Sostenibilità: report italia leader in europa per la circolarità
L’Italia si distingue in Europa per economia circolare e recupero dei materiali, ma emergono con forza due criticità: una dipendenza elevata dalle importazioni di materie prime e un quadro di costi e investimenti che tende a complicare la traiettoria futura. Nel 2025 la spesa per l’approvvigionamento dall’estero ha sfiorato i 600 miliardi di euro, mentre la circolarità avanza, con indicatori che confermano un primato nazionale. Il contesto economico e geopolitico rende la circolarità un asse sempre più rilevante anche per la sicurezza degli approvvigionamenti e per la politica industriale.
Italia economia circolare e dipendenza dalle importazioni di materie prime
Il Paese risulta leader in Europa per la circolarità, ma rimane il più esposto tra le grandi economie dell’Unione per quanto riguarda le materie prime trasformate provenienti dall’estero. Il dato principale evidenzia che il 46,6% delle materie prime trasformate in Italia arriva da importazioni, contro una media Ue pari al 22,4%. Nel confronto con altri Paesi risultano: Spagna 39,8%, Germania 39,5%, Francia 30,8%.
La dinamica dei costi rende la dipendenza sempre meno sostenibile. Nel 2025 la spesa per le importazioni di materiali ha raggiunto quasi 600 miliardi di euro, segnando un incremento del 23,3% rispetto al 2021, nonostante una contrazione dei volumi complessivi. In parallelo, il costo dei metalli, citati come nichel, rame, acciaio, è cresciuto del 18% e rappresenta il 40% del valore totale delle importazioni nazionali.
economia circolare come risposta a vulnerabilità e volatilità dei prezzi
La vulnerabilità legata ai combustibili fossili è al centro del dibattito, ma il quadro presentato mette in evidenza anche un rischio analogo e altrettanto rilevante riferito a numerose materie prime, determinanti per la sicurezza degli approvvigionamenti e caratterizzate da volatilità. La maggiore circolarità viene descritta come una leva per migliorare l’uso dei materiali, ridurre il consumo di materie prime attraverso riciclo dei rifiuti e ampliare pratiche come riparazione, riutilizzo e uso condiviso, affiancate da modelli di consumo più sobri.
La circolarità viene collegata in modo diretto a un cambiamento che non riguarda solo il clima o la disponibilità di risorse, ma anche il contesto geopolitico. In questa prospettiva, diventa parte di una politica industriale capace di rispondere alle sfide contemporanee.
ritardo europeo: rifiuti elevati, materie prime ancora importate e target a rischio
Dal fronte europeo emerge un ritardo significativo: anche con l’aumento del riciclo e la riduzione dello smaltimento, la generazione complessiva di rifiuti continua a rimanere alta. Parallelamente, i consumi di materie prime restano consistenti e risultano in larga parte coperti da importazioni.
La pressione sui materiali è rafforzata dall’andamento dei volumi complessivi: nei ultimi 50 anni i materiali utilizzati a livello globale sono più che triplicati e continuano a crescere a un ritmo del 2,3% annuo. Con questa traiettoria, l’Unione non raggiungerebbe l’obiettivo del 24% di tasso di circolarità entro il 2030.
dieci azioni del cen per accelerare la transizione circolare
In vista del futuro Circular Economy Act, il Circular Economy Network propone dieci azioni orientate ad accelerare la transizione verso un modello circolare in grado di ridurre sprechi, dipendenza da materie prime vergini e impatto ambientale. Le proposte includono:
- creare un mercato unico delle materie prime seconde;
- rafforzare il recupero di rifiuti elettronici e materie critiche;
- progettare prodotti più durevoli, riparabili e riciclabili;
- estendere la responsabilità dei produttori a tutte le filiere;
- introdurre incentivi fiscali per riparazione, riuso e ricondizionamento;
- usare gli appalti pubblici per sostenere i mercati circolari;
- favorire alleanze industriali tra produzione e riciclo;
- rafforzare il ruolo di città e regioni nella transizione;
- mobilitare investimenti pubblici e privati per l’economia circolare;
- promuovere standard comuni e cooperazione internazionale per filiere circolari competitive e sostenibili.
materie prime critiche: circolarità collegata alla sicurezza degli approvvigionamenti
Una sezione dedicata del rapporto 2026, elaborata da Enea, mette in relazione diretta la circolarità con la sicurezza delle materie prime critiche. Tra gli esempi citati emerge il caso del fosforo: componente essenziale di fertilizzanti e mangimi, con dipendenza europea dalle importazioni dell’82%. Il rapporto indica nei fanghi di depurazione una fonte sottoutilizzata per il recupero di questo elemento strategico.
