal 2014 e per il Premio Italiano di Architettura dal 2019. Allo stesso tempo l’attività sul campo include esperienze che vanno dai borghi terremotati dell’entroterra abruzzese ai waterfront liguri, fino al restauro del Ponte Musmeci a Potenza.
Già tra i cinque invitati alla curatela del Padiglione Italiano alla Biennale di Architettura 2008, Andriani ha firmato per il Ministero dei Beni Culturali il progetto intitolato “Ricordo al Futuro”, anticipando temi poi diventati centrali nel dibattito.
open house roma e “progettare roma al femminile”: stratificazioni senza risposte immediate
La presenza di Strati. Architettures di Carmen Andriani nel programma di Open House Roma è collegata a una sezione dedicata a Progettare Roma al femminile. L’occasione valorizza percorsi contraddistinti dalla qualità del lavoro, in cui i materiali esposti—disegni, plastici e progetti—richiedono attenzione e tempo. L’esperienza è descritta come un ingresso in una stratificazione che non fornisce risposte immediate, lasciando emergere progressivamente i nessi tra pensiero e spazio.
strati come proposta: la “segreta stanza” del segno
La mostra viene presentata come bilancio e proposta insieme: un invito ad entrare nella “segreta stanza” in cui, secondo Severati, opera e persona si confondono. In tale visione il segno, prima di diventare edificio o città, è già ciò che l’architettura può essere: un’origine, un processo, un modo di pensare.
personaggi citati
- Carmen Andriani
- Carlo Severati
- Bruno Zevi
- Ludovico Quaroni