Per il magnesio, il rapporto evidenzia che la Cina controlla l’88% della produzione mondiale e che la dipendenza Ue per il magnesio primario risulta totale. L’analisi analizza anche il potenziale della desalinizzazione circolare: la salamoia prodotta dagli impianti, tradizionalmente considerata uno scarto problematico, contiene elementi come magnesio, potassio, calcio e bromo, con un valore di mercato teorico superiore a 200 euro per metro cubo.
dati della circolarità in italia: tassi, riciclo, produttività delle risorse
In Italia il tasso di utilizzo circolare di materia (cmu) ha raggiunto il 21,6% nel 2024, il valore più alto in Europa, rispetto a una media Ue del 12,2%. Il risultato significa che oltre un quinto dei materiali consumati in Italia non viene estratto né importato, ma viene recuperato, con un risparmio considerato significativo in termini di costi, emissioni e dipendenza geopolitica.
Il tasso di riciclaggio sul totale dei rifiuti gestiti (urbani e speciali) mostra un dato rilevante: su 160 Mt l’Italia ricicla l’85,6% pari a 137 Mt. La media Ue è indicata al 41,2%, con distacco rispetto ad altri Paesi come Spagna 54,7%, Francia 52,3% e Germania 44,4%. Nel periodo considerato, la produttività delle risorse cresce del 32% dal 2019: nel 2024 vengono indicati 4,7 euro di Pil per ogni chilogrammo di risorse consumate, valore massimo tra le grandi economie europee e superiore alla media Ue, pari a 3 euro/kg.
Nel riciclo degli imballaggi, l’Italia guida la graduatoria europea con il 76,7% nel 2024 secondo un dato Conai, contro una media Ue del 67,5%.
investimenti, pnrr e transizione 5.0: segnali di contrazione e coerenza da rafforzare
Il rapporto segnala una contraddizione preoccupante: mentre il contesto geopolitico rende urgente accelerare la circolarità, gli investimenti privati in attività tipiche dell’economia circolare risultano in calo. In Italia, questi investimenti scendono da 13,1 miliardi di euro nel 2019 a 10,2 miliardi nel 2023, passando dallo 0,7% allo 0,5% del Pil. La tendenza è descritta come negativa anche in gran parte dell’Europa.
Sul fronte Pnrr, il rapporto indica oltre 1.100 progetti finanziati per impianti di gestione dei rifiuti e filiere del riciclo. Nonostante ciò, la spesa viene definita bassa, con circa il 17% a ottobre 2025 e scadenze al 2026 considerate sempre più a rischio. Per il piano industriale, il programma Transizione 5.0 viene descritto come caratterizzato da forti limiti di coerenza e efficacia, con la necessità di integrare stabilmente la circolarità nelle strategie industriali nazionali.
occupazione e modello di crescita: 508mila addetti ma flessione rispetto al 2019
Le attività connesse all’economia circolare contano 508mila addetti, pari al 2% del totale e in linea con la media Ue. Il quadro occupazionale presenta però una flessione del 7% rispetto al 2019. L’analisi collega questa dinamica all’assenza, secondo quanto riportato, di un modello di crescita economica robusto, nonostante prestazioni ambientali considerate eccellenti.
voci istituzionali sul ruolo della circolarità
Il rapporto afferma che la circolarità può diventare una condizione sempre più necessaria, anche nel contesto geopolitico, grazie a un uso più efficiente dei materiali e a una riduzione della dipendenza da risorse esterne. Nel dibattito vengono richiamate sia la vulnerabilità legata alle importazioni sia la necessità di rafforzare strumenti normativi e finanziari per ottenere un effetto sistemico.
Edo Ronchi e Claudia Brunori sono citati con indicazioni sul passaggio verso un cambio di paradigma orientato a sfruttare le risorse disponibili e a consolidare la circolarità lungo la catena di valore.
- Edo Ronchi
- Claudia Brunori